Terribile ed awful è la potenza del riso

Ridete franco e forte,
sopra qualunque cosa,
anche innocentissima,
con una o due persone, in un caffè,
in una conversazione, in via: tutti quelli
che vi sentiranno o vedranno rider così,
vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno
con rispetto, se parlavano, taceranno,
resteranno come mortificati,
non ardiranno mai rider di voi,
se prima vi guardavano baldanzosi
o superbi, perderanno tutta la loro
baldanza e superbia verso di voi.
In fine il semplice rider alto vi dà
una decisa superiorità sopra tutti
gli astanti o circostanti, senza eccezione.
Terribile ed awful è la potenza del riso:
chi ha il coraggio di ridere,
è padrone degli altri,
come chi ha il coraggio di morire.

Giacomo Leopardi – Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura 

23 settembre 1828

(via Laura Gargano, che ringrazio).

Fail Better: Sharing Challenges and Learning in Classical Music Innovation.

Call for Projects, Workshops and Papers:
Fail Better: Sharing Challenges and Learning in Classical Music Innovation.

Maastricht Centre for the Innovation of Classical Music Dates: 27–28 March 2020

Main venue: Conservatory Maastricht, the Netherlands.

Innovation in classical music is happening everywhere, driven by musicians and orchestras around the globe. Although we tend to share our successes, there are few spaces to reflect on the challenges, obstacles and potential risks that we encounter in innovative practices. Through sharing these we believe that valuable learning opportunities can be created.

Following from the success of the first international symposium of the Maastricht Centre for the Innovation of Classical Music in March 2019, which was attended by 103 delegates, we would again like to invite practitioners; music educators and students; orchestral musicians, directors and administrators; as well as academic and artistic researchers to present innovative projects. Presentation of work in progress, as well as completed projects, is encouraged. In particular we seek to reflect on how obstacles and setbacks can trigger learning processes. The symposium aims to stimulate a supportive and fruitful dialogue in order to better understand what ingredients lead to successful innovation in classical music.

Participants are encouraged to present in a manner that best reflects or expresses their practice, rather than simply describing it. Therefore, nontraditional and interactive learning-appropriate modes of presentation are encouraged, such as lecture-recitals, workshops, performances, project presentations or combinations of these, using, for example, video, audio, posters, or panel discussions.
We invite submissions relating to the following themes, though this is not an exhaustive selection. All presentations should be in English:

– Learning how to collaborate
– Engaging audiences, e.g. children, young people, or older people
– Learning as an institution and institutionalizing innovation
– Making music matter
– Exploring new musical contexts and spaces.

These themes can be explored with reference to any aspect of work in classical music, whether it be audience development, participatory projects, outreach and community work, new educational formats, empowerment of musicians, spatial/venue innovation, digital mediations, institutional learning, or cultural policy. Again, this list is not exhaustive.

Abstracts (max. 250 words) should be submitted to mcicm-fasos@maastrichtuniversity.nl by 8 December 2019. Please include the name of presenter(s)/author(s), a short biography and organizational or institutional affiliation. Also add presentation requirements: spatial setup, stage, technical equipment, etc. The committee will review and select projects based on their relevance, clarity of the project’s main learning opportunity, and originality. Moreover, the committee seeks to construct a program bringing together learning opportunities from all levels of experience and expertise. Students thus are particularly encouraged to attend.

For queries, please contact mcicm-fasos@maastrichtuniversity.nl

Programme Committee:

Prof Peter Peters, Director Maastricht Centre for the Innovation of Classical Music, Maastricht University.
Dr Stefan Rosu, Intendant philharmonie zuidnederland.
Dr Ruth Benschop, Professor at Zuyd University of Applied Sciences, Research Centre Autonomy of the Arts and the Public Sphere.
Dr Joachim Junghanss, Director Conservatorium Maastricht.
Dr Neil T. Smith, Postdoctoral researcher, Maastricht University. Karoly Galindo Molina, MA, Research assistant, Maastricht University.

The Maastricht Centre for the Innovation of Classical Music (MCICM) aims to study the dynamics of changing classical music practices and their societal contexts, and to actively shape classical music futures. The centre is a collaboration between philharmonie zuidnederland, Zuyd University of Applied Sciences, and Maastricht University. We combine academic research on innovation of performance practices with artistic research to renew classical music practices and music education in artistically relevant ways.

ErosAntEros portano a teatro la rivoluzione del ’68

Portano in scena la rivoluzione del ’68 e l’antagonismo dei giorni nostri con uno spettacolo potente intitolato Vogliamo tutto! I momenti caldi della storia li appassionano da anni: ricordiamo ad esempio 1917 (il cui perno musicale era il Quartetto op. 110 di Dmitrij Šostakovič), andato in scena al Ravenna Festival in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre e Sulla difficoltà di dire la verità, la lettura-concerto da Bertolt Brecht, nata nel 2014. Sono ErosAntEros, il duo di attori con base a Ravenna, Davide Sacco e Agata Tomsic. Li abbiamo incontrati.

BS: Iniziamo da una curiosità: come si dividono i ruoli all’interno di ErosAntEros?

Davide: Agata è in scena, svolge il ruolo di “dramaturg” e attrice, mentre io sono alla regia. In Vogliamo tutto! quando Valter Malosti (Direttore della Fondazione TPE) ci ha proposto di realizzare uno spettacolo sul ʼ68 abbiamo scelto di evitare operazioni di tipo commemorativo e deciso di lavorare su quegli anni, mettendo a reagire il materiale originale di quel periodo incandescente con quello degli anni che stiamo vivendo noi, in questo momento.

 Andrea Macchia [Torino, Polo del ‘900, novembre 2018] © Tutti i diritti riservati

BS: Lo spettacolo è una produzione TPE – Teatro Piemonte Europa e ha avuto il suo debutto al Polo del ʼ900 di Torino: qual è stato il ruolo del Polo? Dove avete trovato i documenti che costituiscono l’ossatura di Vogliamo tutto!?

Agata: Per costruire lo spettacolo, prima abbiamo dovuto lavorare alla stesura del testo: nel farlo abbiamo studiato sui libri; il Polo del ʼ900 ci ha accompagnati in questo percorso mettendoci in contatto con alcuni protagonisti del ʼ68, specialmente torinese (come Guido Viale), ospitando un incontro pubblico e la prima. Poi, ErosAntEros ha ampliato la prospettiva ad altre città italiane e un poco anche al panorama internazionale. Vista la complessità dell’argomento, dopo l’iniziale fase di studio durata diversi mesi – vogliamo prima di tutto approfondire la conoscenza delle fonti perché ci interessa sapere come sono andate davvero le cose – è stato facile appassionarsi, ma per un certo tempo ci ha anche fatto paura: il materiale era davvero tanto. Abbiamo poi trovato la nostra strada, costruito un percorso, io e Davide, insieme, condividendo materiale, idee, e tutta la ricerca dall’inizio alla fine. Abbiamo poi deciso di confrontare i materiali del ʼ67-ʼ68 con alcune testimonianze di venti/trentenni di oggi che hanno quindi la stessa età dei protagonisti di allora. Su delle precise domande, poste sia agli uni che agli altri, abbiamo infine messo a confronto le loro testimonianze.

Davide: In sostanza, in parte il lavoro è frutto di interviste dei protagonisti “storici”, in parte è lavoro diretto sulla documentazione, come ad esempio il libro di Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo (prima edizione Giunti, 1988, NdA).

BS: C’è un corto circuito fra le esperienze dei venti/trentenni d’oggi e quelle dei loro coetanei di un tempo, oppure no? O sono esperienze che corrono in parallelo? La domanda è motivata da un momento che mi è restato impresso: la feroce critica socio-economica dello sconcio sistema universitario (un tempo il ricatto dell’assistentato gratuito, oggi “se non hai i soldi non fai carriera”) realizzata usando fonti d’epoca bombardate con lo stile televisivo del format Chi vuol essere milionario? In quel caso, i piani temporali oggi/ieri sembrano persino, volutamente, un po’ confondersi…

Davide: Agata ha costruito un testo fatto unicamente da parole autentiche dei protagonisti. Noi non abbiamo fatto altro che realizzare il montaggio di diversi elementi: i video d’archivio dei momenti di cui si parla (realizzati con Antropotopia) e quelli di alcuni eventi degli ultimi anni messi in relazione coi primi attraverso un montaggio ad hoc, per farli reagire; il primo piano di Agata è sempre intrecciato a questi materiali (uno dei primi oggetti di scena che vediamo insieme al megafono è infatti un selfie-stick, NdA). Una scelta deliberata perché un elemento che accomuna tutti i protagonisti della lotta, di qualsiasi area politica, è la moltitudine: erano sempre tanti, molti corpi assieme. Invece nella nostra generazione (Davide ha 40 anni, NdA), fino ad arrivare ai ventenni intervistati, si è pochi individui, isolati. E soprattutto sempre mediati, da computer, cellulare, social: Agata è una figura in scena che si rivolge al pubblico anche parlando a un cellulare, guardando in camera, in questo modo la sua immagine arriva agli spettatori mediata dalla proiezione video. Sul piano video le testimonianze di oggi sono fondamentali. Sul piano sonoro indispensabile è stata la ricerca delle canzoni di lotta del passato e del presente.

Agata: Sono stati gli stessi attivisti a segnalarci date e luoghi per loro significativi; si trova materiale nei gruppi indipendenti sul web che organizzano le manifestazioni e le documentano, i video sono visibili su YouTube.

BS: Prima Vogliamo Tutto! è stato in residenza al Santarcangelo Festival, Masque Teatro di Forlì, Ravenna Teatro, poi ha debuttato al Polo del ʼ900, poi si è spostato ancora nell’ambito di Ogni casa è un teatro a Castrignano dei Greci (Lecce), e ancora al Théâtre National du Luxembourg. Come ha reagito il pubblico allo spettacolo?

Agata: La reazione è sempre diversa e cambia molto a seconda dei luoghi: a Torino abbiamo sentito il pubblico in sala sussultare, cambiare il ritmo del respiro, in momenti ancora particolarmente vivi nella memoria locale, come le lotte operai di fronte alla FIAT; in altri luoghi non eravamo sicuri della reazione, come nel “teatro delle case” in Salento, in un paesino di quattromila abitanti. Ora, un conto è fare uno spettacolo forte, anche dal punto di vista anche acustico-sonoro, in una sala teatrale a Torino, un altro conto è farlo in un salotto. Ci siamo chiesti come avrebbe reagito il padrone di casa! Molte persone invece qui si sono fermate per un confronto dopo lo spettacolo: in particolare, una signora ci ha raccontato dei picchetti quotidiani di fronte alla fabbrica dove lavorava a Lecce, esprimendo il desiderio che lo spettacolo arrivi soprattutto alle nuove generazioni.

Al Théâtre National du Luxembourg a fine aprile 2019 abbiamo fatto due repliche dello spettacolo, la seconda è stata introdotta da una tavola rotonda sui movimenti internazionali del 1968 e sulle loro conseguenze che ha coinvolto, tra gli altri, l’attivista lussemburghese, DiEM25, Brice Montagne, e Robert Soisson, caricaturista e psicologo. Per quel pubblico è stato importante attingere a un patrimonio di esperienze oltreconfine, essendo il loro punto di riferimento quasi unicamente il maggio francese, non conoscevano alcuni fatti della storia italiana (come il Capodanno alla Bussola o Piazza Fontana, o i fatti di Avola).

BS: Che cosa vi augurate per questo vostro spettacolo, in futuro?

Davide: Sul futuro degli spettacoli sono sempre realista (o pessimista, come preferisci). Il sistema teatrale italiano è devastato da una normativa terrificante che consente agli spettacoli di girare solo come “scambi” fra istituzioni; seriamente, non sarebbe realistico augurarsi di fare una tournée. Le programmazioni ahimè sono già fatte prima del debutto degli spettacoli. Nell’immediato futuro comunque saremo a Bologna (Teatro Arena del Sole / ERT) nel marzo 2020 con una settimana di repliche e a Milano, Teatro I, una compagnia indipendente, fondata da Renzo Martinelli e Federica Fracassi.

Agata: Mi auguro che vedano lo spettacolo quei ragazzi di oggi che forse percepiscono il teatro come qualcosa di istituzionale e lontano, visto che in realtà parla delle loro vite. Spesso è arduo parlare di quel periodo senza che la discussione venga strumentalizzata dall’opinione pubblica. Lo spettacolo può essere anche un tassello per capire meglio gli antefatti degli anni ʼ70. E, infine, mi piacerebbe dare spazio e voce ai militanti, che fanno un lavoro sul territorio il quale spesso non ha visibilità, o che ce l’ha solo quando si può parlarne in senso negativo.

BS: C’è un’ultima novità che riguarda Vogliamo tutto!

Agata: Certo! Il prossimo 21 luglio saremo al Festival Teatrale di Resistenza di Gattatico (Reggio Emilia) all’Istituto Alcide Cervi che mette in scena sette spettacoli di teatro civile provenienti da tutta Italia.

BS: Cosa avete in cantiere?

Davide: Stiamo lavorando al progetto Confini, che debutterà nel luglio 2020. All’interno di questo percorso, c’è Sconcerto per i diritti, uno spettacolo più piccolo che andrà in scena a ottobre, a Scandicci, dove abbiamo vinto un bando di residenza per il Teatro Nazionale della Toscana, in scena ci saranno Agata Tomsic e Silvia Pasello. Ci sarà poi un focus al Centro di Promozione teatrale La Soffitta, Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, dove terremo un laboratorio di tre giorni e porteremo due repliche dello Sconcerto.

Scritto per Alfabeta2

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Correre con Beethoven

Quando cominciò la mia passione podistica iniziai a collaborare con gli amici di Runlovers scrivendo di musica in modo diverso dal solito e per un pubblico di curiosi. Ascoltando da sempre musica classica, amando scrivere e correre, è stato facile unire le tre passioni.

Beethoven, santo patrono dei runners

Iniziare a correre è stato un po’ come smettere di fumare: non sai mai qual è la volta buona.

Un giorno fatidico, uscita col fedele lettore mp3, con la musica del cuore, in tenuta da bici, mi sono fermata in un posto che amo e ho pensato:

“Oggi provo a correre”

Avevo bisogno del ritmo giusto. Da sempre sono di ferma fede beethoveniana.

Beethoven è il santo patrono dei runner. Perché?

  1. Avete presente la Quinta Sinfonia? Ta-ta-ta-taaaa, Ta-ta-ta-taaa. Da un impulso ritmico Beethoven costruisce un mondo intero.
  2. Una delle metafore con cui più spesso è stato descritto Beethoven è quella del Titano o Promèteo, anche per questo motivo.

Allegro molto

Non appena il quarto movimento, “Allegro molto”, del Quartetto op. 59 n. 3, è partito nelle mie orecchie, mi sono convinta. Beethoven sarebbe stato perfetto non solo nella mia vita quotidiana, ma sempre, anche mentre correvo.

Quando ho avuto un po’ più di fiato ho ascoltato il quartetto per intero. Per la prima volta, correndo. Il mio lettore mp3 mescolava i movimenti, un po’ a caso, così:

III. Menuetto. Grazioso – Trio

Oggi, anche se vado un po’ più lontano di quel primo fatidico giorno, questo quartetto conserva sempre un suo speciale equilibrio, una durata, un “tutto” perfetto. Anche per correre.

Questo è il primo movimento, i primi 11′ d’inebriante bellezza. Di distillata, purissima fatica prima di correre… via, sotto la doccia.

I. Introduzione. Andante con moto – Allegro vivace

Il tema intonato dal primo violino (1’33”) funziona come un mantra. Mi concentro su quella frase. La osservo modificarsi come un fiore che cresce ripreso all’acceleratore.

 

Via la fatica.

Ci siamo solo io e Beethoven che grida:

“Muß es sein?” “Es muß sein!”

 

Scegliere ottimi interpreti:

Il Tokio è tra i miei quartetti preferiti. Amo l’Alban Berg che vedete nei video sopra e, tra gli italiani, tenete sempre d’occhio il Quartetto di Cremona.

c.v.d.

In Colorado esiste una gara intitolata “Beat Beethoven“: si corre sulle note della Quinta Sinfonia e l’obiettivo è arrivare prima che la sinfonia finisca…

Una storia della musica in due copertine

Tra la prima copertina della Breve storia della musica di Massimo Mila, apparso per i tipi dell’editore Bianchi Giovini, Milano, 1946. bross. edit. pp. 356, 8°. Prima Edizione nella collana “Cultura” n. 3

e la sua ultima edizione, Einaudi 2014, collana ET Saggi pp. 488, sono trascorsi cronologicamente 68 anni, ma parecchie ere geologiche sia a livello grafico sia a livello della consapevolezza della disciplina (la storia della musica sembra ahimè inghiottita dalla musicologia). Il testo, al suo interno, non credo sia cambiato altrettanto.

Il fatto che questa Storia sia ancora in circolazione fa riflettere, almeno in due modi. La vitalità di un’opera è benvenuta, ma ci si chiede anche quali e quante posizioni critiche siano oggi superate e quanto e se, in effetti, di questo testo venga consigliata una lettura critica (nessuno crede che un’opera del 1946 possa essere letta senza molte precisazioni nel 2019).

Leggi anche:

Musica per gli occhi, note grafiche

E se la lettura non dovesse essere condivisa?

Lettura come generosa condivisione delle emozioni

L’atto della lettura è profondamente solitario. Esclude il lettore dal resto della stanza; suggella l’intera sua coscienza dietro le labbra immobili. I libri amati sono la compagnia necessaria e sufficiente di chi è solo. Chiudono la porta alle altre presenze, nel fanno degli intrusi; in breve, colui che reclama il silenzio per leggere difende accanitamente la sua privacy. Ma proprio questi sono i tratti di sensibilità che oggi vengono guardati con maggior sospetto.

La tendenza attuale del sentimento comune punta insistentemente verso la socievolezza, verso una generosa condivisione delle emozioni. Il “great good place” dei sogni ufficialmente riconosciuti è un luogo dove si sta insieme. La violenta tesaurizzazione di emozioni nel chiuso silenzio della lettura è ormai cosa superata.


George Steiner, Domani, settembre 1970-gennaio 1971, in:

Nel castello di Barbablù, Garzanti, p. 110.


THUCYDIDE, Histoire de la guerre du Péloponnèse, trad. franç de Claude de Seyssel,
via jessehurlbut.net

“La lettura è l’incontro di una parola senza suono con un destinatario senza voce, in perfetta solitudine” (Pozzi, Tacet). Magari.

— Stefano Bartezzaghi (@SBartezzaghi) su Twitter, 11.12.2013

 

Lettura come conversazione

Un romanzo o una poesia non è un monologo, bensì una conversazione tra uno scrittore e un lettore: una conversazione, ripeto, del tutto privata, che esclude tutti gli altri — un atto, se si vuole, di reciproca misantropia. E nel momento in cui questa conversazione avviene lo scrittore è uguale al lettore, come del resto viceversa, e non importa che lo scrittore sia o meno grande. Questa uguaglianza è l’uguaglianza della coscienza.

Un romanzo o una poesia non è un monologo, bensì una conversazione tra uno scrittore e un lettore: una conversazione, ripeto, del tutto privata, che esclude tutti gli altri — un atto, se si vuole, di reciproca misantropia. E nel momento in cui questa conversazione avviene lo scrittore è uguale al lettore, come del resto viceversa, e non importa che lo scrittore sia o meno grande.

Questa uguaglianza è l’uguaglianza della coscienza.

Iosif Brodskij, Dall’esilio, pp. 50-51.

Tempo di lettura

Secondo il romanziere e critico Tim Parks la mente moderna “tende eccessivamente alla comunicazione. Non è solo il fatto di essere interrotti: è che tendiamo all’interruzione”.

Per immergersi a fondo nella lettura non occorre solo tempo, ma un tipo speciale di tempo che non si ottiene semplicemente diventando più efficienti.


Da: Trovare il tempo per leggere, Internazionale, 7.4.2015

Il lettore deve (?)…

E le lettrici e i lettori? Appunti (la rubrica di FNall) in questi anni li ha visti oggetto di continui assalti, soprattutto mirati a demolirne una delle caratteristiche che era stata loro propria per qualche secolo: la solitudine. Ostracizzata come non mai da qualunque venditore, sia esso un proprietario di un social network o un produttore di saponette, la solitudine è sradicata dallo statuto di lettore per annichilirne ogni residuo di indipendenza e disfunzionalità ai fini del guadagno. 

Chi legge: deve contribuire, deve condividere, deve esprimersi, deve sostenere, deve cedere gusti, opinioni, abitudini, idiosincrasie, senza che nulla gli venga dato in cambio.

Federico Novaro su FNall

Come si legge sul web?

Non si legge, secondo Jakob Nielsen.

Citato dal blog Il Mestiere di scrivere dLuisa Carrada

Last, but not least

1. Consigli ai giovani. Andrei Tarkovsky

2. Consigli ai giovani. Glenn Gould

Siate soli, restate in quello stato di grazia che è la solitudine.

Glenn Gould, parafrasato da M. Schneider, a sua volta da me citato in: Ritiro dalle scene, fuga per quartetto vocale, radio contrappuntistica: fugue e escape in Glenn Gould, p. 187

Leggi anche:

Isn’t this a lovely day?

bei zauberei

Certamente dei tanti talenti il suo secondo e più spiccato fu l’apparenza di un’iconografica borghesia. Fu prestissimo una ragazzina carina, e subito dopo una signora rassicurante. Dagli occhi non sarebbero venute proteste, né obbiezioni, né accuse. Della vita non si sarebbero sapute disgrazie, e dalla voce mai alcuna resa, o devastazione, o nudità.
(Il primo talento. Usarsi come uno strumento, suonarsi come un contrabbasso un pianoforte un violino, un archetto sulle corde vocali, cantare come se si fosse un’atleta, un funambolo della nota più alta)

Non che come tante sue colleghe non fosse nata da una bambina abbandonata e senza scarpe, col vestito di mussola e fuori le porte dei bianchi. Non che non fosse poi diventata anche lei, una succulenta gallina dalle uova d’oro a cui gli sciacalli togliessero le penne, giorno per giorno, canzone per canzone serata per serata, canta stella di casa, canta che sei una stella…

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