Ritiro dalle scene, fuga per quartetto vocale, radio contrappuntistica: fugue ed escape in Glenn Gould

B. Saglietti, Ritiro dalle scene, fuga per quartetto vocale, radio contrappuntistica: fugue ed escape in Glenn Gould (scarica il pdf),  in: 

L’Analisi Linguistica e Letteraria, Rivista della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, XXII, 2014, fascicolo n. 1-2, pp. 185-192. Atti del convegno: In fuga: temi, percorsi, storie (locandina), Milano, 1-2 marzo 2013.

Citati nel saggio:

When did Glenn Gould play his last concert? in: The Glenn Gould Foundation, f.a.q., last updated 20.1.2105

I detest audiences […] Not in their individual components but en masse…

I think they are a force of evil.

CBC Digital ArchivesGlenn Gould quits the concert stage (video), last consulted 26.6.2015

The Prospects of Recording, Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive (writings), last updated 7.1.2004

Advice to a Graduation, Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive (writings), idem

1. Fuga per quartetto vocale

G. Gould, So You Want to Write a Fugue? New York, Schirmer 1964, partitura in pdf, da coo.uni-corvinus.hu

VIDEO: So You Want to Write a Fugue? con sottotitoli (ENG)

So you want to write a fugue? sul blog Minima Musicalia, originariamente in «HiFi/Stereo Review», aprile 1964, tratto da L’ala del turbine intelligente, Adelphi, pp. 388-399

Extra: Glenn Gould talks about So You Want to Write a Fugue with Bruno Monsaingeon, video (Youtube)

2. Solitude Trilogy: The Idea of North

Gould definì i suoi lavori per la radio “oral tone poems” o “docudramas”,

cfr. R. Kostelanetz, Glenn Gould as a Radio Composer, in: «The Massachusetts Review», Vol. 29, No. 3 (Fall 1988), pp. 557-570, jstor.org/stable/25090021, last accessed 11.4.2013

VIDEO: prologo di The Idea of North montaggio + sottotitoli (ENG)

La trascrizione del prologo di The Idea of North deriva da: sinoidal909.blogspot.it

Il prologo è trascritto e annotato anche in:

J. Hebb, Glenn Gould, Word Painter. Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive

Extra:

K. Taylor, The meaning of Glenn Gould, blogpost

Anne Smith, Glenn Gould and Marshall McLuhan, forum di discussione on-line

Ascoltare Lachenmann attraverso Schönberg

Torino: a MiTo l’mdi ensemble esegue i trii dei due compositori

Il programma offerto dall’mdi ensemble nell’ambito di MiTo ci ha fatto esplorare l’evoluzione dello stile di Helmuth Lachenmann dal Trio fluido (1966) all’Allegro sostenuto (1987, rev. 1988), riflettere su un suo compositore di riferimento, Schönberg, cui il primo dedica anche uno scritto, e di vedere all’opera diverse formazioni di trio.

Il Giornale della musica, rol

L’alchimia degli Architorti

Torino: una rassegna per festeggiare il 10° anniversario dell’ensemble

Gli Architorti festeggiano in grande il loro decimo anno di vita con una stagione di cinque concerti, per un pubblico ristretto (si accede su prenotazione), nello splendido appartamento padronale di Palazzo Saluzzo Paesana a Torino. Fulcro dell’attività del quintetto d’archi è la trascrizione di musiche eterogenee; fil rouge che percorre i loro dischi e caratterizza pure gli appuntamenti dal vivo. Il viaggio nel tempo e nello spazio ideato per il concerto del 3 maggio nella camera di parata del palazzo non ha deluso la promessa del titolo. Si è partiti dalla colonna sonora di Romeo e Giulietta di Rota, per poi passare da una suite tratta dall’Orfeo di Monteverdi a una suite di brani mongoli. Da My Way e Ancora tu si approda al Bolero di Ravel (ovviamente tutto trascritto per quintetto d’archi), giungendovi attraverso il minuetto in stile haendeliano concepito per le immagini di Greenaway durante l’inaugurazione della Reggia di Venaria.

I prossimi appuntamenti sono dedicati alle colonne sonore (17/5), ai classici del punk (uno dei pezzi forti dell’ensemble) presentati da Alberto Campo (31/5), alle canzoncine per bambini con la voce recitante di Elena Castagnoli (7/6), alla musica di medioevo, rinascimento e barocco (21 giugno). Speciale è la lussuosa sede, non comune il fatto che il pubblico si possa accomodare, oltre che sulle sedie, su morbidi tappeti, informale la presentazione dei brani di Marco Robino (violoncello, direttore artistico, sue le trascrizioni). Ognuno degli appuntamenti, preceduti da una degustazione di vini, si svolge in un diverso spazio della dimora così da poter ogni volta apprezzare una diversa acustica. Annullata la distanza fra ascoltatore e interprete si crea la giusta alchimia.

Il Giornale della Musica, recensioni online

La prima lezione di Massimo Mila

Massimo Mila, I quartetti di Mozart

Introduzione di Giovanni Morelli
Torino, Piccola Biblioteca Einaudi 2009, pp.  XXXVIII – 90, € 15,00

Mila insegnò all’Università dal 1962 al 1975: le letture di Don Giovanni, Nozze di Figaro, Flauto Magico e Nona Sinfonia, insieme alle monografie su Dufay, Maderna e Bartók finora uscite da Einaudi erano in origine dispense dei corsi universitari. Chi ha avuto modo di apprezzare quei lavori sa che nitida semplicità e specchiata chiarezza sono le cifre della sua invidiabile prosa, e il talento nel divulgare concetti complessi − senza mai scadere nella banalità o, peggio, nell’aneddotica di bassa lega − la peculiarità di tutti i suoi scritti. Una volta incontrata l’opera di Mila, al di là dell’argomento trattato, è per lo stile che non si vorrebbe mai smettere di leggere. Dopo i saggi su Mozart, a cura di Anna Mila Giubertoni, questo libro sui quartetti di Mozart, argomento del primo insegnamento universitario, sottratto all’oblio e new entry della PBE, è davvero benvenuto. Si affronti il testo armati di partiture e avendo già ascoltato i quartetti, perché non è rivolto ai principianti: fungerà da stimolo alla riconsiderazione di ciò che pensavamo di sapere, e da viatico per un riascolto più accorto. Auspichiamo a breve una riedizione anche de I quartetti di Beethoven.

Il Giornale della Musica, n. 265, dicembre 2009, p. 18 (pdf)

Il classicismo viennese: Haydn, Mozart, Beethoven

neisuonideiluoghi Festival musicale internazionale

“Nei suoni dei luoghi”

Quartetto Arion, Chiesa di San Rocco,

Duino Aurisina (Trieste), 5 agosto 2007

Programma di sala

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F. J. HAYDN – Quartetto op. 76 n. 1

W. A. MOZART – Quartetto K. 159

L. VAN BEETHOVEN – Quartetto op. 7 “Le Arpe”

L’anno più ricco di sinfonie della vita di Mozart – il 1772 – è anche il momento dei primi sostanziali contributi al genere del quartetto d’archi (eccezion fatta per il K. 80 “Lodi” scritto due anni prima), che risalgono al terzo viaggio in Italia.

I sei Quartetti K. 155-160, ispirati al modello italiano (Sammartini in particolare), sono in tre movimenti e come si evince dalla scelta delle tonalità, distanti una quinta l’uno dall’altro, costituiscono un ciclo organizzato. Il primo, K. 155, nasce a Bolzano, pare durante una sosta forzata a causa della pioggia battente, i restanti invece sono composti a Milano. «E’ curioso – constata un eminente studioso mozartiano – che i soli quartetti d’archi scritti a quella data siano nati in qualche locanda italiana», (S. Sadie, Mozart : gli anni salisburghesi, 1756-1781, Saggi Bompiani, 2006, p. 258).

Queste opere non sembrano pensate per un’occasione specifica: Leopold annota in quel periodo che Wolfgang stava scrivendo un quartetto «per passare il tempo». Gli esiti del “passatempo” sono tutt’altro che scontati, poiché queste composizioni «muovono verso un modello di quartetto più organico in cui Mozart afferra e sfrutta le qualità specifiche del mezzo con una pienezza non certamente inferiore a quella palesata da Haydn nell’op. 17, anche se è improbabile che egli la conoscesse», (S. Sadie, op. cit., p. 271). Reminiscenze del perentorio allegro in sol minore (II movimento) del Quartetto K. 159 in si bemolle maggiore, che sarà eseguito oggi, definito il «più originale del lotto», si ascoltano nella Sonata K. 312 per pianoforte e della Sonata K. 379 per violino e pianoforte.

Se quest’opera si colloca all’inizio della produzione quartettistica mozartiana, i sei Quartetti op. 76 nascono durante la maturità di Haydn, dedicati al conte Erdödy, che probabilmente li aveva commissionati. I primi quartetti erano nati quarant’anni prima e Haydn in momenti successivi della sua carriera era tornato spesso a questo genere, ma le op. 76 e op. 77: «aprono nuove vie allo sviluppo anziché consolidare quelle già note. Si tratta di un messaggio musicale riservato, di un dialogo fra iniziati … anche se Haydn era perfettamente cosciente di scrivere per i propri contemporanei», (H. C. Robbins landon, D. W. Jones, Haydn, vita e opere, Rusconi, 1988, p. 375). I musicisti che conoscevano gli ultimi oratori e le ultime messe avrebbero ritrovato in questa raccolta lo stesso clima familiare, senza brusche innovazioni rispetto al passato. Il linguaggio tonale di questa serie di quartetti afferma un forte contrasto di tonalità, in rapporto di terza fra loro, elemento stilistico predominante dell’ultimo Haydn: compaiono invece modulazioni molto ampie all’interno delle singole opere come nel Finale del Quartetto op. 76 n. 1 in sol maggiore che ascolteremo questa sera. Al minuetto (III movimento) Haydn non dà il titolo di Scherzo, anche se sembra derivare dagli scherzi che si trovano nei Trii op. 1 e nelle Sonate op. 2 per pianoforte di Beethoven. Questo perché «gli anni fra il 1793 e il 1802, cioè quelli fra l’arrivo di Beethoven a Vienna per prendere lezioni da Haydn e la composizione delle Stagioni, rivelano un processo d’influssi reciproci più potente persino di quello che aveva caratterizzato dieci anni prima i rapporti fra Haydn e Mozart», (H. C. Robbins Landon, D. W. Jones, op. cit., p. 378).

Il Quartetto op. 74 in mi bemolle maggiore è ideato da Beethoven tra l’estate e l’autunno 1809 e dedicato al principe Lobkowitz (già dedicatario dell’op. 18 e della Quinta Sinfonia). Un noto musicologo italiano suggerisce che: «spazi d’intatta serenità sono il contrario di quello che si dovrebbe cercare nei quartetti beethoveniani, in cui la serietà taglia continuamente la strada all’umor celeste … l’op. 74 è uno dei pochi esempi, forse l’unico, in cui la serenità celeste … domina gli stati d’animo», (Q. Principe, I quartetti per archi di Beethoven, Anabasi, 1993, p. 230). L’opera si apre con un grande gesto e conclusa la prima breve esposizione del tema i due violini dialogano rimbalzandosi un motivo di due note arpeggiate con pizzicato, il passo che ha suggerito l’arbitrario soprannome “Le arpe”. I colori chiari e la trasparenza del suono persistono anche nel II movimento, mentre nel III tempo, presto, in do minore: «è come se il famoso incipit della Quinta Sinfonia (quasi coetanea) volasse via con celerità quadruplicata … un’impressione che dura per quattro battute e mezza, ma scompare nelle quattro successive … dopo il ritornello, il motivo riprende con caratteri diametralmente opposti … ne deriva un carattere cupo, di misteriosa minaccia. Il transito tra lo Scherzo e il Finale avviene poi, proprio come nella Quinta, senza soluzione di continuità, attacca subito l’Allegretto con Variazioni. Qui la tensione … si distende in un’invenzione gentile e lieve. Nessun’ombra viene a turbare questo Finale, la cui luce è variata soltanto da improvvise e delicate gradazioni di colore», (Q. Principe, op. cit., pp. 231-236). L’assenza di contrasto fra il I e il II tempo ha dato origine a un giudizio riduttivo: un’opera troppo dolce e uniforme nel suo carattere aereo e leggero. Adorno non ha dubbi in proposito, e definisce

Il Quartetto delle Arpe … un pezzo sottovalutato, molto significativo e particolare… tutto il Quartetto è come un presentimento dell’ultimo stile.

T. W. Adorno, Beethoven, Einaudi, 2001, p. 122.

Anche secondo Principe (ibidem) l’op. 74: «segna la via verso una visione che Beethoven riceve in dono nell’ultima fase della sua operosità, quella che lo conduce alla Nona Sinfonia e all’Arietta variata dell’op. 111: la “visione degli Elisi”».

Benedetta Saglietti