Il “mito Beethoven” alla Philharmonie de Paris

LUDWIG VAN

Le mythe Beethoven

Dal 14 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017

Beethoven, tre sillabe che designano molto più che un oggetto di studio storico o musicologico. In esse si sono cristallizzate suggestioni e proiezioni: una musica eroica per eccellenza, una vita tragica, una sordità affascinante, un volto che non si scorda facilmente…

Il compositore, più di ogni altro, da più di due secoli stimola un immaginario letterario, visivo e musicale di prodigiosa ricchezza. Da Gustav Klimt a Joseph Beuys, da Romain Rolland a Milan Kundera, da Franz Liszt a Pierre Henry, da Jean-Michel Basquiat fino a Stanley Kubrick, l’aura beethoveniana ossessiona gli artisti di latitudini, lingue e culture diverse.

Una grande mostra alla Philharmonie de Paris, curata da  Colin Lemoine e Marie-Pauline Martin, indagherà la dimensione mitica di Beethoven e la costruzione del genio.

 

In memoriam Sieghard Brandenburg (1938-2015)

Il 18 dicembre 2015, il giorno dopo il battesimo di Beethoven!, a Galmsbüll vicino a Flensburg, ci ha lasciati uno dei più grandi studiosi beethoveniani dei nostri tempi: Sieghard Brandenburg.

Tra i suoi contributi più notevoli la nuova edizione (dopo quella di Emily Anderson, I.L.T.E. Torino 1968) dell’epistolario beethoveniano, G. Henle Verlag, una pietra miliare della ricerca, tradotta in italiano da Luigi Della Croce e pubblicata da Skira – Accademia di Santa Cecilia. obituary

Sieghard Brandenburg è stato direttore del Beethoven-Haus dal 1984 al 2003. Ha curato la nuova edizione completa delle opere di Beethoven. Senza le sue ricerche, non sarebbero potuti esistere moltissimi libri oggi in circolazione su Beethoven.

Avevo avuto modo di conoscerlo personalmente, grazie a Barry Cooper, alla prima conferenza internazionale beethoveniana che si tenne a Manchester, nel 2012.

Non dimenticherò mai la gentilezza e la profonda umiltà di quel grande studioso.

È una grossa perdita per tutta la comunità scientifica e per gli studiosi beethoveniani in particolare.

A sinistra Sieghard Brandenburg, a destra Barry Cooper. Manchester 2012

Le due maschere di Beethoven: iperrealismo, mitopoiesi e arte funebre

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Le due maschere di Beethoven: iperrealismo, mitopoiesi e arte funebre, in:

L’immagine come pensiero.

Forme e metamorfosi dell’ideale umano da Herder a Benjamin

a cura di Chiara Sandrin,

pp. 162, Torino, Trauben

Questo saggio affronta tre argomenti: dapprima esamino come la realtà, attraverso la maschera da vivo di Beethoven, s’insinuò in un’opera d’arte (il suo busto modellato da Franz Klein). In questa prima sezione metto a fuoco quale responsabilità abbia l’artista nel riprodurre un soggetto, vale a dire quale sia la riproduzione del reale “legittima” .

Discuto poi della mitopoiesi beethoveniana, ovvero la metamorfosi che l’immagine del compositore, in atto già quando era ancora in vita, subì nelle parole di chi lo incontrò personalmente.

Affronto infine la genesi della maschera funebre in parallelo col racconto del decesso del compositore tramandato da un suo contemporaneo. Sarà risolto un grande mistero e data risposta alla domanda: perché sempre più spesso si confonde la maschera di Beethoven “dal vivo” di Franz Klein (1812) con quella funebre realizzata da Josef Danhauser nel 1827?

Riferimenti iconografici:

Franz Klein, maschera dal vivo di Beethoven, 1812, Beethoven-Haus, Bonn

Anton Dietrich, gesso tratto dal busto di Beethoven, 1890 circa, Beethoven-Haus

Arnold Hermann Lossow (da Anton Dietrich), busto di Beethoven con le pupille, Walhalla

Josef Danhauser, gesso tratto dal busto di Beethoven, 1890 circa, Beethoven-Haus

Franz Kleinbusto di Beethoven, realizzato con l’ausilio della maschera, 1812, Kunsthistorisches Museum, Sammlung alter Musikinstrumente, Neue Burg, Wien

Franz Klein, fine XIX sec.-inizio XX sec., copia in bronzo di H. Leidel del busto di Beethoven del 1812, Beethoven-Haus

Ferdinand SchimonBeethoven, 1819, Beethoven-Haus

Josef Danhauser, calco in gesso della maschera mortuaria di Beethoven, post 1827, Beethoven-Haus

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Il tema era stato presentato nel ciclo di incontri seminariali di letteratura, arte e filosofia, a cura di Chiara Sandrin, nell’ambito della ricerca “La responsabilità dell’arte”:

Bild, Vorbild, Nachbild. Immagine, forma, metamorfosi dell’umanità come ideale.

20 febbraio 2013, h. 18, III piano, Palazzo Nuovo, Torino

Le due maschere di Beethoven

Locandina

Beethoven raccontato a fumetti, dai Peanuts a Pippo

BEET FRONTE

BAM, BAM, BAM, BAAAAM!

Il mito di Beethoven raccontato a fumetti

Dopo il successo delle mostre Mozart a Strisce (2011), Wagner a Strisce (2012) e Sempre Verdi (2013) allestite da WOW Spazio Fumetto a Milano per celebrare l’inaugurazione della stagione lirica del Teatro alla Scala, il museo quest’anno propone una mostra dedicata al mito di Ludwig van Beethoven, autore del Fidelio con cui La Scala apre la stagione 2014-2015.

Dai Peanuts a Pippo, dal fumetto americano alle eleganti scene delle Figurine Liebig, un viaggio nel mondo del fumetto e dell’illustrazione sulle tracce di Ludwig van Beethoven.

Martedì 16 dicembre 2014
in occasione del compleanno di Beethoven, WoW Spazio Fumetto apre gratuitamente le sue porte, dalle 10 alle 20, a tutti i musicisti, gruppi e orchestre che vogliono eseguire brani del Genio di Bonn per una giornata di grande musica!

WOW Spazio Fumetto
museo del fumetto, dell’illustrazione
e dell’immagine animata
viale Campania 12, 20133 Milano (MI)

In cerca di ispirazione: comporre nella natura

Come può essere rappresentato un compositore?

Due immagini a distanza di 500 anni:

Codex_Manesse_Walther_von_der_Vogelweide

Walther von der Vogelweide dal Codice Manesse (circa 1305-1315) Fonte: http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/cpg848/0243

 

A confronto col Beethoven di Paul Leyendecker

Beethoven beim Komponieren in der Umgebung Bonns, im Hintergrund ein Beerdigungszug

Heliogravüre nach einem Gemälde von Paul Leyendecker, veröffentlicht von Boussod, Valadon in Paris, 1888

Beethoven-Haus Bonn, B 956