La Winterreise di Kentridge alla Chigiana di Siena

 

This staging of Schubert’s Winterreise in the beautiful Teatro dei Rinnovati in Siena, for the first time in Italy, is for trio: a pianist, a singer and a projector. But it is also a work that combine together music, lyrics and images. On the empty stage, there is a silent piano and a messy artist working table, on which William Kentridge’s video art would be projected.

Ream more on Bachtrack

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Extra

William Kentridge: Listening to the Image (documentary)

 

Outliers School – Diseñando la librería del futuro.

Avatar di Carlos A. ScolariHipermediaciones

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El mes pasado se pudo concretar un proyecto en el cual trabajaba junto a grupo de colegas desde hacía casi dos años: crear un espacio de discusión/producción para comenzar a diseñar la librería del futuro. Después de varias iniciativas organizadas por Outliers Schoolorientadas al (re)diseño de la educación, la comunicación, las universidades y las bibliotecas finalmente pudimos introducir la lógica del Design Thinking en uno de los espacios que más frecuentamos y amamos: las librerías. Para apuntalar el proceso creamos un entorno de trabajo donde confluyeron emprendedores, escritores, artistas, arquitectos, diseñadores y, obviamente, libreros. A continuación una descripción de esta maravillosa experiencia.

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La librería como interfaz

Podemos pensar a las librerías como una interfaz donde diferentes actores se cruzan y generan nuevos significados y acciones. En este sentido la librería es mucho más que un lugar de intercambio comercial entre libreros y clientes: es el espacio en el que todos los protagonistas del proceso…

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Obsolescenza digitale, storia ed editoria

Stampate le vostre fotografie!

Vint Cerf, informatico americano e pioniere di internet, mette una pulce nell’orecchio, sostenendo che:

con nonchalance stiamo buttando tutti i nostri dati in quello che potrebbe rivelarsi un buco nero.

L’obsolescenza di software e formati digitali gli fa persino dire: “se avete delle foto cui tenete molto, stampatele”. Questa è la preoccupazione più grande anche per uno storico – qui ad esempio le riflessioni di Peter Webster -: come preservare l’identità collettiva, prima ancora di quella del singolo. La tutela di documenti pubblici e privati era, fino a poco tempo fa, compito in massima parte delle istituzioni che se ne facevano carico, che preservavano i documenti nella loro dimensione materiale, rendendoli fruibili agli studiosi.

Farà quindi sorridere l’ormai celebre archiviazione dei tweet della Library of Congress o la wayback machine ben raccontata anche da Massimo Mantellini, nel suo La vista da qui. Appunti per un’internet italiana (Minimum Fax).

Salvare: cosa?

Si tratta dello stesso problema, visto da prospettive diverse: il tenere memoria e il “salvare”. Ma come e cosa? Se siamo preoccupati che “tutto questo” un giorno possa svanire, allora corriamo ai ripari e… stampiamolo! Risposta estrema, e provocatoria, quella dell’artista concettuale Kenneth Goldsmith che nel 2013 ha deciso di far di tutto ciò non una preoccupazione, ma un’opera d’arte, una sorta di meta-internet: Printing the internet.

E se anche Wikipedia, come le enciclopedie di una volta – Mantellini stesso scrive, tra l’altro, della morte della celebre enciclopedia Britannica, oggi solo online – fosse di carta? Sì, esatto, stanno stampando Wikipedia.

(*Update, 14 luglio: e hanno quasi finito, scrive Jennifer Schuessler sul NY Times).

L’età della pietra

L’angoscia più grande non sta nella (lontana, speriamo) dissoluzione delle foto cui siamo tanto affezionati. Mi pare invece l’ennesimo travestimento della semplice idea – tanto cara agli artisti per primi – di riuscire a creare, ovvero fotografare/dipingere/comporre/suonare, qualcosa che resista all’assalto del tempo. Una preoccupazione, sotto sotto, più atavica dell’obsolescenza tecnologica. Un timore che ha che fare con l’immortalità o col concetto che abbiamo di essa.

Considerata da una prospettiva materiale, l’incisione di testi (iscrizioni funerarie, leggi, etc…) sulla pietra era una buona idea: per tramandare le informazioni più importanti si ricorreva al supporto più durevole. Solo in un secondo momento per la facilità e per una maggiore economicità s’impose la carta.

Una tenace fragilità

Dal punto di vista di chi scriveva sulla pietra, la carta, per la fragilità e la facilità di distruzione, dev’essere stata percepita come qualcosa di profondamente inaffidabile. Dalla pergamena (animale, più resistente della carta e più volte riutilizzabile) si arrivò alla carta come la conosciamo oggi, di origine vegetale. Neanche questa volta fu facile: la sostituzione non avvenne con uguale celerità e con lo stesso entusiasmo – più precocemente e rapidamente nei paesi germanici, meno altrove (date un’occhiata per approfondire alla Breve storia della scrittura e del libro di Bertolo, Cherubini, Inglese, Miglio, Carocci 2004, p. 26 sgg.).

Gli amanuensi ritenevano il procedimento della stampa lento e inaffidabile: i manoscritti si potevano sempre emendare, la pagina stampata si correggeva con molto meno agio. Sbagliata una pagina si doveva ricomporre tutto da capo.

Innovazione incrementale e dirompente: outsider vs. insider

Torno a Vint Cerf, con una nota personale. Ripensando alle sue parole, mi sono venuti in mente i miei primi floppy disc: che fine avranno fatto? La quantità di dati che salvavamo erano decisamente minori rispetto a quelli attuali e risalendo quel genere di supporto alla mia infanzia, ciò che ho dovuto trasferire altrove non mi ha richiesto un grande sforzo.

Ma cosa accadrebbe se tutto ciò che usiamo oggi, quando buona parte della nostra vita è digitale, sparisse? Il monito di Vint Cerf non sembra più apocalittico e tanto assurdo come pareva in un primo momento. È già accaduto.

Simili sconquassi li affrontano pure gli editori. In un libro illuminante, Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo (Marsilio), Giuliano da Empoli riflette anche sull’editoria:

All’improvviso, gli sforzi dell’editore nell’abbassare i costi di stampa e migliorare la distribuzione dei suoi prodotto appaiono in larga misura futili. Non si tratta più di innovazione incrementale, bensì di innovazione dirompente. Al contrario della prima, la seconda è tutt’altro che rassicurante. Non nasce dall’ordine, ma dal caos; non arriva dal centro, ma dai margini; non privilegia gli insider, ma gli outsider (p. 74).

Libro o ebook?

C’è chi va controcorrente e si rifiuta di trasformare testi in ebook (o comunque in una versione digitale), come Matthew Butterick che ha scritto una bella guida alla tipografia pratica. Ha ragione o torto? Il tempo sarà il suo giudice. Ma, a questo punto: ecco che s’accende una lampadina.

Mi tornano alla mente le parole di un editore tedesco, Klaus Wagenbach, per cui ho avuto la fortuna di lavorare, che così chiude la sua biografia, tradotta in italiano da Sellerio, La libertà dell’editore:

Vuol mettere una cassetta di plastica [floppy disk] in confronto a duemila anni di libro? Provi a pensare a come sarà fra cent’anni: il suo nipote trova un libro in soffitta, con accanto un supporto digitale. Gli basta soffiar via la polvere per poterlo leggere. La cassetta invece è danneggiata, il programma per leggere i dati che contiene non è più disponibile. Non c’è il disco rigido, e dov’è la presa elettrica?

Insomma: da buttar via.

Il Sacre va a teatro sulle Colline torinesi

Il collettivo berlinese She She Pop mette in scena la Frühlingsopfer alla Casa Teatro Ragazzi a Torino nell’ambito del Festival delle colline torinesi.

Un cerchio magico, tracciato da una spessa corda arancione, 4 lenzuoli su cui sono proiettate le madri, 4 figli, 3 femmine e un maschio, dentro al cerchio…

Leggi la mia recensione sul Giornale della musica.

she she pop

Cartoline dal Salone del libro 2.

Al Salone del libro ci sono, tra le mille possibili, sostanzialmente 3 fruizioni: gli eventi, gli stand dove lavorano amici e colleghi, e il caso.

Il paese ospite è la Germania: l’editore Wagenbach ha compiuto 50 anni l’anno scorso. La biografia avventurosa di Klaus è tradotta in italiano da Sellerio. Me l’ha regalata lui, e lo ringrazio (l’ho letta pure in tedesco). Fanno dei libri bellissimi e riconoscibili dalla copertina rossa di tela, e dal contenuto importante.

Wagenbach Salone del libro Torino

La lettera torre riserva sempre delle sorprese: la domanda era la stessa di cui avevo già parlato, qual è la meraviglia dell’Italia?

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Che mi fa venire in mente il Supplemento al dizionario italiano di Munari.

La verosimiglianza del facsimile dell’erbario di Trento (XV sec. Castello del Buonconsiglio) riprodotta da Patrimonio Italiano (Priuli & Verlucca) mi ha colto di sorpresa, e mi ci ha portata il caso.

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Erbario di Trento (facsimile)

Indossanti i guanti ho trascorso un’oretta nel medioevo, con uno scrigno in grembo che conteneva un libro delle ore in facsimile d’inaudita bellezza. Mi hanno regalato una monetina in tiratura limitata – chiccosissima – e gli ho raccontato il progetto di Johan Oosterman e della sua Maria van Gelre.

Ho poi curiosato tra i cimeli di d’Annunzio, che avevo già adocchiato ieri e ho incontrato un signore simpatico con cui abbiamo scambiato le impressioni sulle recenti visite al Vittoriale.

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Oggetti dal Vittoriale

Grazie a Carlos ho coronato il mio desiderio di conoscere l’editore Henry Beyle, il cui patron assomiglia ai suoi libri. Rispettando il suo riserbo, lascio qui solo una foto della copertina bellissima del Frasario essenziale di Flaiano.  Ecco un ferro del mestiere.

Flaiano
Henry Beyle

Si fa sempre tardi, e anche il cane di Goethe dice che è ora di tornare a casa.

Goethe nella campagna romana col suo cane
Goethe nella campagna romana col suo cane