Regge il futurismo al passare del tempo?

Confesso di aver sempre avuto il desiderio di assistere a una serata futurista e di essere partita ben disposta nei confronti dello spettacolo ravennate “Uccidiamo il chiaro di luna”.

 

Aereodanza, ®Alberto Calcinai

La sfida mi sembrava ardua: reggerà il futurismo al passare del tempo? L’ode alla guerra, in tempi così difficili? L’esaltazione della tecnica, ora che nel progresso ci viviamo? O, ancor meglio, i roboanti proclami – cui siamo abituati – dei manifesti futuristi, manterranno sulla scena le promesse altisonanti declamate sulla carta? A dare un’occhiata furtiva alla locandina (Marinetti, Russolo, Balla, Depero, Severini, Tullio Crali) s’intuiva che, comunque fosse andata, erano stati “arruolati” tutti quelli che contavano, prendendo a prestito il meglio del movimento dai suoi esponenti, più o meno celebri e bravi, più o meno di primo piano.

 

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Viaggio del mondo in 400 librerie

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Librerie. Una storia di commercio e passioni

Milano, Garzanti 2015, pp. 327

«La libreria è leggera, la biblioteca pesante. […]

La libreria è crisi perpetua subordinata al conflitto tra novità e ambiente».

Com’è cambiato questo luogo atto ad accogliere libri nel corso del tempo? Come si modificherà in futuro? Come può trasformarsi senza perdere la sua riconoscibilità e centralità che rivestiva nel nostro recente passato? Come siamo cambiati noi? Perché abbiamo strutturato la nostra identità a partire dalla relazione con queste cose di carta e le persone che stanno loro attorno?

Cosa cerchiamo in un libro? C’è differenza tra ordinare una pizza e un libro?

Scritto per Doppio Zero

Karl Marx Buchhandlung