Julian Hansen ha creato un poster fenomenale con un flow-chart che aiuta a scegliere una font per un libro o un giornale, un invito o un logo.
Tra le domande che vi capiterà di incrociare:
– Cosa ne pensi di Eric Gill?
– Hai pianto quando hai visto Terminator?
– E’ un problema se è svizzero?
Non è completo, non è perfetto, ma è molto divertente. Ed è in vendita qui ($22).
Categoria: Post-it
L’odore della carta

Tre possibili reazioni all’ebook…
Studiare la composizione chimica dell’odore della carta di libri vecchi e nuovi, grazie a un grafico: per nostalgici della prima e dell’ultima ora [pdf].
Il profumo dei libri è stato anche imbottigliato, per i più maniaci: grazie al maestro profumiere tedesco Geza Schoen insieme a Gerhard Steidl. La giornalista Rabea Weihser aveva riflettuto a tal proposito su Die Zeit.
Se non bastasse la chimica e la bottiglietta, il sobrio profumo della carta è diventato anche una canzone dei Leisure Society.
Is the quality of humanities book production falling ?
Peter Webster scrive: “recensisco molti libri e ho notato una diminuzione della qualità dei testi che si pubblicano in campo umanistico.” Nel suo post si chiede: è un trend generale, o è lui a esser stato sfortunato? E se si tratta di una tendenza, a cosa è dovuta?
[I review a lot of books, and have noticed a falling-off in the quality of the published text in the kind of humanities books I review. In this post I ask: is this a general trend, or have I been unlucky ? If it is a trend, what are the causes?]
Part of the debate about Open Access centres on the value that traditional academic publishers contribute to the process, for which they should rightly be rewarded. The argument has played out something like this. By and large, scholars produce academic writing without significant financial reward; they edit journals, similarly without payment, as well as performing peer review. This much we know, and hasn’t changed all that much.
Ah yes (is the response): but the publisher’s unique input is in the stages after this – in transforming an accepted manuscript into a pristine typeset version of record, and in the…
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Parliamo di margini
Di come si sceglie la carta per un dizionario e delle decisioni che riguardano dettagli marginali o marginalizzati
Di come si sceglie la carta per un dizionario e delle decisioni che riguardano dettagli marginali o marginalizzati.
Di Craig Mood
Le due maschere di Beethoven: iperrealismo, mitopoiesi e arte funebre
Le due maschere di Beethoven: iperrealismo, mitopoiesi e arte funebre, in:
L’immagine come pensiero.
Forme e metamorfosi dell’ideale umano da Herder a Benjamin,
a cura di Chiara Sandrin,
pp. 162, € 15, Torino, Trauben editore
Questo saggio affronta tre argomenti: dapprima esamino come la realtà, attraverso la maschera da vivo di Beethoven, s’insinuò in un’opera d’arte (il suo busto modellato da Franz Klein). In questa prima sezione metto a fuoco quale responsabilità abbia l’artista nel riprodurre un soggetto, vale a dire quale sia la riproduzione del reale “legittima” .
Discuto poi della mitopoiesi beethoveniana, ovvero la metamorfosi che l’immagine del compositore, in atto già quando era ancora in vita, subì nelle parole di chi lo incontrò personalmente.
Affronto infine la genesi della maschera funebre in parallelo col racconto del decesso del compositore tramandato da un suo contemporaneo. Sarà risolto un grande mistero e data risposta alla domanda: perché sempre più spesso si confonde la maschera di Beethoven “dal vivo” di Franz Klein (1812) con quella funebre realizzata da Josef Danhauser nel 1827?
Alcuni riferimenti iconografici:
Franz Klein, maschera dal vivo di Beethoven, 1812, Beethoven-Haus, Bonn
Anton Dietrich, gesso tratto dal busto di Beethoven, 1890 circa
Arnold Hermann Lossow (da Anton Dietrich), busto di Beethoven (occhi con le pupille), Walhalla
Josef Danhauser, gesso tratto dal busto di Beethoven, 1890 circa
Franz Klein, busto di Beethoven, realizzato con l’ausilio della maschera, 1812, Kunsthistorisches Museum, Sammlung alter Musikinstrumente, Neue Burg, Wien
Franz Klein, fine XIX sec.-inizio XX sec., copia in bronzo di H. Leidel del busto di Beethoven del 1812, Beethoven-Haus
Ferdinand Schimon, Beethoven, 1819, Beethoven-Haus
Josef Danhauser, calco in gesso della maschera mortuaria di Beethoven, post 1827, Beethoven-Haus
* * *
Il tema era stato oggetto di presentazione nel ciclo di incontri seminariali di letteratura, arte e filosofia, a cura di Chiara Sandrin, nell’ambito della ricerca “La responsabilità dell’arte”:
Bild, Vorbild, Nachbild. Immagine, forma, metamorfosi dell’umanità come ideale.
20 febbraio 2013, h. 18, III piano, Palazzo Nuovo, Torino
Le due maschere di Beethoven

La maschera di Franz Klein posseduta da Theodore Thomas, fondatore della Chicago Symphony Orchestra





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