Grants for Staged Productions of Handel’s Operas

The Handel Institute (London) offers a grant of up to £5,000 towards a production of an opera by Handel. The production should be planned to take place before the end of 2019.

The production company may be professional or amateur or a combination. The closing date for applications is 31 March 2017.

For further particulars see http://tinyurl.com/gobtdmo

For any enquiries and to apply, please contact Dr Ruth Smith, res1000@cam.ac.uk.

If you take care of someone, you work hard to find something which can make her life better and you’re transparent about the reasons you are doing it. Speaking of books, you don’t know who’s going to get benefit out of a book you really care of, you just tell everybody why that book made your life better. This is curation.

Marco Ferrario on Medium

Il Messico nella metro di Torino

Venerdì 18 novembre 2016

h.16:30-17:00 / 17:30-18:00
Stazione Porta Nuova, Metropolitana di Torino
GRATUITO

La metropolitana di Torino diverrà venerdì 18 novembre tra le 16:30 e le 18:00 un “auditorium temporaneo” per gli artisti dello Xenia Ensemble.

Musica classica in un “non luogo”, spazio di transito, punto di incrocio, inusuale per l’esibizione di un quartetto d’archi. Chi e per quanto tempo presterà attenzione a micro-concerti sotterranei?

Due brani saranno al centro della curiosa provocazione di EstOvest 2016. Da una parte il ritmato e sferzante Metro Chabacano del compositore messicano vivente Javier Alvarez. Dall’altra, Salut d’amour, un canto d’amore per violino, che Edward Elgar, uno tra i maggiori compositori inglesi di fine Ottocento, scrisse come regalo di fidanzamento per la sua futura moglie Caroline Alice Robert. Un vero e proprio trionfo del sentimento romantico, eseguito per la prima volta in una versione orchestrale nel 1889 e presentato per il pubblico del festival in un arrangiamento per quartetto d’archi. Due composizioni molto brevi, una universalmente nota, l’altra mai eseguita a Torino, per attirare l’attenzione del viaggiatore. Forse qualcuno dimenticherà perché era nei tornelli e dove doveva andare!

IL PROGRAMMA

Xenia Ensemble
Adrian Pinzaru violino
Eilis Cranitch violino
Mizuho Ueyama viola
Claudio Pasceri violoncello

Javier Álvarez Fuentes (1956)

Metro Chabacano per quartetto d’archi (1991)

Edward Elgar (1857-1934)

Salut d’amour op. 12 (1889), versione per quartetto d’archi

Première, Liederabende e il sempreverde Mozart

L’eccellenza del festival di Salisburgo è basata, sul versante musicale, su alcuni pilastri: i grandi interpreti e gli astri nascenti (il Nestlé and Salzburg Festival Young Conductors Award vinto quest’anno dall’uzbeko Aziz Shokhakimov), le prime esecuzioni assolute di musica contemporanea (il cui interesse sembra catalizzare qui l’attenzione di spettatori meno di “nicchia” che altrove), le sempreverdi opere di Mozart e le matinée, la musica da camera interpretata da star come Yuja Wang e Matthias Goerne.

Squadra che vince non si cambia, e dunque la presidentessa Helga Rabl-Stadler ha acconsentito di restare alla testa del festival fino al 2020 – anno in cui la manifestazione diventerà centenaria – mentre Markus Hinterhäuser, il nuovo direttore artistico, entrerà di fatto in carica il prossimo 1° ottobre. Oltre a ciò una sezione teatrale – con il perenneJedermann di Hofmannsthal inscenato nella quinta naturale dello splendido duomo di Salisburgo – ben impaginata da Sven-Eric Bechtolf, qui in veste di co-direttore (da due anni, insieme a Rabl-Stadler), ma anche regista delle tre opere mozartiane. Per non parlare del programma didattico, tra cui gli “Operncamp”, full immersion nell’opera per ragazzi.

L’impressione è che si lavori sodo tutto l’anno e che ogni cosa ruoti intorno a questo festival, affinché la città possa svelarsi d’estate in tutto il suo splendore. Valgano, a mo’ di esempio, la mostra dedicata ai due poeti protagonisti di Festspiele passati (Peter Handke) e presenti (Thomas Bernhard), allestita al Literaturarchiv, e quella intitolata Anti:modernal Museum der Moderne, che, pur essendo indipendente dal festival, si interroga sulla presunta anti-modernità di Salisburgo.

Il piatto forte del festival più chic del pianeta è spesso la contemporanea. Da sempre qui vengono offerte al pubblico alcune delle più belle opere mai viste: si ascoltò, ad esempio, lo splendido Dionysos di Wolfgang Rihm (qui la recensione); ben concepiti erano i focus su compositori viventi (i “Kontinente” che si dovevano all’ideazione di Hinterhäuser, il quale certo ha in serbo delle sorprese per l’anno prossimo nell’ambito della contemporanea). Qui si è visto qualcuno seguire con naturalezza partitura alla mano il Marteau sans maître, e Boulez attento ascoltatore tra il pubblico.

Quest’anno la prima esecuzione assoluta è la lussureggiante opera di Adès The Exterminating Angel, tratta dal celebre film di Buñuel del 1962, su libretto in inglese di Tom Cairns e dello stesso Adès (ne abbiamo parlato anche qui). Il festival di Salisburgo ha commissionato e co-prodotto The Exterminating Angel dimostrando di avere sensibilità e gusto nella scelta di quale opera contemporanea inscenare e nel comprendere perfettamente quale musica sa parlare al presente e al pubblico di oggi. Sorprende la capacità di Adès di apprendere dal passato per rifonderlo in un vocabolario personale (valga come esempio la riscrittura straniata della Toccata di Paradisi, il brano che dà il via all'”incantamento” dei presenti, incatenati dalle convenzioni sociali). Nel cast, vocalmente omogeneo, si distingue soprattutto per le arditezze vocali che la partitura richiede il soprano di coloratura Audrey Luna (Leticia). L’opera diretta dallo stesso compositore, molto fedele al film e, a tratti, persino più surreale dell’originale attraverso l’uso di proiezioni e soluzioni oniriche come una gabbia semovente a mezz’aria che racchiude i giovani amanti, si riascolterà al Covent Garden, alla Metropolitan Opera, New York e a Copenhagen.

Sul versante mozartiano la sfida è inscenare opere di repertorio facendole apparire mai due volte uguali a se stesse, sfida che – forse complice anche il Regie-Theater – riesce. In questa produzione il regista Sven-Eric Bechtolf maschera da diavolo l’incontrollabile Don Giovanni (Ildebrando D’Arcangelo), giocando evidentemente con la sua doppiezza. Il set è una grande hall di un hotel di lusso, un classico, grande scrigno di legno, il cui stile curiosamente potrebbe ricordare l’ambientazione dell’Angelo sterminatore. Quindi: champagne a fiumi, begli abiti moderni (disegnati da Marianne Glittenberg) e, se non sapessimo che Don Giovanni è nobile, si sarebbe tentati di dire che – un’altra volta – è la borghesia a metter in scena se stessa.

Le eleganti scene, disegnate da Rolf Glittenberg, sono perfettamente armonizzate ai costumi e alle sapienti, essenziali luci di Friedrich Rom. Il muscoloso D’Arcangelo, con una voce potente e bella tessitura, incarna perfettamente il latin lover Don Giovanni; del par suo è Luca Pisaroni, un Leporello vocalmente e attorialmente convincente, anche in senso comico. Il giovane tenore Paolo Fanale è un raffinato Don Ottavio, che dà il suo meglio in “Dalla sua pace”. Sfoggiando la sua forte personalità Carmela Remigio, come Donna Anna, è adatta al ruolo sotto tutti i punti di vista, physique du rôle che parimenti ha la splendida Valentina Naforniţa nelle vesti di Zerlina. Il direttore Alain Altinoglu, i Wiener e il coro della Filarmonica di Vienna hanno trovato insieme un’ideale sintonia dando vita a un Mozart preciso, ma anche pieno di vita, brillante.

Le serate liederistiche (Liederabende) hanno portato sul palcoscenico del Mozarteum l’insolito duo Yuja Wang – Matthias Goerne che aveva messo alla prova la brahmsiana Die schöne Magelone già lo scorso luglio al festival di Verbier. La storia d’amore della bella Magelone, tratta da un romance francese del XV secolo, dapprima fu tradotta in tedesco da Veit Warbeck (1535) venne poi voltata in prosa da Ludwig Tieck, che vi inserì diciotto poesie, quindici delle quali sono i Lieder musicati da Brahms. La serata salisburghese ha il pregio di contestualizzare l’opera di Brahms intrecciandola con la fiaba di Tieck, letta in questa occasione dall’attore berlinese Ulrich Matthes, che avevamo già avuto la fortuna di apprezzare nel bel progetto attorno alla Schöne Müllerin di Stefan Weiller. L’intervento della voce recitante assicura una migliore comprensione della vicenda che sottostà al ciclo liederistico, dando una maggiore coesione narrativa al ciclo (una formula riuscita che in Italia è stata adottata soltanto da Quirino Principe). Goerne è al massimo della sua forma e, come in altre occasioni, dà l’impressione di condurre gentilmente l’ascoltatore in un altro mondo; in una sorta di gioco di specchi e di rifrazioni, il massimo interprete schubertiano che oggi si conosca ha anche il pregio di mettere abilmente in luce quanto Brahms abbia appreso da Schubert, modello cui questo ciclo di Lieder è debitore. La sintonia Wang – Goerne è buona, anche se si ha l’impressione che il forte della Wang, al netto della tecnica esemplare e del suono cristallino, resti il concerto solistico con orchestra e non la musica da camera; il suono possente che talvolta trae dal pianoforte si confà a una grande sala, meno agli accenti intimistici che spesso richiede la musica cameristica.

Beethoven in Love (exhibition)

A free major exhibit of
The Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies,
San José State University

Open now through September 10

“Beethoven in Love” explores the continuing mystery over the identity of Beethoven’s Immortal Beloved and his some of his most important relationships with other women and male friends and acquaintances who enriched his life and assisted with his creative endeavors. The theme of love is also explored in his songs, the Ninth Symphony, and Fidelio.

Visitors will see enlarged reproductions of each of the 10 pages of Beethoven’s famous letter to his “Immortal Beloved” along with an English translation marked with clues to her identity.

Also on display are beautiful portraits of the three main candidates and many of Beethoven’s other close friends, accompanied by short stories about their connections to the composer. Rare engravings and color maps help visitors trace Beethoven’s journey in a postal carriage to Teplitz, the Bohemian spa where he wrote the Immortal Beloved letter.

Visitors are invited to cast their ballots at the Immortal Beloved Voting Booth and receive a free “Beethoven in Love” souvenir button.

Fifth Floor
Dr. Martin Luther King Jr. Library
150 E. San Fernando
San Jose CA 95112
FREE
Through September 10, 2016

11- 6 Monday-Thursday
11-5 Friday
1-5 Saturday

La musica del futuro è qui

In quali modi si faceva musica ieri e l’altro ieri e come ci si immaginava il futuro musicale? Come lo si fa, adesso, questo futuro? Arduo dar conto di tutte le innovazioni nella musica d’oggi, anche se ci sono delle costanti.

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A partire dal disco d’oro “maxi-singolo” a 12 pollici con immagini, saluti, suoni e musiche terrestri, mandato in orbita nel 1977 con la sonda Voyager 1, lo sfruttamento dello spazio cosmico a fini musicali non passa di moda. Un esempio è Le Noir de l’Étoiledi Gérard Grisey (1990), un brano misterioso e bellissimo per sei percussionisti in cui il ritmo di una pulsar, una stella che emette periodicamente brevi impulsi di radioonde, interagisce con strumentisti e nastro magnetico: si ascolterà alla Chigiana, nell’ambito del festival, il 1° agosto, e poi il prossimo 12 novembre al Pirelli Hangarbicocca nell’ambito di Milano Musica, rassegna che è un riferimento sicuro per la musica contemporanea.

Scritto per alfabeta2

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