Imparar cantando

Convegno internazionale “Cantando s’impara”, Bologna, 26-28 marzo 2008

Le Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione (DM 31/7/2007), articolate in 4 grandi aree di competenze (linguistica-artistico-espressiva, storico-geografica, matematico-scientifico-tecnologica), riabilitano e puntualizzano il ruolo che la musica, avrà nella scuola del futuro. Occasione per fare il punto della situazione si è data durante il convegno bolognese “Cantando s’impara” (dal 26 al 28 marzo scorso), organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione, dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica insieme all’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna.

Luigi Berlinguer, presidente del Comitato, è consapevole che il cammino è irto di ostacoli: sarà un processo graduale, concreto e irreversibile, perché qualcosa si sta finalmente muovendo.
«Dopo l’istituzione delle S.M.I.M. (scuole medie ad indirizzo musicale) nel 1999, si punta ora all’introduzione della musica – per tutti – attraverso l’istituzione di un coro in ogni scuola, che valga come incoraggiamento alla pratica strumentale, perché senza pratica non c’è musica», dice Berlinguer.

Anche i programmi delle elementari (DPR 12/02/1985), promettevano la musica nella scuola, ma sono restati lettera morta. Cosa c’è di diverso oggi? «I singoli progetti delle scuole di tutto il Paese devono diventare sistema, un’iniziativa come quella di “Opera domani” (il progetto educativo dell’As.Li.Co), deve far scuola. Dobbiamo imparare dalla metodologia didattica internazionale: per questo è stato invitato a Bologna Vincent Maestracci, responsabile nazionale dell’educazione musicale presso il Ministero francese dell’Educazione, e Martin Landzettel (del Lichtenberger Institut, Istituto di fisiologia vocale applicata), che ha sottolineato l’importanza della conoscenza neurofisiologica applicata all’esperienza musicale. Abbiamo realizzato una rete di referenti che coordinano a livello regionale le attività musicali, a cui i singoli insegnanti fanno riferimento, ed esiste poi un doppio fronte di controllo: l’I.N.V.A.L.S.I. a livello nazionale, e il Forum per l’Educazione Musicale voluto dalla S.I.E.M. (siem-online.it). Stiamo mettendo a punto una strategia didattica italiana, attraverso un lavoro confluito nel convegno romano “La musica per tutti” dell’aprile scorso».

Tra i contributi presentati al convegno, si segnalano quello di Mauro Ceruti, presidente della Commissione per le Indicazioni nazionali sul curricolo, che ha discusso il caso dell’Emilia Romagna, Regione in cui sono attivati 18 corsi di formazione musicale che coinvolgono 400 docenti della scuola dell’infanzia e primaria; di Rosalba Deriu (Conservatorio di Firenze), che ha messo in guardia sul rischio che il canto corale possa essere percepito come una forma musicale desueta, difficoltà che si supera inventando strategie didattiche che rendano abbordabili anche musiche molto distanti dall’esperienza dei bambini; di Johannella Tafuri (Conservatorio di Bologna), che ha illustrato una ricerca (Nascere musicali, EDT 2007) condotta su bambini da 0 a 3 anni, che mostra come la musicalità sia una capacità, non acquisita una volta per tutte, ma che si sviluppa, come quella di parlare e di camminare. Hanno presentato modi diversi di fare musica: Brunella Clerici, responsabile del coro di voci bianche Clairière del Conservatorio di Lugano, Giovanni Piazza, presidente dell’Orff Schulwerk italiano (O.S.I.), che ha illustrato alcuni repertori vocali per bambini, Andrea Horvarth che ha riferito le linee guida del metodo Kodály. Giorgio Guiot ha esposto le esperienze italiane nell’impostazione della coralità infantile, Bruna Liguori Valenti e Giovanni Guaccero hanno condiviso l’esperienza della sonorizzazione di una fiaba e Carlina Rinaldi quella di Reggio Children, per la scuola dell’infanzia (zerosei.comune.re.it). Bruno Carioti (presidente della conferenza di direttori di Conservatorio) ha spiegato la necessità dell’istituzione del biennio specialistico abilitante di didattica nei Conservatori, Roberto Neulichedl (S.I.E.M.) ha affrontato le problematiche inerenti la necessità concrete della didattica: materiali, finanziamenti, esistenza di spazi adeguati. Lorenzo Bianconi (Università di Bologna) ha posto infine l’accento sul concetto di musica quale fenomeno culturale, evidenziando come lo sviluppo della fruizione consapevole vada di pari passo con l’esperienza pratica.

Un intero pomeriggio è stato dedicato a nove workshop in cui si sono discusse le sperimentazioni in atto. Il prossimo appuntamento con la didattica musicale sarà la Settimana nazionale della musica a scuola (5-10 maggio; la Festa nazionale della musica a scuola si terrà il 7).

Giornale della Musica, n. 248, Maggio 2008, p. 45

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