Silvana Barbarini, un secolo di forme in azione

Valentina Manchia e Benedetta Saglietti

La danza ha sempre estratto dalla vita i suoi ritmi e le sue forme: inizia così il Manifesto della danza futurista con cui Marinetti si riprometteva, quasi dieci anni dopo la pubblicazione del celebre manifesto del 1909 e a cent’anni da oggi, nel luglio del 1917, di espandere lo sguardo futurista anche alla danza, secondo quelle ambizioni da arte totale che avevano preso le mosse da poesia, pittura e scultura e sarebbero arrivate, di lì a pochi anni, fino alla gastronomia.

Scritto a quattro mani per alfabeta2

 

®AlbertoCalcinai

La musica del futuro è qui

In quali modi si faceva musica ieri e l’altro ieri e come ci si immaginava il futuro musicale? Come lo si fa, adesso, questo futuro? Arduo dar conto di tutte le innovazioni nella musica d’oggi, anche se ci sono delle costanti.

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A partire dal disco d’oro “maxi-singolo” a 12 pollici con immagini, saluti, suoni e musiche terrestri, mandato in orbita nel 1977 con la sonda Voyager 1, lo sfruttamento dello spazio cosmico a fini musicali non passa di moda. Un esempio è Le Noir de l’Étoiledi Gérard Grisey (1990), un brano misterioso e bellissimo per sei percussionisti in cui il ritmo di una pulsar, una stella che emette periodicamente brevi impulsi di radioonde, interagisce con strumentisti e nastro magnetico: si ascolterà alla Chigiana, nell’ambito del festival, il 1° agosto, e poi il prossimo 12 novembre al Pirelli Hangarbicocca nell’ambito di Milano Musica, rassegna che è un riferimento sicuro per la musica contemporanea.

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