Un coeur en hiver […] è un film sul rapporto ineludibile fra controllo ed emozione che c’è in ogni esperienza artistica; dunque, sul rapporto fra arte e vita. È necessario che il cuore si congeli, per produrre un’opera perfetta (sia essa un violino, un’esecuzione, una tarte aux pommes)? O all’opposto è possibile suonare sguinzagliando finalmente la passione, come Camille fa quando in sala d’incisione entra l’uomo che ama? E questa passione, dopo aver toccato il picco della bellezza, non innescherà un processo distruttivo? Si può essere contemporaneamente dentro e fuori un’esperienza artistica?, dentro perché vi risuoni la vita, fuori perché la perfezione sia immacolata?

Francesco Maria Colombo, su Un coeur en hiver

Monstre, créateur, héros, chantre de la liberté et icône fédératrice, Beethoven demeure un mythe bien vivant, particulièrement inspirateur aujourd’hui. La musique de Ludwig van ne représente pas : elle exprime jusqu’à la pulsion de volonté et le feu de la vie lui-même.
Le catalogue en résonance directe avec l’exposition qu’il récapitule, le démontre parfaitement. Incontournable complément à l’exposition parisienne, présentée à la Philharmonie jusqu’au janvier 2017.

 , Classique News

If you take care of someone, you work hard to find something which can make her life better and you’re transparent about the reasons you are doing it. Speaking of books, you don’t know who’s going to get benefit out of a book you really care of, you just tell everybody why that book made your life better. This is curation.

Marco Ferrario on Medium

Musicologia è parola recente che avrebbe sorpreso Dante e che anche oggi a molti non piace. È foggiata, come tante altre, sul modello antico e glorioso di filologia. Ma chiunque inventò quel modello pose l’accento sul primo dei due elementi che lo compongono, sull’amore di bellezza nel discorso; mentre ogni successiva derivazione ha accentuato la componente del logos, con verbosità spesso inelegante, assumendo, in nome di obiettività, un atteggiamento di distacco, o addirittura di aggressività verso l’oggetto prescelto.

Filologia, amorosa ed amabile, fu giudicata da un poeta degna sposa a Mercurio; in Musicologia altro non so vedere che una zitella arcigna, il cui amore segreto per nientedimeno che Apollo è, e rimarrà, senza speranza finché essa non smetta i pesanti occhialoni, il gergo tecnico, il tono burocratico, e non assuma un contegno più gentile e umanistico. Occorre però rendere giustizia a madonna Musicologia, e riconoscere che le lenti d’ingrandimento, i metodi analitici, e magari le statistiche, sono oggi strumenti indispensabili del suo lavoro.

Nino Pirrotta,

Rivista Italiana di Musicologia (vol. I, 1966)

via Carlo Fiore