Dal clavicembalo oculare del padre Castel al clavier à lumières di Alexandr Skrjabin

A caricature of Louis-Bertrand Castel's "ocular organ" by Charles Germain de Saint Aubin. Waddesdon, The Rothschild Collection (The National Trust)

Una caricatura dell’organo oculare di Louis-Bertrand Castel di Charles Germain de Saint Aubin. 1740-circa 1757. Collocazione 675.302
Waddesdon, The Rothschild Collection (The National Trust)
“Que n’ont ils tous Employés leurs tems à la même Machine”.
Fonte: collection.waddesdon.org.uk

In: Metamorfosi dei Lumi 6. Le belle lettere e le scienze,

Accademia University Press, Torino 2012, pp. 187-205

Abstract

Il padre gesuita Louis Bertrand Castel (1688-1757) è oggi principalmente ricordato per l’invenzione del clavicembalo oculare, uno strumento che intendeva soddisfare la vista e l’udito attraverso la produzione contemporanea di colori e suoni, annunciato per la prima volta nel 1725 sul Journal de Trévoux. Nonostante esistano molti cenni allo strumento e al suo inventore  nella letteratura secondaria italiana e straniera, entrambi mi sono parevano ancora abbastanza indistinti nel loro complesso. Soprattutto restavano ancora aperte alcune interessanti domande.

Fin dal XVII secolo il dibattito attorno alla natura fisica della luce e dei colori fu una delle controversie fondamentali della scienza e, inoltre, la discussione dell’analogia – vera o presunta – di suono e colore non era certamente dominio del solo Castel. Egli fu tuttavia il primo a immaginare uno strumento che li potesse unire.

Chi era padre Castel? Quale la sua speculazione e il ruolo nella Francia del tempo? Che cos’è davvero il clavicembalo oculare? È mai esistito? A che cosa doveva servire? C’è un rapporto tra quello strumento e le invenzioni più moderne per produrre luce e suoni? Tali i quesiti di partenza.

La ricerca è proseguita grazie alla curiosità suscitata in me dalla potente somiglianza tra l’idea di Castel e quella del clavier à lumières che Aleksandr Skrjabin (1872-1915) inventò nel 1911 per la composizione Prometeo. Invenzione che, anch’essa come il clavicembalo oculare precorreva i tempi, ma era “pensabile” poiché, nel frattempo, era stata inventata la luce elettrica.

Possibile che, a duecento anni di distanza, uno strumento musicale quasi identico (un clavicembalo “diventato” nel frattempo pianoforte) tenesse ancora occupate la mente di un uomo come Skrjabin, compositore russo appassionato di teosofia, che difficilmente avrebbe potuto essere più diverso da Castel, il gesuita francese? Era plausibile che un’idea nata nel XVIII secolo svanisse – almeno così mi era sembrato all’inizio – per poi ricomparire tutt’a un tratto nel XX?

Dopo la morte di Castel lo strumento continuò a far parlare di sé, sebbene in modo intermittente, fino alle soglie del Novecento. L’unione della musica e del colore, così come l’assonanza fra i due fenomeni, è una suggestione rilevante sia dal punto di vista della storia delle idee sia da quello meramente storico. Un’idea che ha affascinato filosofi, musicisti, letterati, capace di giungere attraverso alcune metamorfosi fino ai nostri giorni.

Tutto il saggio si può leggere gratuitamente sul Kindle e in pdf oppure nell’intero volume delle Metamorfosi dei lumi.

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