Schönberg e Stravinsky. Storia di un’impossibile amicizia

Schonberg-e-Stravinsky1Enzo Restagno
Schönberg e Stravinsky.
Storia di un’impossibile amicizia

Milano, il Saggiatore, pp. 456, 25 €

Enzo Restagno ha dedicato il suo ultimo libro a una grande coppia di compositori del Novecento.

Mi ha colpito particolarmente come egli passeggi insieme al lettore conducendolo attraverso una serie di luoghi, indicandogli dove si svolsero i fatti, mostrandogli l’arte dell’epoca e, naturalmente, avvolgendolo di musica. Pare che l’autore abbia conosciuto i due di persona, tale è la vivezza del suo racconto… In una fresca mattina torinese mi ha accolta nella sua casa zeppa di libri e dischi.

Leggi tutta l’intervista sul Giornale della musica.

The enigma

 

Guida per autori alle prese con l’editoria digitale

cover DariaGrazie all’idea dell’autrice (aprire il testo ancora work-in-progress alla collaborazione dei lettori) ho letto questo lavoro in anteprima e ho dato anch’io un piccolo contributo.

La Guida è:

L’abc di Alfred Brendel

Esistono pianisti che non amano il pianoforte?

Un domatore ama forse i suoi leoni?

abbecedarioAlfred Brendel,
Abbecedario di un pianista.
Un libro di lettura per gli amanti del pianoforte
Traduzione di Clelia Parvopassu
Piccola Biblioteca Adelphi

2014, pp. 156, € 12

Quando il bambino era bambino trascorreva intere settimane a esercitarsi nella calligrafia… e poi finì per dimenticarsene! Così l’abbecedario di Alfred Brendel rispolvera la memoria ai colleghi pianisti e li riporta un po’ alle loro prime lezioni di pianoforte (vedi alle voci «staccato», «tocco»). Ma questo è anche e soprattutto un libro di lettura per gli amanti del pianoforte. Come le altre opere di Brendel, ad es. Un dito di troppo, o l’insuperabile (forse intraducibile) Kleine Teufel. Neue Gedichte, 1999, anche l’abc ora pubblicato da Adelphi, che aveva già in catalogo le conversazioni con Martin Meyer, è scritto in quel suo stile inconfondibile, arguto, “mozartiano”, lo stesso che ne contraddistingue le interpretazioni e l’eloquio. Quindi è sempre un piacere leggerlo. E quindi va colta l’occasione di ascoltarlo il prossimo 11 maggio al Salone del libro di Torino.

Gustatene la lettura lentamente, con calma. Troverete un empireo che racchiude i compositori amati dall’autore, una lista di consigli per il ri-ascolto consapevole («Cantabile»: il secondo tempo del Concerto in fa minore di Bach nella registrazione di Edwin Fischer), una mappa della personalità di questo pianista; valgano qui per tutte le due voci «chiuse» e «umorismo».

È un libro nel libro che si potrebbe, in teoria, disfare come un puzzle, inventando altre voci usando lo stesso testo, ad esempio: Oratore: l’interprete è un oratore. Demone delle ottave: malattia che affligge alcuni pianisti che suonano le ottave senza sforzo. Gemelli eterozigoti: lo sono la forma e il carattere di un pezzo. Profani e puristi: a proposito del pedale. Maturazione: a che età matura un pianista? Metamorfosi: il pianoforte è un luogo di metamorfosi. Scultura: il pianista dovrebbe dar l’impressione all’ascoltatore di poter girare intorno a pezzo musicale come intorno a una scultura. E così via.

Se questo abbecedario fosse un brano musicale sarebbe la raccolta dei Moments Musicaux. Considerato l’inizio denso che via via s’alleggerisce si potrebbe suggerire una lettura al contrario dalla Z alla A.

Menzione speciale va ai disegni di Gottfried Wiegand – avvicinabili nella poetica a quelli di Franco Matticchio – che fanno da compendio, un po’ surreale, al testo. Suonare il pianoforte, a volte, è come un matrimonio di lungo corso e queste illustrazioni suggeriscono vie inedite per sgranchire cervello e dita. Anche inchiodando i tasti. Del resto, come già i membri del Fluxus ben sapevano, convivere col pianoforte a volte è arduo…

G. Satragni, La modernità in musica. Dodici variazioni su tema

La modernità in musica, Giangiorgio Satragni, L'epos

La modernità in musica

Giangiorgio Satragni,

La modernità in musica.

Dodici variazioni sul tema.

Palermo, L’Epos 2014, pp. 158, € 18,30

Una (ri)considerazione della modernità in musica attraverso opere-chiave che ne rappresentano gli snodi fondamentali. Ogni lavoro è inserito nel contesto dell’autore e del suo tempo, ma nel cammino scelto è proprio l’opera, sbocciata da una relazione di fermenti, a illuminare ciò che le sta intorno.

Il percorso include anche scelte inconsuete per la storiografia, in quanto specie nel Novecento esistono più forme di modernità che non siano unicamente l’avanguardia pura: non sempre, difatti, la storia procede in linea retta*.

(*dalla quarta di copertina)

Indice

II Preludio e tema

15. I. La sinfonia in e dopo Beethoven. Il caso Mendelssohn

25. II. Wagner, l’opera d’arte dell’avvenire e la nascita della musica moderna

35. III. L’innovazione del poema sinfonico da Liszt a Richard Strauss. L’esempio di Zarathustra

45. IV. La diffusione della modernità in Europa e in Francia. Il PelléasLa mer di Claude Debussy

55. V. L’arrivo a Parigi di Stravinskij e l’avvento di una modernità radicale. Da Petruška al Sacre du printemps

65. VI. Vienna e la crisi del linguaggio. La musica atonale di Schönberg e degli allievi. Il Pierrot lunaire

75. VII. La dodecafonia in Schönberg e negli allievi. Le Variazioni per orchestra op. 31

85. VIII. La liberazione del suono. Edgar Varèse fra Intégrales Ionisation

95. IX. Dalla serialità integrale alla musica elettronica. Il Canto dei fanciulli di Stockhausen

105. X. L’opera da camera come genere moderno: gli esempi di Britten e Henze

115. XI. Gli sviluppi della musica italiana e l’arte di Luciano Berio in Sinfonia

125. XII. L’apporto della tecnologia informatica alla musica. L’IRCAM di Parigi e Répons di Boulez

135. Bibliografia ragionata

149. Discografia critica essenziale

I libri hanno bisogno di noi (?)

Dopo aver dedicato ore, giorni, settimane a leggere, a imparare mnemonicamente, a spiegare a noi stessi, o ad altri, un’ode trascendente di Orazio, un canto dell’Inferno, gli atti tre e quattro del Re Lear, le pagine sulla morte di Bergotte nel romanzo di Proust, ritorniamo al nostro arido universo domestico.

In strada, un grido lontano. Lo udiamo a mala pena. È l’indizio di un disordine, di una realtà contigente, volgarmente transitoria, non commensurabile a quella della nostra coscienza di posseduti. Che cos’è questo grido in strada se paragonato al grido di Lear contro Cordelia, o di un Achab al proprio demone bianco?

In un mondo di una monotonia asettica, precondizionata, ogni giorno muoiono migliaia, centinaia di essere umani sui nostri schermi televisi. […] Lo studioso, il lettore autentico, lo scrittore, è permeato dalla spaventosa intensità della narrativa, è formato per rispondere al più alto grado d’identificazione col testuale, con il fittizio. Questa formazione, questa concetrazione sulle antenne nervose e sugli organi dell’empatia – la cui portata non è mai illimitata – può mutilarlo, tagliarlo fuori da ciò che Freud chiamava il “principio di realtà”.

Da questo punto di vista paradossale il culto e l’esercizio delle discipline umane praticato dal divoratore di libri e dallo studioso possono a tutti gli effetti disumanizzare. Di conseguenza, forse ci riesce più difficile calarci nella vita politica e sociale che ci circonda, impegnarci in prima persona. Esiste un soffio gelido di disumanità nella torre di Montaigne, nella riflessione di Yeats che ci chiede di scegliere tra la perfezione della vita e dell’opera, nell’atteggiamento di un Wagner convinto che fosse inutile rimborsare coloro che l’avevano aiutato quando si trovava in difficoltà, perché delle note a piè di pagina alle sue biografie li avrebbero resi immortali.

Per m che insegno e considero quale ossatura stessa della vita la letteratura, la flosofia, la musica e le arti, come saprò tradurre questa necessità in coscienza morale concreta della necessità umana, dell’ingiustizia che contribuisce in così ampia misura a rendere possibile l’alta cultura? Le torri che ci isolano son ben più coriacee dell’avorio. Non ho alcuna risposta convincente.

Siamo però chiamati a trovarne una se vogliamo ottenere il privilegio di vivere le nostre passioni, se vogliamo stringere fra le mani la meraviglia di un nuovo libro – Cui dono lepidum novum libellum? (“A chi lo dono il grazioso e nuovo libretto”?), chiede Catullo – e se vogliamo prendere parte, per quanto modestamente, all’orgoglio disincantato della sua preghiera: Quod, o patrona virgo / plus uno maneat perenne saeclo (“Oh, vergine patrona, duri perenne più di un secolo!”).

George Steiner, I libri hanno bisogno di noi,

Garzanti, Milano 2013, pp. 80-2.

Selfpublishing e tempo

Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, “economia dell’abbondanza”, continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore: il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perché è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.

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