Ridete franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire.
Giacomo Leopardi – Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura
23 settembre 1828
(via Laura Gargano, che ringrazio per avermela fatta conoscere).
Esistono musei privati e pubblici. I musei privati, spesso, sono collezioni artistiche di un singolo individuo che sceglie i criteri espositivi e come gestire il suo museo. I musei privati sono oggi in decisa crescita e stanno cambiando radicalmente il paesaggio culturale. Opere in precedenza inaccessibili diventano visibili al pubblico. In assenza di adeguati finanziamenti, la generosità individuale può in effetti colmare una mancanza nella vita culturale di una nazione. Di conseguenza i gusti personali dei collezionisti influenzano sempre più il tipo di arte che viene commissionata, esposta, descritta, studiata. Liberi dalle necessità di rappresentare una comunità ampia, i collezionisti privati sono in grado di perseguire i propri interessi, esponendo lavori che li rappresentino.
Un museo pubblico segue invece standard legali ed etici, oltre a dover onorare la sua missione. Molti musei pubblici sono membri di organizzazioni museali professionali e sono anche tenuti a seguire i loro standard. La storia ha dimostrato che il mondo dell’arte trae beneficio da una variegata serie di voci e prospettive.
Oggi vanno emergendo alcuni modelli di partenariato tra pubblico e privato che promuovono la condivisione della conoscenza, e consentono ai musei, sia quelli di recente fondazione sia già affermati, di imparare gli uni dagli altri e dalle esperienze passate.
Ci si può quindi chiedere: in che modo la musica rientra nel gusto e nelle scelte museali di collezioni pubbliche e private? Quali opere d’arte legate alla musica esistono nei musei pubblici e privati di tutto il mondo? Come vengono studiati e catalogati questi oggetti? Come vengono organizzati per l’esposizione pubblica? Il pubblico dovrebbe essere reso consapevole dei cambiamenti nella gestione del patrimonio musicale di tutti. Solo attraverso lo scambio e la collaborazione tra artisti, istituzioni e il loro pubblico che possiamo tutelare l’ecosistema artistico per il XXI secolo e per il nostro futuro.
Il 2020 è un anno importante per Beethoven. Il suo 250esimo compleanno sarà celebrato tutto il mondo. Questo simposio prende attivamente parte alle celebrazioni rendendo omaggio al compositore organizzando una sessione apposita, su temi beethoveniani, curata da Benedetta Saglietti.
Comitato:
Zdravko BLAŽEKOVIC, City University of New York, The Graduate Center
Cristina SANTARELLI, Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, Torino
Luzia Aurora ROCHA, Universidade NOVA de Lisboa
Luísa CYMBRON , Universidade NOVA de Lisboa
Antonio BALDASSARRE, Hochschule Luzern: Musik
Cristina BORDASIBAÑEZ, Universidad Complutense, Madrid
Comitato organizzatore: Luís Correia de Sousa (coord.), Nuno Prates, Maria Fernandes, Rui Araújo, Beatriz Carvalho, Edward d’Abreu, Luísa Gomes
Le nuove stelle della musica classica si ascoltano nella serie YOUNG: distribuita nel corso di tutta la Stagione 2019/2020 in sei concerti serali che hanno luogo al Teatro Vittoria introdotti dalle guide all’ascolto di Benedetta Saglietti.
Benedetta Saglietti lavora su un verso breve (anche troppo, a volte) con buoni effetti di concisione e toni forse ancora a tratti legati alla lontana tradizione ermetica.
«Il solvente non dissolve / un grumo rappreso, / disseccato, d’affanno» (Trenodia).
Efficace, in ogni caso, la fisicità sempre presente, a volte con tratti di un’energia espressiva, di voluta sgradevolezza, che riesce a sorprendere davvero positivamente:
«Grassi / vermi / indisturbati dormono / saporiti sonni / nel silente tepore del / corpo. /// Il verde splendente dell’erba / è l’opera del verme» (Prato).
Benedetta Saglietti ha un dire, a sua volta, molto scandito e razionale e descrive (andando troppo, troppo a capo) con paradossale ed efficace lucidità scientifica:
«Stilla / scintille / luminosamente / la tua pelle. //
Usurpa / inaspettatamente / tutto / un vuoto d’aria. / Conosco / i tre ritmi / del tuo respiro: / acefalo / tronco / sincopato. //
Lo regoli / con solerzia, / ti tradisce / l’istinto. // Involontario / grido / di branchia di pesce. / […] / Ogni / ricchezza / chiede / il confronto / col vuoto»
Quando cominciò la mia passione podistica iniziai a collaborare con gli amici di Runlovers scrivendo di musica in modo diverso dal solito e per un pubblico di curiosi. Ascoltando da sempre musica classica, amando scrivere e correre, è stato facile unire le tre passioni.
Beethoven, santo patrono dei runners
Iniziare a correre è stato un po’ come smettere di fumare: non sai mai qual è la volta buona.
Un giorno fatidico, uscita col fedele lettore mp3, con la musica del cuore, in tenuta da bici, mi sono fermata in un posto che amo e ho pensato:
“Oggi provo a correre”
Avevo bisogno del ritmo giusto. Da sempre sono di ferma fede beethoveniana.
Avete presente la Quinta Sinfonia? Ta-ta-ta-taaaa, Ta-ta-ta-taaa. Da un impulso ritmico Beethoven costruisce un mondo intero.
Una delle metafore con cui più spesso è stato descritto Beethoven è quella del Titano o Promèteo, anche per questo motivo.
Allegro molto
Non appena il quarto movimento, “Allegro molto”, del Quartetto op. 59 n. 3, è partito nelle mie orecchie, mi sono convinta. Beethoven sarebbe stato perfetto non solo nella mia vita quotidiana, ma sempre, anche mentre correvo.
Quando ho avuto un po’ più di fiato ho ascoltato il quartetto per intero. Per la prima volta, correndo. Il mio lettore mp3 mescolava i movimenti, un po’ a caso, così:
III. Menuetto. Grazioso – Trio
Oggi, anche se vado un po’ più lontano di quel primo fatidico giorno, questo quartetto conserva sempre un suo speciale equilibrio, una durata, un “tutto” perfetto. Anche per correre.
Questo è il primo movimento, i primi 11′ d’inebriante bellezza. Di distillata, purissima fatica prima di correre… via, sotto la doccia.
I. Introduzione. Andante con moto – Allegro vivace
Il tema intonato dal primo violino (1’33”) funziona come un mantra. Mi concentro su quella frase. La osservo modificarsi come un fiore che cresce ripreso all’acceleratore.
Il Tokio è tra i miei quartetti preferiti. Amo l’Alban Berg che vedete nei video sopra e, tra gli italiani, tenete sempre d’occhio il Quartetto diCremona.
c.v.d.
Esiste una corsa intitolata “Beat Beethoven“: si corre sulle note della Quinta Sinfonia e l’obiettivo è arrivare prima che la sinfonia finisca…
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