Povere Humanae litterae

Sono stata allieva del celebre (e grande professore, al di là della sua notorietà) Gian Luigi Beccaria, che spesso dedicava, nei suoi corsi di storia della lingua italiana, una parte delle lezioni al burocratese, una sorta di lingua a sé stante, con i suoi codici, tic, particolarità. Quella lingua sembrava lontana anni luce da una facoltà in cui le Humanae litterae erano proclamate ad alta voce, con la maiuscola, quasi noi, apprendisti intellettuali, piccoli umanisti in nuce, fossimo destinati a essere dei nipotini di Marsilio Ficino.

Oggi la stessa Facoltà nella quale ho studiato mi manda questa email. Credo riassuma una parte del problema della formazione universitaria (e, purtroppo, non solo) in Italia. Se uno ci “fa l’orecchio”, dopo un po’ il burocratese smette di urtare la sensibilità individuale. Ma questa email è un pugno in faccia agli umanisti di allora.

C’è modo di fermare la “neolingua”? Siamo finiti a piè pari nella distopia di Orwell?

Se Calvino fosse vivo, gliela porterei di persona, questa lettera. E lui la includerebbe in Una pietra sopra.

Noi siamo la lingua che parliamo (e scriviamo).

In occasione dell’avvio del nuovo esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca VQR 2011-2014 l’Università di ZZ ha previsto un incontro per la presentazione della nuova procedura. L’intervento sarà tenuto dal Prof. XY del Consiglio Direttivo dell’ANVUR, a cui è affidato il coordinamento di tutte le attività relative alla VQR. Nell’incontro verranno presentate le principali novità che caratterizzano il nuovo esercizio e verranno effettuati approfondimenti sulle procedure ad esso collegate come il Progetto I.R.ID.E e il rapporto tra VQR e scheda SUA-RD.

Sottolineo l’importanza che l’Ateneo sappia valorizzare al massimo, grazie all’impegno di tutti, i risultati dell’esercizio valutativo VQR 2011-2014 e ricordo che i risultati della VQR hanno ricaduta diretta sull’attribuzione del FFO, dei punti organico e sulle procedure di accreditamento e valutazione dei corsi di dottorato.

einaudi_Calvino
Calvino legge sconsolato al tavolo dell’Einaudi il rapporto tra VQR e scheda SUA-RD

Ritrovato manoscritto di Stravinsky (Pogrebal’naya Pesnya)

Il brano orchestrale Canto funebre, scritto da Igor Stravinsky in memoria del suo maestro Rimsky Korsakov, eseguito per la prima e unica volta nel gennaio 1909, è stato ritrovato da Natalya Braginskaya, in occasione di un riordino dell’archivio al Conservatorio di San Pietroburgo, scrive il Guardian.

strawinsky-igor-smiling
Stravinsky si rallegra per il ritrovamento!

L’arte di guardare

La mission di un corso di art & humanities:

Trasformare gli studenti affinché non guardino mai più qualcosa allo stesso modo.

Our most fundamental understanding of a “picture” as a flat, framed rectangular surface depicting objects in space – the basis of everything from the fine art of oil painting to the structure of the computer screen – took millennia to emerge and remains a field of broad cultural and cross-cultural contestation.

After exploring these and many other topics in the visual humanities, we hope that our students will have been transformed – that they will never look at anything the same way again.

Jennifer L. Roberts

Originariamente su Internazionale, La pazienza è sovversiva di :

scegliere un’opera d’arte, andare dove è esposta e guardarla per tre ore intere.

the-human-condition-magritte

A cosa serve una recensione?

Il fatto è che una recensione non serve a comprare un libro, non è un «consiglio per l’acquisto», neanche «il consiglio di un amico di cui ti fidi». Non serve a far leggere un libro, tanto meno a «far leggere in generale» (cosa vuole dire poi? Questa valorizzazione della lettura in sé andrebbe studiata a parte). Ho sempre pensato che una buona recensione non preceda la lettura del libro, ma la segua: la posta in gioco non è se devo o non devo leggere questo o quel libro, ma cosa fare di ciò che ho letto, come metterlo in relazione con i libri che lo precedono e con il mondo che lo seguirà.

Vita e morte della recensione, tratto da Rivista Studio

I corpi di parole di Dorella Cianci

corpi di paroleDorella Cianci

Corpi di parole.
Descrizione e fisiognomica nella cultura greca

Prefazione di Giuseppe Tognon

Edizioni Ets, Pisa 2014

Collana: Scienze dell’educazione (169)

Pagine 136

Il corpo vive nel quotidiano, ma ha bisogno delle parole per acquisire un posto nella storia.

Il denso testo di Dorella Cianci Corpi di parole, sulla descrizione e fisiognomica nella cultura greca, regala più di quanto il bel titolo prometta. È una densa incursione nel modo di pensare dei greci indagata da quattro punti di vista: la descrizione e l’interpretazione dei corpi, il loro uso metaforico, la questione morale della bellezza in rapporto alla bontà (dalla kalokagathia al fragile kalos), l’ekphrasis e, infine, Cianci affronta nel quinto capitolo la fisiognomica vera e propria, della quale è tracciato anche un breve excursus sulla fortuna che tale disciplina pseudoscientifica ebbe nella storia, fino a Friedrich Märker (L’alfabeto della fisionomia, 1927).

Il valore del libro non sta soltanto nell’esposizione chiara e articolata, ma anche nei puntuali riferimenti bibliografici e nelle letture sottintese a tutta la ricerca. Vagliandoli con attenzione si comprende come tale genere di studi, sia in senso ampio quelli classici, sia quelli più specifici relativi alla fisiognomica, godano in Italia di ottima salute: la bibliografia non è, tuttavia, limitata a ciò che è strettamente inerente l’argomento trattato, ma spazia dall’arte (e qui su tutti, torreggia Gombrich), alla pedagogia (ad esempio la Storia dell’educazione nell’antichità di Henri-Irénée Marrou), alla storia della medicina (Il libro di Metrodora).

Se l’architettura scientifica del testo appare solidissima, nondimeno i corpi – letti attraverso la letteratura greca – sono sbalzati come un bassorilievo e ci presentano dinnanzi ai nostri occhi quasi in carne ed ossa. Pensare il corpo è la scelta di dare una forma all’individuo: analizzando infatti come una cultura concettualizza il corpo e la forma fisica, si capirà meglio, ossia a un livello meno superficiale, quella civiltà. La cultura greca intessuta di mitologia, la quale a sua volta è imperniata sulle immagini, e da qui deriva il ruolo assolutamente centrale riservato al corpo.

Quali sensi sono predominanti nella cultura greca? Cosa amavano guardare i greci, in una donna? Vale di più il corpo o il sapere? Queste sono alcune delle domande cui Dorella Cianci dà una risposta.

L’autrice setaccia – finemente, come una cercatrice d’oro – autori come Omero (a tal proposito esemplari sono i Sondaggi di descrizioni di corpi e caratteri in Omero, pp. 70-77), Platone e Aristotele, Polibio, Trifone, Publio Rutilio Lupo, Filostrato maggiore e gli autori della scuola peripatetica, ed ecco allora apparire, più chiaramente, figure note come Ulisse e Saffo. Degna di nota l’appendice che racchiude le principali parti del corpo nel mondo greco, viste attraverso le lenti della fisiognomica, dell’onomastica e del sogno.