ErosAntEros portano a teatro la rivoluzione del ’68

Portano in scena la rivoluzione del ’68 e l’antagonismo dei giorni nostri con uno spettacolo potente intitolato Vogliamo tutto! I momenti caldi della storia li appassionano da anni: ricordiamo ad esempio 1917 (il cui perno musicale era il Quartetto op. 110 di Dmitrij Šostakovič), andato in scena al Ravenna Festival in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre e Sulla difficoltà di dire la verità, la lettura-concerto da Bertolt Brecht, nata nel 2014. Sono ErosAntEros, il duo di attori con base a Ravenna, Davide Sacco e Agata Tomsic. Li abbiamo incontrati.

BS: Iniziamo da una curiosità: come si dividono i ruoli all’interno di ErosAntEros?

Davide: Agata è in scena, svolge il ruolo di “dramaturg” e attrice, mentre io sono alla regia. In Vogliamo tutto! quando Valter Malosti (Direttore della Fondazione TPE) ci ha proposto di realizzare uno spettacolo sul ʼ68 abbiamo scelto di evitare operazioni di tipo commemorativo e deciso di lavorare su quegli anni, mettendo a reagire il materiale originale di quel periodo incandescente con quello degli anni che stiamo vivendo noi, in questo momento.

 Andrea Macchia [Torino, Polo del ‘900, novembre 2018] © Tutti i diritti riservati

BS: Lo spettacolo è una produzione TPE – Teatro Piemonte Europa e ha avuto il suo debutto al Polo del ʼ900 di Torino: qual è stato il ruolo del Polo? Dove avete trovato i documenti che costituiscono l’ossatura di Vogliamo tutto!?

Agata: Per costruire lo spettacolo, prima abbiamo dovuto lavorare alla stesura del testo: nel farlo abbiamo studiato sui libri; il Polo del ʼ900 ci ha accompagnati in questo percorso mettendoci in contatto con alcuni protagonisti del ʼ68, specialmente torinese (come Guido Viale), ospitando un incontro pubblico e la prima. Poi, ErosAntEros ha ampliato la prospettiva ad altre città italiane e un poco anche al panorama internazionale. Vista la complessità dell’argomento, dopo l’iniziale fase di studio durata diversi mesi – vogliamo prima di tutto approfondire la conoscenza delle fonti perché ci interessa sapere come sono andate davvero le cose – è stato facile appassionarsi, ma per un certo tempo ci ha anche fatto paura: il materiale era davvero tanto. Abbiamo poi trovato la nostra strada, costruito un percorso, io e Davide, insieme, condividendo materiale, idee, e tutta la ricerca dall’inizio alla fine. Abbiamo poi deciso di confrontare i materiali del ʼ67-ʼ68 con alcune testimonianze di venti/trentenni di oggi che hanno quindi la stessa età dei protagonisti di allora. Su delle precise domande, poste sia agli uni che agli altri, abbiamo infine messo a confronto le loro testimonianze.

Davide: In sostanza, in parte il lavoro è frutto di interviste dei protagonisti “storici”, in parte è lavoro diretto sulla documentazione, come ad esempio il libro di Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo (prima edizione Giunti, 1988, NdA).

BS: C’è un corto circuito fra le esperienze dei venti/trentenni d’oggi e quelle dei loro coetanei di un tempo, oppure no? O sono esperienze che corrono in parallelo? La domanda è motivata da un momento che mi è restato impresso: la feroce critica socio-economica dello sconcio sistema universitario (un tempo il ricatto dell’assistentato gratuito, oggi “se non hai i soldi non fai carriera”) realizzata usando fonti d’epoca bombardate con lo stile televisivo del format Chi vuol essere milionario? In quel caso, i piani temporali oggi/ieri sembrano persino, volutamente, un po’ confondersi…

Davide: Agata ha costruito un testo fatto unicamente da parole autentiche dei protagonisti. Noi non abbiamo fatto altro che realizzare il montaggio di diversi elementi: i video d’archivio dei momenti di cui si parla (realizzati con Antropotopia) e quelli di alcuni eventi degli ultimi anni messi in relazione coi primi attraverso un montaggio ad hoc, per farli reagire; il primo piano di Agata è sempre intrecciato a questi materiali (uno dei primi oggetti di scena che vediamo insieme al megafono è infatti un selfie-stick, NdA). Una scelta deliberata perché un elemento che accomuna tutti i protagonisti della lotta, di qualsiasi area politica, è la moltitudine: erano sempre tanti, molti corpi assieme. Invece nella nostra generazione (Davide ha 40 anni, NdA), fino ad arrivare ai ventenni intervistati, si è pochi individui, isolati. E soprattutto sempre mediati, da computer, cellulare, social: Agata è una figura in scena che si rivolge al pubblico anche parlando a un cellulare, guardando in camera, in questo modo la sua immagine arriva agli spettatori mediata dalla proiezione video. Sul piano video le testimonianze di oggi sono fondamentali. Sul piano sonoro indispensabile è stata la ricerca delle canzoni di lotta del passato e del presente.

Agata: Sono stati gli stessi attivisti a segnalarci date e luoghi per loro significativi; si trova materiale nei gruppi indipendenti sul web che organizzano le manifestazioni e le documentano, i video sono visibili su YouTube.

BS: Prima Vogliamo Tutto! è stato in residenza al Santarcangelo Festival, Masque Teatro di Forlì, Ravenna Teatro, poi ha debuttato al Polo del ʼ900, poi si è spostato ancora nell’ambito di Ogni casa è un teatro a Castrignano dei Greci (Lecce), e ancora al Théâtre National du Luxembourg. Come ha reagito il pubblico allo spettacolo?

Agata: La reazione è sempre diversa e cambia molto a seconda dei luoghi: a Torino abbiamo sentito il pubblico in sala sussultare, cambiare il ritmo del respiro, in momenti ancora particolarmente vivi nella memoria locale, come le lotte operai di fronte alla FIAT; in altri luoghi non eravamo sicuri della reazione, come nel “teatro delle case” in Salento, in un paesino di quattromila abitanti. Ora, un conto è fare uno spettacolo forte, anche dal punto di vista anche acustico-sonoro, in una sala teatrale a Torino, un altro conto è farlo in un salotto. Ci siamo chiesti come avrebbe reagito il padrone di casa! Molte persone invece qui si sono fermate per un confronto dopo lo spettacolo: in particolare, una signora ci ha raccontato dei picchetti quotidiani di fronte alla fabbrica dove lavorava a Lecce, esprimendo il desiderio che lo spettacolo arrivi soprattutto alle nuove generazioni.

Al Théâtre National du Luxembourg a fine aprile 2019 abbiamo fatto due repliche dello spettacolo, la seconda è stata introdotta da una tavola rotonda sui movimenti internazionali del 1968 e sulle loro conseguenze che ha coinvolto, tra gli altri, l’attivista lussemburghese, DiEM25, Brice Montagne, e Robert Soisson, caricaturista e psicologo. Per quel pubblico è stato importante attingere a un patrimonio di esperienze oltreconfine, essendo il loro punto di riferimento quasi unicamente il maggio francese, non conoscevano alcuni fatti della storia italiana (come il Capodanno alla Bussola o Piazza Fontana, o i fatti di Avola).

BS: Che cosa vi augurate per questo vostro spettacolo, in futuro?

Davide: Sul futuro degli spettacoli sono sempre realista (o pessimista, come preferisci). Il sistema teatrale italiano è devastato da una normativa terrificante che consente agli spettacoli di girare solo come “scambi” fra istituzioni; seriamente, non sarebbe realistico augurarsi di fare una tournée. Le programmazioni ahimè sono già fatte prima del debutto degli spettacoli. Nell’immediato futuro comunque saremo a Bologna (Teatro Arena del Sole / ERT) nel marzo 2020 con una settimana di repliche e a Milano, Teatro I, una compagnia indipendente, fondata da Renzo Martinelli e Federica Fracassi.

Agata: Mi auguro che vedano lo spettacolo quei ragazzi di oggi che forse percepiscono il teatro come qualcosa di istituzionale e lontano, visto che in realtà parla delle loro vite. Spesso è arduo parlare di quel periodo senza che la discussione venga strumentalizzata dall’opinione pubblica. Lo spettacolo può essere anche un tassello per capire meglio gli antefatti degli anni ʼ70. E, infine, mi piacerebbe dare spazio e voce ai militanti, che fanno un lavoro sul territorio il quale spesso non ha visibilità, o che ce l’ha solo quando si può parlarne in senso negativo.

BS: C’è un’ultima novità che riguarda Vogliamo tutto!

Agata: Certo! Il prossimo 21 luglio saremo al Festival Teatrale di Resistenza di Gattatico (Reggio Emilia) all’Istituto Alcide Cervi che mette in scena sette spettacoli di teatro civile provenienti da tutta Italia.

BS: Cosa avete in cantiere?

Davide: Stiamo lavorando al progetto Confini, che debutterà nel luglio 2020. All’interno di questo percorso, c’è Sconcerto per i diritti, uno spettacolo più piccolo che andrà in scena a ottobre, a Scandicci, dove abbiamo vinto un bando di residenza per il Teatro Nazionale della Toscana, in scena ci saranno Agata Tomsic e Silvia Pasello. Ci sarà poi un focus al Centro di Promozione teatrale La Soffitta, Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, dove terremo un laboratorio di tre giorni e porteremo due repliche dello Sconcerto.

Scritto per Alfabeta2

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Due poesie lette da Maurizio Cucchi

C’è un grumo d’affanno

Benedetta Saglietti lavora su un verso breve (anche troppo, a volte) con buoni effetti di concisione e toni forse ancora a tratti legati alla lontana tradizione ermetica.

«Il solvente non dissolve / un grumo rappreso, / disseccato, d’affanno» (Trenodia).

Efficace, in ogni caso, la fisicità sempre presente, a volte con tratti di un’energia espressiva, di voluta sgradevolezza, che riesce a sorprendere davvero positivamente:

«Grassi / vermi / indisturbati dormono / saporiti sonni / nel silente tepore del / corpo. /// Il verde splendente dell’erba / è l’opera del verme» (Prato).

Maurizio Cucchi, La Stampa, Tuttolibri, 8 febbraio 2008

Occhio: troppo a capo è troppo

Benedetta Saglietti ha un dire, a sua volta, molto scandito e razionale e descrive (andando troppo, troppo a capo) con paradossale ed efficace lucidità scientifica:

«Stilla / scintille / luminosamente / la tua pelle. //

Usurpa / inaspettatamente / tutto / un vuoto d’aria. / Conosco / i tre ritmi / del tuo respiro: / acefalo / tronco / sincopato. //

Lo regoli / con solerzia, / ti tradisce / l’istinto. // Involontario / grido / di branchia di pesce. / […] / Ogni / ricchezza / chiede / il confronto / col vuoto»

(da L’oscillatore armonico).

Maurizio Cucchi, La Stampa, 22 settembre 2006

Correre con Beethoven

Quando cominciò la mia passione podistica iniziai a collaborare con gli amici di Runlovers scrivendo di musica in modo diverso dal solito e per un pubblico di curiosi. Ascoltando da sempre musica classica, amando scrivere e correre, è stato facile unire le tre passioni.

Beethoven, santo patrono dei runners

Iniziare a correre è stato un po’ come smettere di fumare: non sai mai qual è la volta buona.

Un giorno fatidico, uscita col fedele lettore mp3, con la musica del cuore, in tenuta da bici, mi sono fermata in un posto che amo e ho pensato:

“Oggi provo a correre”

Avevo bisogno del ritmo giusto. Da sempre sono di ferma fede beethoveniana.

Beethoven è il santo patrono dei runner. Perché?

  1. Avete presente la Quinta Sinfonia? Ta-ta-ta-taaaa, Ta-ta-ta-taaa. Da un impulso ritmico Beethoven costruisce un mondo intero.
  2. Una delle metafore con cui più spesso è stato descritto Beethoven è quella del Titano o Promèteo, anche per questo motivo.

Allegro molto

Non appena il quarto movimento, “Allegro molto”, del Quartetto op. 59 n. 3, è partito nelle mie orecchie, mi sono convinta. Beethoven sarebbe stato perfetto non solo nella mia vita quotidiana, ma sempre, anche mentre correvo.

Quando ho avuto un po’ più di fiato ho ascoltato il quartetto per intero. Per la prima volta, correndo. Il mio lettore mp3 mescolava i movimenti, un po’ a caso, così:

III. Menuetto. Grazioso – Trio

Oggi, anche se vado un po’ più lontano di quel primo fatidico giorno, questo quartetto conserva sempre un suo speciale equilibrio, una durata, un “tutto” perfetto. Anche per correre.

Questo è il primo movimento, i primi 11′ d’inebriante bellezza. Di distillata, purissima fatica prima di correre… via, sotto la doccia.

I. Introduzione. Andante con moto – Allegro vivace

Il tema intonato dal primo violino (1’33”) funziona come un mantra. Mi concentro su quella frase. La osservo modificarsi come un fiore che cresce ripreso all’acceleratore.

Via la fatica.

Ci siamo solo io e Beethoven che grida:

“Muß es sein?” “Es muß sein!”

Scegliere ottimi interpreti:

Il Tokio è tra i miei quartetti preferiti. Amo l’Alban Berg che vedete nei video sopra e, tra gli italiani, tenete sempre d’occhio il Quartetto di Cremona.

c.v.d.

Esiste una corsa intitolata “Beat Beethoven“: si corre sulle note della Quinta Sinfonia e l’obiettivo è arrivare prima che la sinfonia finisca…

Riconoscere il talento: George Albert Aurier su Vincent van Gogh

G. Albert Aurier fu il primo critico a riconoscere pubblicamente il talento di Vincent van Gogh.

Gabriel Albert Aurier fu il primo critico a riconoscere pubblicamente il talento di Vincent van Gogh, pittore come – come noto – non ebbe alcun successo in vita.

Il 1° gennaio del 1890 il critico scrisse un profilo ispirato, vibrante, commovente (se letto col senno di poi) di Van Gogh sul Mercure de France.

Si legge on line su Gallica.

Ecco la risposta di Vincent van Gogh:

[C]her Monsieur Aurier,

Merci beaucoup de votre article dans le Mercure de France, lequel m’a beaucoup surpris.

Je l’aime beaucoup comme oeuvre d’art en soi, je trouve que vous faites de la couleur avec vos paroles; enfin dans votre article je retrouve mes toiles mais meilleures qu’elles ne le sont en réalité, plus riches, plus significatives.

Qui leggiamo tutta la lettera, dal facsimile, direttamente dalla penna di van Gogh.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate) è un film del 2018 diretto da Julian Schnabel, da cui ho tratto questa storia.

Una storia della musica in due copertine

Tra la prima copertina della Breve storia della musica di Massimo Mila, apparso per i tipi dell’editore Bianchi Giovini, Milano, 1946. bross. edit. pp. 356, 8°. Prima Edizione nella collana “Cultura” n. 3

e la sua ultima edizione, Einaudi 2014, collana ET Saggi pp. 488, sono trascorsi cronologicamente 68 anni, ma parecchie ere geologiche sia a livello grafico sia a livello della consapevolezza della disciplina (la storia della musica sembra ahimè inghiottita dalla musicologia). Il testo, al suo interno, non credo sia cambiato altrettanto.

Il fatto che questa Storia sia ancora in circolazione fa riflettere, almeno in due modi. La vitalità di un’opera è benvenuta, ma ci si chiede anche quali e quante posizioni critiche siano oggi superate e quanto e se, in effetti, di questo testo venga consigliata una lettura critica (nessuno crede che un’opera del 1946 possa essere letta senza molte precisazioni nel 2019).

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Musica per gli occhi, note grafiche