Selfpublishing e tempo

Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, “economia dell’abbondanza”, continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore: il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perché è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.

blog.bookrepublic.it

Fugue ed escape in Glenn Gould: una raccolta di link

B. Saglietti, Ritiro dalle scene, fuga per quartetto vocale, radio contrappuntistica: fugue ed escape in Glenn Gould (scarica il pdf),  in: 

L’Analisi Linguistica e Letteraria, Rivista della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, XXII, 2014, fascicolo n. 1-2, pp. 185-192. Atti del convegno: In fuga: temi, percorsi, storie (locandina), Milano, 1-2 marzo 2013.

Citati nel saggio:

When did Glenn Gould play his last concert? in: The Glenn Gould Foundation, f.a.q., last updated 20.1.2105

I detest audiences […] Not in their individual components but en masse…

I think they are a force of evil.

CBC Digital ArchivesGlenn Gould quits the concert stage, last consulted 13.11.2019

https://www.youtube.com/watch?v=1nZTgAGSajA

The Prospects of Recording, Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive (writings), last updated 7.1.2004

Advice to a Graduation, Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive (writings), idem

1. Fuga per quartetto vocale

G. Gould, So You Want to Write a Fugue? New York, Schirmer 1964, partitura in pdf, da coo.uni-corvinus.hu

VIDEO: So You Want to Write a Fugue? con sottotitoli (ENG)

So you want to write a fugue? sul blog Minima Musicalia, originariamente in «HiFi/Stereo Review», aprile 1964, tratto da L’ala del turbine intelligente, Adelphi, pp. 388-399

Extra: Glenn Gould talks about So You Want to Write a Fugue with Bruno Monsaingeon, video (Youtube)

2. Solitude Trilogy: The Idea of North

Gould definì i suoi lavori per la radio “oral tone poems” o “docudramas”,

cfr. R. Kostelanetz, Glenn Gould as a Radio Composer, in: «The Massachusetts Review», Vol. 29, No. 3 (Fall 1988), pp. 557-570, jstor.org/stable/25090021, last accessed 11.4.2013

VIDEO: prologo di The Idea of North montaggio + sottotitoli (ENG)

La trascrizione del prologo di The Idea of North deriva da: sinoidal909.blogspot.it

Il prologo è trascritto e annotato anche in:

J. Hebb, Glenn Gould, Word Painter. Library and Archives Canada, The Glenn Gould Archive

Extra:

K. Taylor, The meaning of Glenn Gould, blogpost

Anne Smith, Glenn Gould and Marshall McLuhan, forum di discussione on-line

Viste sul pianoforte: Ciccolini, Schiff, Isacoff

Aldo Ciccolini, R.I.P. 1° febbraio 2015
Aldo Ciccolini

Dario Candela, Conversazioni con Aldo Ciccolini, Milano, Edizioni Curci 2012, pp. 192, € 17

schiff

Andràs Schiff, Le Sonate per pianoforte di Beethoven e il loro significato. Conversazioni con Martin Meyer, pref. M. Ladenburger, trad. it. C. Parvopassu, Milano, il Saggiatore 2012, pp. 152, € 15

pianoforte

Stuart Isacoff, Storia naturale del pianoforte. Lo strumento, la musica, i musicisti: da Mozart al jazz, e oltre, trad. di M. Bertoli, Torino, EDT 2012, pp. 360, € 22

Dario Candela, allievo di Aldo Ciccolini, ha composto una biografia sul maestro in forma di conversazione, senza toni agiografici. Non potrebbe essere diversamente. Chi conosce Ciccolini, anche solo di fama, sa quanto poco si atteggi a divo del pianoforte: alieno dai compromessi, si legga ad esempio il motivo della sua fuga in Francia nel 1949. Maestro e allievo affrontano i temi più diversi molto liberamente. Ridotto a una massima: Ciccolini consiglia di suonare con amore e umiltà. Ultimo di una serie di profili del pianista (scritti da Jean Jacques Lafaye, Roberto Piana, Riccardo Risalti, Sergio Della Mura), questo libro contiene un’appendice sullo studio del pianoforte, con dovizia di esempi.

È un dialogo tra Martin Meyer e András Schiff anche l’ultimo testo sulle Sonate per pianoforte di Beethoven, nato in occasione del ciclo di 32 Sonate eseguite da Schiff prima al Beethoven-Haus e attualmente alla Società del Quartetto di Milano (2012-2014). L’integrale «resta per ogni interprete una montagna senza certezze definitive», ed evita anche di creare nel pubblico quelle impressioni generiche e parziali conseguenza dell’ascolto limitato alle Sonate più famose. Il pianista desidera coinvolgere i suoi ascoltatori e va detto che l’esposizione dialogata rende assai godibile questo volume tradotto da Clelia Parvopassu (maggiormente accessibile rispetto ai testi da consultazione di Donald Tovey o Gaspare Scuderi, oppure quello più recente di Charles Rosen, rivolto agli specialisti). Più che un’introduzione alle Sonate per neofiti è invece un’opportunità per riascoltarle e per ripensarci, avendo come guida un interprete dall’eloquio chiaro e un interlocutore colto e curioso che pone domande molto precise. Giustamente Michael Ladenburger inserisce questo volume tra le riflessioni di interpreti beethoveniani, come Edwin Fischer (Roma, A. De Santis 1958) o Alfred Brendel.

Stuart Isacoff collega le innovazioni tecniche conosciute dal pianoforte alla diffusione che ebbe presso tutte le classi sociali, tanto da divenire un autentico simbolo. Un successo che decretò l’ampliamento del repertorio e la nascita di nuove professioni. La storia del pianoforte è narrata qui anche tramite i suoi interpreti, da Mozart a Lang Lang, in prospettiva diacronica e andando oltre il genere musicale. L’autore, noto per lo stile eccentrico, procede per illuminazioni, accostamenti imprevedibili, insomma quanto di più lontano possa dal didascalico. Ad esempio: i pianisti sono ripartiti fra “combustibili” (artisti la cui musica riecheggia le mutevoli maree della vita tipo Jerry Lee Lewis), “alchimisti” (ci portano nell’empireo, Debussy), “ritmizzatori” (Art Tatum), “melodisti” (da Schubert a Nat “King” Cole), cioè in base alle loro peculiarità timbrico/tecniche. Una lettura vitaminica.

Il Giornale della Musica, 306, settembre 2013, p. 23