Oggetti e rappresentazioni musicali nei musei pubblici e privati (CFP, Lisbona, Alpiarça), ottobre 2020

Objects and Images of Music in Public and Private Art Museums (CFP originale, in inglese)

ICTM Study Group on Iconography of the Performing Arts & 

Centre for the Study of the Sociology and Aesthetics of Music (CESEM) – NOVA Università di Lisbona

In collaborazione con Casa dos Patudos – Museu de Alpiarça

Lisbon – Alpiarça (Portugal) | 15-17 ottobre 2020

Esistono musei privati e pubblici. I musei privati, spesso, sono collezioni artistiche di un singolo individuo che sceglie i criteri espositivi e come gestire il suo museo. I musei privati sono oggi in decisa crescita e stanno cambiando radicalmente il paesaggio culturale. Opere in precedenza inaccessibili diventano visibili al pubblico. In assenza di adeguati finanziamenti, la generosità individuale può in effetti colmare una mancanza nella vita culturale di una nazione. Di conseguenza i gusti personali dei collezionisti influenzano sempre più il tipo di arte che viene commissionata, esposta, descritta, studiata. Liberi dalle necessità di rappresentare una comunità ampia, i collezionisti privati sono in grado di perseguire i propri interessi, esponendo lavori che li rappresentino.

Un museo pubblico segue invece standard legali ed etici, oltre a dover onorare la sua missione. Molti musei pubblici sono membri di organizzazioni museali professionali e sono anche tenuti a seguire i loro standard. La storia ha dimostrato che il mondo dell’arte trae beneficio da una variegata serie di voci e prospettive.

Oggi vanno emergendo alcuni modelli di partenariato tra pubblico e privato che promuovono la condivisione della conoscenza, e consentono ai musei, sia quelli di recente fondazione sia già affermati, di imparare gli uni dagli altri e dalle esperienze passate.

Ci si può quindi chiedere: in che modo la musica rientra nel gusto e nelle scelte museali di collezioni pubbliche e private? Quali opere d’arte legate alla musica esistono nei musei pubblici e privati di tutto il mondo? Come vengono studiati e catalogati questi oggetti? Come vengono organizzati per l’esposizione pubblica? Il pubblico dovrebbe essere reso consapevole dei cambiamenti nella gestione del patrimonio musicale di tutti. Solo attraverso lo scambio e la collaborazione tra artisti, istituzioni e il loro pubblico che possiamo tutelare l’ecosistema artistico per il XXI secolo e per il nostro futuro.

Il 2020 è un anno importante per Beethoven. Il suo 250esimo compleanno sarà celebrato dal 16 dicembre 2019 fino al 17 dicembre 2020, non solo a Bonn, ma in tutto il mondo. Questo simposio prende attivamente parte alle celebrazioni rendendo omaggio al compositore organizzando una sessione apposita, su temi beethoveniani, curata da Benedetta Saglietti.

Il Call for paper riguarda i seguenti temi:

  • Iconografia musicale (dipinti, ceramiche, sculture, arazzi, poster, disegni e incisioni, fotografia, media digitali, etc.) in collezioni d’arte
  • Strumenti musicali in collezioni private e pubbliche
  • Fonti sonore / Archivi sonori
  • Immagini musicali in cataloghi d’arte o pubblicità (posters, video, spot televisivi, etc.)
  • Oggetti e immagini relativi alla musica in collezioni private e pubbliche
  • L’orientalismo e la musica nelle collezioni artistiche
  • Museologia e musica
  • Curatele di mostre d’arte inerenti la musica: passate, presenti e prospettive d’innovazione futura (tavola rotonda)
  • Beethoven (iconografia, organologia, museologia, 250esimo anniversario della nascita, e sessioni libere)
  • Temi liberi sull’iconografia musicale

CALL FOR PAPERS – Si accettano proposte a partire dal 3 novembre 2019.

Il CFP si chiude il 28 febbraio 2020. Il comitato notificherà l’accettazione del paper entro l’aprile 2020.

Calendario: Il simposio si terrà dal 15 al 17 ottobre 2020.

Linee guida:

si accettano

  • relazioni di 20 minuti (10 minuti per la discussione)
  • poster
  • presentazioni brevi di 10 minuti

Lingua ufficiale del simposio: Inglese

Inviare le proposte all’indirizzo: 

ictmsymposiumportugal@gmail.com  includendo:

  • titolo
  • scelta della proposta (20′, 10′, poster)
  • nome del proponente e affiliazione
  • email
  • richieste tecniche
  • breve biografia (15 righe)
  • abstract

Comitato:

  • Zdravko BLAŽEKOVIC, City University of New York, The Graduate Center
  • Cristina SANTARELLI, Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, Torino
  • Luzia Aurora ROCHA, Universidade NOVA de Lisboa
  • Luísa CYMBRON , Universidade NOVA de Lisboa
  • Antonio BALDASSARRE, Hochschule Luzern: Musik
  • Cristina BORDAS IBAÑEZ, Universidad Complutense, Madrid

Comitato organizzatoreLuís Correia de Sousa (coord.), Nuno Prates, Maria Fernandes, Rui Araújo, Beatriz Carvalho, Edward d’Abreu, Luísa Gomes

Risorse digitali per i nuovi umanisti 2.

Quali strumenti possono utilizzare gli umanisti di oggi sul web, attingendo a risorse francesi e tedesche?

Il mio secondo guest post per Ebook reader Italia

Bayerische Staatsbibliothek, München, Treppenhaus nach der Renovierung Foto: Hans-Rudolf Schulz

Bayerische Staatsbibliothek, München
Foto: Hans-Rudolf Schulz

 

 

Il debutto del giovane Alfredo Casella al Circolo degli artisti di Torino

Salotto musicale a cura dell’Orchestra Polledro di Torino

Torino, Circolo dei lettori, venerdì 8 aprile, ore 18, sala grande

Il debutto di Alfredo Casella

Il primo concerto al pianoforte del giovane Alfredo Casella avvenne proprio in quest’aulica sala torinese (all’epoca appartenente al Circolo degli Artisti) il 15 aprile 1894.
A 122 anni di distanza quelle stesse note risuoneranno nella stessa sala grande sullo splendido strumento d’epoca.

Presentazione di Federico Bisio e Benedetta Saglietti.
Al pianoforte Chiara Biagioli.
In programma: Bach, Haendel, Martucci, Sgambati, Weber.

Ingresso gratuito.

Evento off Festival Alfredo Casella (11-24 aprile 2016)

salotto_8aprile_2016_casella_programmasalotto_8aprile_2016_alfredo_casella

 

Risorse digitali per i nuovi umanisti

La ricerca umanistica non può più prescindere dagli strumenti digitali: lo sappiamo ormai da tempo.

Oltre alla vitale intersezione tra archivio analogico e quello digitale, un mondo di possibilità è pure dischiuso, non solo dalla digitalizzazione di ciò che esisteva in cartaceo, ma anche dall’esistenza di un pubblico, più ampio di quello universitario, cui diffondere le nostre ricerche.

Il plus della rete, intesa quale reticolato di persone, rende praticabili imprese che fino a qualche anno fa sarebbero state ardue, se non impensabili.

Il mio guestpost per ebook reader Italia

Aldine 197 frontespizio

Aldine 197 frontespizio

Citofonare Beethoven al Piccolo Regio di Torino

L’idea di Susanna Franchi alla base di “Citofonare Beethoven” è nata alla Pasqualati-Haus, una delle tante case del compositore, sulla Moelker Bastei 8 a Vienna. Il testo di Alessandra Premoli fa narrare la vita di Beethoven al burbero, ma scaltro custode del museo (Bob Marchese) che interpella direttamente dal palcoscenico la folla di bambini assiepata in sala. “Cosa ci fate qui? – invita ad andarcene – Devo chiudere!”. E’ lo spirito di Beethoven, che si materializza in una penna d’oca scrivente e in altri oggetti animati, a intimare al custode di farci rimanere e a indurlo a raccontare. Oltre allo spirito di Ludwig, che più o meno come in vita ne fa di tutti i colori, il narratore è affiancato da un aiutante-accordatore, oltre che valido pianista (Federico Tibone).

La via scelta è facile, diretta: alla biografia sono accostate le composizioni più famose, ascoltate brevemente: sonate per pianoforte (dal vivo), sinfonie, Fidelio. La lettura della biografia snocciola fatti essenziali e dettagli importanti, in poco più di un’ora, senza pedanteria. “Siete immersi nella musica di Beethoven e neanche lo sapete!”, giura il custode. Da un lato lo spettacolo fa leva sulle esperienze del pubblico (il “Chiaro di luna” è anche la colonna sonora del videogioco “Resident Evil”, mentre l’aiutante si lancia in un’esilarante esibizione sulle note della Quinta Sinfonia in versione pop, rock, country, classica), dall’altro riesce a spiegare, ad esempio, la differenza fra Hammerklavier e clavicembalo.

L’impressione è che il custode conosca Beethoven come le sue tasche, e persino i suoi vizi a menadito: mangia per due, ama il vino rosso, disdegna la birra. E’ scontroso, ma anche lieve, il compositore dalla pessima calligrafia: mette in calce alle sue lettere dei canoni epistolari, che il pianista accenna allo strumento, dei giochi di parole e musicali, degli sfottò agli amici: “Schuppanzigh ist ein Lump” (“Schuppanzigh è un mascalzone”). I rapporti con le donne, con il nipote, con la nobiltà: niente è lasciato al caso o banalizzato. Sensibile e azzeccata l’idea di rendere acusticamente la sordità col suono degli acufeni, che tormentarono Beethoven tutta la vita, dal quale sboccia nello spettacolo l’“Inno alla gioia”. In rappresentazioni destinate a scuole e alle famiglie, il pubblico di qualsiasi età è sempre entusiasta quando gli si presenta uno spettacolo intelligente. Un solo rammarico: che il protagonista non sia riuscito a ottenere dallo spirito di Beethoven il nome dell’“amata immortale”.

Sipario, recensioni online

Abbado e Benigni + 5 cori (623 bimbi e 150 adulti) + 3 orchestre (157 musicisti) + 2 solisti = la formula del successo

benigniabbadoSabato 25 ottobre 2008 si sono dati appuntamento a Bologna i protagonisti del memorabile concerto ideato da Claudio Abbado in risposta all’appello del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica, Ministero della Pubblica Istruzione, che si occupa di diffondere e salvaguardare la cultura musicale nella scuola dell’obbligo.
Abbado, alla testa dell’Orchestra Mozart, ha invitato Roberto Benigni per l’esecuzione di Pierino e il Lupo, la favola sinfonica composta da Sergej Prokof’ev nel 1936.
I personaggi di Pierino e il Lupo sono stati brillantemente interpretati dai solisti dell’orchestra: il purissimo flauto di Jacques Zoon impersona l’uccellino, il clarinetto sornione di Alessandro Carbonare si è calato nelle vesti del gatto, l’oboe di Victor Aviat nell’anatra, e il fagotto di Guilhaume Santana s’è trasformato per l’occasione nel nonno rompiscatole della fiaba («sentite − esordisce il narratore − sembra proprio il mi’ nonno!»). Esilaranti sul palcoscenico i marameo del discolo fiorentino che, accolto in scena dalla Marcia op. 99 di Prokof’ev, ha accennato un balletto con una violinista, s’è infilato tra i musicisti e ha finto di prendere in braccio il direttore che è stato al gioco («qui ci sta uno che non suona, con un pezzo di legno in mano…»). Benigni, avendo avuto carta bianca da Abbado, ha dato vita a un’edizione originale e convincente del testo parlato. L’intero Paladozza, pieno di spettatori fino all’ultimo seggiolino disponibile, esultava festante; palpabile l’entusiasmo: grandi e piccini applaudivano insieme, orchestra e coristi battevano i piedi.
Alla seconda parte del concerto hanno partecipato, oltre alla Mozart, anche l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e l’Orchestra Giovanile Italiana, grazie all’adesione dei fondatori Riccardo Muti e Piero Farulli. Hanno affiancato gli strumentisti il tenore Marius Brenciu e l’organista Iveta Apkalna, il Coro del Teatro Comunale di Bologna, diretto da Paolo Vero, e il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, il cui maestro è Erina Gambarini, più ben tre cori di voci bianche: quello del Comunale, di 70 elementi, guidato da Silvia Rossi, il Coro “Clarière” del Conservatorio della Svizzera Italiana, di 37 elementi, guidato da Brunella Clerici; a questi due va aggiunta la grande formazione corale che si è costituita in seguito al concorso “Un coro in ogni scuola” (realizzato dalla Regione Emilia-Romagna, Ufficio Scolastico Regionale, Ansas Ex Irre ER), conclusosi lo scorso 27 maggio al Teatro Manzoni, decretando la vittoria di dodici cori provenienti da tutta la regione per un totale di 516 bambini. I coristi, vestiti di nero e disposti sopra le tre orchestre si sono uniti per l’interpretazione del grandioso Te Deum di Hector Berlioz, composto per Napoleone III nel 1849, di difficile esecuzione per l’imponente dispiego di forze e per i grandi spazi richiesti: tra adulti e bambini, gli artisti superavano complessivamente le 900 unità. L’idea di Abbado è stata quella di realizzarlo esattamente com’è scritto in partitura: un’occasione di raro ascolto.
La “sala da concerto”-palazzetto, usato di solito per la pallacanestro, si è rivelata una scelta adatta ad accogliere la monumentale opera.
Al Paladozza s’è giocata un’importante partita, la gioiosa difesa della musica nella scuola pubblica, e celebrata una vittoria: la costituzione per un evento speciale del più grande coro scolastico mai esistito.
«Ascoltare la musica è come una medicina», ha detto Benigni. Ha rincarato la dose Luigi Berlinguer: «Un cittadino più musicale avrà meno paura dell’altro, di chi ci regala la cosa più preziosa che possiede la propria differenza».
5000 spettatori, parterre di vip, tra cui l’entusiasta Romano Prodi che ha dichiarato al Corriere della Sera: «È una cosa meravigliosa, ancora non vista in Italia, tanti piccoli cori che si uniscono in un grande coro. Mi sembra un bel segno di civiltà.»

Scuole in musica

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Piazza Vittorio Veneto, Torino: l’esibizione dell’Istituto Comprensivo “Antonio Vassallo”, Boves (CN)

Si è tenuta a Torino la II edizione di “Scuole in Musica” che ha registrato un’entusiasta partecipazione di giovani (1500 studenti, per un totale di 36 scuole) e docenti, un grande afflusso di pubblico e autorità: erano presenti i Direttori Generali di Uffici Scolastici Regionali e i Referenti Regionali per la musica di diverse Regioni italiane; la manifestazione è stata fortemente voluta dall’ente organizzatore: il Ministero della Pubblica Istruzione, Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, con il patrocinio di molti sponsor.

L’On. Luigi Berlinguer, Presidente del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica, non ha voluto mancare all’appuntamento, sottolineando a più riprese il valore formativo del far musica insieme come elemento centrale per la formazione dell’individuo, come fattore di aggregazione e preludio alla convivenza armonica.

34 gruppi musicali si sono esibiti in innumerevoli piazze e vie del centro cittadino in miniconcerti auto-gestiti che spaziavano dal rock alla musica occitana al blues e al jazz, dalla musica rinascimentale a quella popolare. Molteplici le compagini musicali; impossibile nominarle tutte: dal numeroso gruppo vocale e strumentale del Liceo Classico “Cavour” di Torino (75 elementi) che si è esibito in Piazza Palazzo di Città, ai 60 componenti dell’Istituto Comprensivo “Vassallo” di Boves (CN) che hanno cantato e suonato in Piazza Vittorio Veneto proponendo musica popolare, fino ai 100 cantori del coro di voci bianche dell’Istituto Comprensivo “Tommaseo” (direzione didattica “D’Azeglio”) ai quali è stata riservata il prestigioso spazio della Galleria San Federico.

Grazie alla massiccia adesione all’iniziativa, ogni provincia piemontese ha avuto la sua rappresentanza: da Cuneo (Istituto Tecnico Commerciale “Monelli”) a Verbania (Scuola Media “Ranzoni” e l’Istituto Comprensivo “Rebora” di Stresa), da Pray Biellese a Tortona e Arquata Scrivia (AL), passando per San Damiano d’Asti (Scuole Media “Alfieri”) e Vercelli (Istituto Comprensivo “Ferrari”) ma anche Novara (Liceo Classico “Carlo Alberto”), senza dimenticare la folta presenza di scuole della provincia di Torino (Volpiano, Caselle Torinese, Torre Pellicce, Pino Torinese, Oulx, Bussoleno, Chivasso, Pinerolo, Cuorgnè,).

L’evento, che fa parte del Piano per il benessere dello studente promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione si è svolto in sinergia con gli atleti di “Euritmica”, che parteciperanno ai XXIV Campionati d’Europa di Ginnastica Ritmica, a Torino, dal 5 al 7 giugno prossimo, al Palasport Olimpico.

L’appuntamento finale, in Piazza San Carlo, ha visto protagonisti sia i giovani musicisti, sia gli atleti che hanno accompagnato con esibizioni artistiche un maxiconcerto, al quale ha partecipato l’Orchestra della Fondazione CRT.

Archivio del Ministero della Pubblica Istruzione