Janáček e Poulenc abbinati a Berlino

L’idea originale e vincente del drammaturgo Detlef Giese e di Günther Albers è stata di combinare, in modo alternato, “Il diario di uno scomparso” (1919) di Janáček e “La voix humaine” di Poulenc (1959). Due opere che, non solo a livello musicale, son abbastanza diverse fra di loro…

Il Giornale della Musica

© Vincent Stefan

Mahagonny risorge ancora

Un nuovo allestimento dell’opera di Kurt Weill nell’ambito del Festival für neues Musiktheater INFEKTION!

La recensione su Il Giornale della musica

Trailer

All’opera in libreria

Opera 2012. Annuario EDT-CIDIM dell’opera lirica in Italia, Torino 2012, EDT, pp. 381, € 45

Fedele d’Amico, Forma divina. Saggi sull’opera lirica e sul balletto, vol. I Settecento e Ottocento, pp. 312;

vol. II, Novecento e balletti, a cura di Nicola Badolato e Lorenzo Bianconi, prefazione di Giorgio Pestelli, pp. 578, Firenze 2012, Leo S. Olschki Editore, € 54

Paolo Gallarati, Trent’anni all’Opera (1978-2010), Firenze 2012, Le Lettere, pp. 341, € 32

Andrea Fabiano e Michel Noiray, L’opera italiana in Francia nel Settecento. Il viaggio di un’idea di teatro, Torino 2013, EDT, pp. 118, €12,50

Gastón Fournier-Facio e Alessandro Gamba, L’inizio e la fine del mondo. Nuova guida al Ring di Richard Wagner, Milano 2013, il Saggiatore, pp. 567, € 35

Marina Mayrhofer, Di specie magica. Drammaturgia musicale tedesca dell’Ottocento, Roma 2012, Aracne, pp. 237, € 14 (indice)

Gerardo Tocchini, La politica della rappresentazione. Comunicazione sociale e consumo culturale nella Francia di antico regime (1669-1781), Torino 2012, Stampatori, pp. 346, € 19

Claudio Toscani, «D’amore al dolce impero». Studi sul teatro musicale italiano del primo Ottocento, Lucca 2012, LIM, pp. 312, € 40

Alberto Zedda, Divagazioni rossiniane, Milano 2012, Casa Ricordi, pp. 196, € 18

Valido strumento di consultazione per gli addetti ai lavori, l’annuario dell’opera lirica in Italia EDT/CIDIM giunge alla ventiseiesima edizione. Allinea la quasi totalità delle stagioni liriche 2011-2012, esclusi balletti e operette, con ogni dato relativo a budget, incassi e sponsor, presenze, cast, allestimento, numero, data e sedi di rappresentazione.  Da Ancona a Viterbo, si annoverano settanta fra teatri, fondazioni, festival e associazioni musicali italiane. Corredano il volume gli indici delle prime assolute, delle prime esecuzioni moderne e delle prime rappresentazioni italiane ed europee.

Strumento per leggere l’opera, osservata dal punto di vista del critico, sono le recensioni di Paolo Gallarati, selezionate per tenere memoria di alcuni spettacoli significativi. Scritte durante un trentennio per La Stampa – quotidiano che offre on-line il più completo archivio storico di articoli dalla fondazione, 1867, a oggi -, la raccolta è ordinata a seconda del periodo di composizione dell’opera recensita (dal Seicento al Novecento, con alcuni esempi di teatro musicale contemporaneo) e s’arresta al 2010. Troviamo un cenno agli inizi della critica musicale, ci s’interroga su croci e delizie di quest’attività, tesa verso un «utopico equilibrio tra cronaca e storia, impressioni e riflessione estetica». Trent’anni di opere: numericamente rilevanti sono le recensioni dedicate a Rossini, e all’attività del festival di Pesaro, seguito da Mozart e Verdi.

Il “taccuino di studio e di passione” di Alberto Zedda prende avvio dalla prima, rocambolesca edizione critica del Barbiere (1969-20092), nata in seno a una tournée americana del direttore d’orchestra. È una «simbiosi di arte e di vita», narrata con gusto e piena di colpi di scena che va dalla preistoria della filologia a oggi. Non c’è aspetto di e intorno a Rossini e alla sua opera che in queste Divagazioni rossiniane non abbia una parte, distillata attraverso l’esperienza e la viva, appassionata voce di Zedda. Non è solo una raccolta di riflessioni personali, ma un testimone col quale l’autore passa ciò che ha imparato, o meglio ciò che Rossini, presenza percepibile e viva, gli ha insegnato.

Completamento ideale di Tutte le cronache musicali: L’Espresso 1967-1989 (Bulzoni, 2000, 3 voll.) Olschki dà alle stampe Forma divina con il sostegno della Fondazione Spinola Banna per l’arte (prossima a ricevere il Leone d’argento): due pregiati volumi, dal punto di vista editoriale e contenutistico, che racchiudono un’ampia selezione, ottanta per l’esattezza, di programmi di sala per opere e balletti, scritti da Fedele d’Amico tra il 1950 e il 1988, in maggior parte per l’Opera di Roma e la Scala. Un vademecum, concepito in origine come guida per assistere a uno spettacolo teatrale, che oggi ridiventa occasione di approfondimento. D’Amico traccia due secoli di storia dell’opera: il primo tomo è dedicato a Sette e Ottocento, con una prevalenza di opera italiana, il secondo al Novecento e, in misura minore, ai balletti. Le opere sono celebri, ma l’acuto osservatore ha qualcosa da insegnare anche al melomane più esperto, e lo fa con una prosa elegante.

Più ristretto l’ambito cronologico dell’argomento affrontato da Claudio Toscani, il teatro musicale italiano del primo Ottocento (così recita il sottotitolo), anche se in verità giunge fino alla morte di Verdi, tracciando la storia dei cori verdiani nell’Italia del Risorgimento; Mayr, Donizetti e Bellini sono i protagonisti degli altri contributi. Ghiotto è il saggio con tedesco a fronte sul gergo teatrale italiano nel primo Ottocento (intitolato Broccoli, arrosto e brodo lungo) visto attraverso le lenti dell’«Allgemeine musikalische Zeitung». Diversi sono i temi: le influenze francesi nelle opere di Mayr e Paer, i percorsi “esotici” dell’opera italiana del periodo, la compatibilità dei sistemi metrico-melodici italiano/francese vista attraverso la traduzione delle Vêpres siciliennes, e infine le note a margine dell’edizione critica de I Capuleti e i Montecchi.

Sul versante francese l’opera è indagata attraverso lo studio dei consumi e delle pratiche culturali dallo storico Gerardo Tocchini. Nella Francia di antico regime essa è esibizione del potere e riaffermazione delle linee di assetto dominanti nella società (si leggano in particolare le disamine del répertoire royal, replicabile all’infinito, e sul suo declino; il paragrafo dedicato alla trasformazione dell’Opéra da luogo del consenso a roccaforte del conformismo regio). L’opera è considerata dall’autore prima di tutto come strumento della comunicazione sociale e oggetto della politica. Gli aspetti materiali (“nuovi generi lirici e consumi del pubblico di città”; “mantenere una ballerina all’Opéra”) sono centrali, poiché l’oggetto musicale è per l’autore «un mezzo per cercare di comprendere e dare un volto alla domanda culturale degli uomini di antico regime». Di taglio estetico Il viaggio di un’idea di teatro di Fabiano e Noiray illustra la lenta uscita dalla semiclandestinità dell’opera italiana in Francia qualche tempo dopo la morte di Lully fino all’inaugurazione del Théâtre de Monsieur, teatro d’opera italiana (1791). Aspetti specifici presi in esame sono la nascita della “comédie mêlée d’ariettes” (1752-1757), il ruolo degli italiani all’Académie royale de musique (1754-1789), l’opera buffa a Parigi nel periodo pre-rivoluzionario.

In ambito tedesco Marina Mayrhofer discute la magia quale componente drammaturgica partendo dal Singspiel Undine di E.T.A. Hoffmann (1816), anche inteso quale anticipazione degli esiti cui pervenne Wagner con L’Olandese volante e il Lohengrin, e ne Il franco cacciatore di Weber (1821): pur nelle diverse ambientazioni l’autrice ravvisa in queste opere il ricorso alla magia per scatenare incubi e ansie inconfessate, in particolare attraverso l’uso del canto popolare (romanza, ballata, Lied per voce sola). L’oratorio Das Paradies und die Peri di Schumann (1843) e l’opera Königskinder di Humperdinck (1897) occupano la seconda parte del volume. Buona bibliografia sintetica a fondo volume, la cura redazionale del testo è tuttavia ampiamente perfettibile.

Una nuova guida al Ring mancava. Agile, nonostante le quasi seicento pagine, concepita da Gastón Fournier-Facio e Alessandro Gamba, essa è stata data alle stampe prima dell’arrivo della Tetralogia alla Scala diretta da Barenboim. Comprende soggetti, libretti con originale a fronte nella nuova traduzione di Franco Serpa, fonti filosofiche ispiratrici di Wagner (una sezione inframmezzata alla sintesi dell’opera, la cui idea è di Gamba), bibliografia ragionata in appendice, che avrebbe potuto essere divisa tra testi specialistici e non. L’inserimento del Qrcode permette di ascoltare in streaming l’edizione incisa da Marek Janowski nel 1980-1983 con la Staatskapelle di Dresda, disponibile in mp3 anche sulla pagina web de il Saggiatore. Nonostante la collana Opere e libri non lo preveda, sarebbe auspicabile l’uscita in formato e-book.

Il Giornale della Musica, 308, novembre 2013, p. 22

“Verdi, narrar cantando”: Paolini & Brunello

© Giulio Favotto Otium

© Giulio Favotto Otium

Debutta al Teatro Regio di Torino lo spettacolo di Marco Paolini e Mario Brunello che fa cantare il pubblico.

Far cantare il pubblico è un’idea che nella sua semplicità fa presa. Si cementa “qualcosa”, attraverso il canto collettivo, qualcosa che forse questo Paese sta dimenticando.

E soprattutto: quando ci ricapiterà di cantare in un teatro gremito fino all’ultima poltrona?

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Falstaff mandato a “Casa Verdi” da Damiano Michieletto

Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio.

Così Verdi descrive la casa di riposo per musicisti anziani che fondò al tempo della composizione del Falstaff.

Recensione del Falstaff al Festival di Salisburgo.

Read here in English.

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Falstaff 2013: Ensemble. © Silvia Lelli

Ermafrodite armoniche. Lo strano caso del contralto nell’800

Beghelli coverMarco Beghelli e Raffaele Talmelli,

Ermafrodite armoniche. Il contralto nell’Ottocento.

Zecchini editore, Varese, 2011, pp. 215, € 25, con cd allegato. (Anche in ebook)

Con questo libro originale Marco Beghelli e Raffaele Talmelli dimostrano che l’idea che abbiamo oggi dei contralti è diversa da quella che si aveva nell’Ottocento. Soprani romantici per eccellenza, come Maria Malibran o Giuditta Pasta, erano chiamate contralti: baritonaleggianti, tendenti al virile al grave e con una tessitura acuta corrispondente a quella degli odierni soprani leggeri. Le testimonianze verbali coeve lodano quest’estensione per lo scarto continuo tra zone acute e gravi, con effetto “jodel” (Fétis), dovuta alla tecnica del doppio registro vocale (che oggi suona dilettantesca). Molte di queste cantanti di primo ‘800, erano state allieve di castrati, e li sostituirono di fatto nei loro ruoli. È legittimo perciò chiedersi se, per contro, anche i castrati avessero una voce virile. C’erano anche donne che si specializzavano in parti tenorili (non en travesti), come Ruby Helder “lady tenor”, la cui voce impressionante si ascolta nella Martha di Flotow, l’opera citata anche nell’Ulysses. Solo negli anni ’20-’30 del secolo scorso nacque il mezzosoprano così come lo conosciamo: dall’estensione più limitata, ma omogenea in tutta la gamma (come Cossotto, Simionato, Besanzoni).

Nonostante non si abbiano registrazioni sonore fino alla fine dell’Ottocento, gli autori riescono a descrivere quel suono perduto attraverso fonti scritte coeve e fonti sonore più tarde (che si ascoltano nelle 62 tracce del cd), legate in qualche modo a quelle voci del passato. I ritratti vocali si aprono con Malibran e si chiudono con Callas. Ampia è l’appendice di testimonianze: tra queste il profilo di Huguette Tourangeau, vocalità atipica che proprio per il suo ermafroditismo vocale conquistò il successo di pubblico, ma gli strali della critica, e l’intervento di due foniatri, Nico Paolo Paolillo e Franco Fussi, che spiegano come le donne possano sviluppare delle risonanze gravi tipicamente maschili.

Il Giornale della musica, 299, gennaio 2013, p. 29

Una pantera per Ariadne

L’opera di Richard Strauss fagocitata dal rifacimento di Sven-Eric Bechtolf

 

La versione creata per il Festival di Salisburgo dal regista Sven-Eric Bechtolf assembla “Il borghese gentiluomo”, con le musiche di scena di Richard Strauss e la sua “Ariadne auf Naxos” (prima versione, 1912) e mette in scena anche Hofmannsthal in persona che flirta con la sua corrispondente epistolare, la vedova Ottonie von Degenfeld-Schonburg (la brava Regina Fritsch)…

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