Come si ascolta la musica classica: all’Unione musicale di Torino

Al via la serie “Young”

Le nuove stelle della musica classica si ascoltano nella serie YOUNG: distribuita nel corso di tutta la Stagione 2019/2020 in sei concerti serali che hanno luogo al Teatro Vittoria introdotti dalle guide all’ascolto di Benedetta Saglietti.

Il menù completo

Le date:

Sabato 19 ottobre 2019: Stephen Waarts (violino) e Gabriele Carcano (pianoforte)

Sabato 16 novembre spazio al recital di Maddalena Giacopuzzi, pianoforte

Martedì 4 febbraio 2020 sarà la volta del Quartetto Indaco

Martedì 17 marzo 2020 Anastasia Kobekina (violoncello) con Jean-Sélim Abdelmoula (pianoforte)

Sabato 18 aprile 2020 il violinista tedesco Albrecht Menzel, accosterà il suo Stradivari del 1709 al pianoforte di Ran Jia

Infine, martedì 5 maggio 2020 chiusura con l’atteso ritorno del Trio Chagall.

Due poesie lette da Maurizio Cucchi

C’è un grumo d’affanno

Benedetta Saglietti lavora su un verso breve (anche troppo, a volte) con buoni effetti di concisione e toni forse ancora a tratti legati alla lontana tradizione ermetica.

«Il solvente non dissolve / un grumo rappreso, / disseccato, d’affanno» (Trenodia).

Efficace, in ogni caso, la fisicità sempre presente, a volte con tratti di un’energia espressiva, di voluta sgradevolezza, che riesce a sorprendere davvero positivamente:

«Grassi / vermi / indisturbati dormono / saporiti sonni / nel silente tepore del / corpo. /// Il verde splendente dell’erba / è l’opera del verme» (Prato).

Maurizio Cucchi, La Stampa, Tuttolibri, 8 febbraio 2008

Occhio: troppo a capo è troppo

Benedetta Saglietti ha un dire, a sua volta, molto scandito e razionale e descrive (andando troppo, troppo a capo) con paradossale ed efficace lucidità scientifica:

«Stilla / scintille / luminosamente / la tua pelle. //

Usurpa / inaspettatamente / tutto / un vuoto d’aria. / Conosco / i tre ritmi / del tuo respiro: / acefalo / tronco / sincopato. //

Lo regoli / con solerzia, / ti tradisce / l’istinto. // Involontario / grido / di branchia di pesce. / […] / Ogni / ricchezza / chiede / il confronto / col vuoto»

(da L’oscillatore armonico).

Maurizio Cucchi, La Stampa, 22 settembre 2006

Correre con Beethoven

Quando cominciò la mia passione podistica iniziai a collaborare con gli amici di Runlovers scrivendo di musica in modo diverso dal solito e per un pubblico di curiosi. Ascoltando da sempre musica classica, amando scrivere e correre, è stato facile unire le tre passioni.

Beethoven, santo patrono dei runners

Iniziare a correre è stato un po’ come smettere di fumare: non sai mai qual è la volta buona.

Un giorno fatidico, uscita col fedele lettore mp3, con la musica del cuore, in tenuta da bici, mi sono fermata in un posto che amo e ho pensato:

“Oggi provo a correre”

Avevo bisogno del ritmo giusto. Da sempre sono di ferma fede beethoveniana.

Beethoven è il santo patrono dei runner. Perché?

  1. Avete presente la Quinta Sinfonia? Ta-ta-ta-taaaa, Ta-ta-ta-taaa. Da un impulso ritmico Beethoven costruisce un mondo intero.
  2. Una delle metafore con cui più spesso è stato descritto Beethoven è quella del Titano o Promèteo, anche per questo motivo.

Allegro molto

Non appena il quarto movimento, “Allegro molto”, del Quartetto op. 59 n. 3, è partito nelle mie orecchie, mi sono convinta. Beethoven sarebbe stato perfetto non solo nella mia vita quotidiana, ma sempre, anche mentre correvo.

Quando ho avuto un po’ più di fiato ho ascoltato il quartetto per intero. Per la prima volta, correndo. Il mio lettore mp3 mescolava i movimenti, un po’ a caso, così:

III. Menuetto. Grazioso – Trio

Oggi, anche se vado un po’ più lontano di quel primo fatidico giorno, questo quartetto conserva sempre un suo speciale equilibrio, una durata, un “tutto” perfetto. Anche per correre.

Questo è il primo movimento, i primi 11′ d’inebriante bellezza. Di distillata, purissima fatica prima di correre… via, sotto la doccia.

I. Introduzione. Andante con moto – Allegro vivace

Il tema intonato dal primo violino (1’33”) funziona come un mantra. Mi concentro su quella frase. La osservo modificarsi come un fiore che cresce ripreso all’acceleratore.

Via la fatica.

Ci siamo solo io e Beethoven che grida:

“Muß es sein?” “Es muß sein!”

Scegliere ottimi interpreti:

Il Tokio è tra i miei quartetti preferiti. Amo l’Alban Berg che vedete nei video sopra e, tra gli italiani, tenete sempre d’occhio il Quartetto di Cremona.

c.v.d.

Esiste una corsa intitolata “Beat Beethoven“: si corre sulle note della Quinta Sinfonia e l’obiettivo è arrivare prima che la sinfonia finisca…

Riconoscere il talento: George Albert Aurier su Vincent van Gogh

G. Albert Aurier fu il primo critico a riconoscere pubblicamente il talento di Vincent van Gogh.

Gabriel Albert Aurier fu il primo critico a riconoscere pubblicamente il talento di Vincent van Gogh, pittore come – come noto – non ebbe alcun successo in vita.

Il 1° gennaio del 1890 il critico scrisse un profilo ispirato, vibrante, commovente (se letto col senno di poi) di Van Gogh sul Mercure de France.

Si legge on line su Gallica.

Ecco la risposta di Vincent van Gogh:

[C]her Monsieur Aurier,

Merci beaucoup de votre article dans le Mercure de France, lequel m’a beaucoup surpris.

Je l’aime beaucoup comme oeuvre d’art en soi, je trouve que vous faites de la couleur avec vos paroles; enfin dans votre article je retrouve mes toiles mais meilleures qu’elles ne le sont en réalité, plus riches, plus significatives.

Qui leggiamo tutta la lettera, dal facsimile, direttamente dalla penna di van Gogh.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate) è un film del 2018 diretto da Julian Schnabel, da cui ho tratto questa storia.

Una storia della musica in due copertine

Tra la prima copertina della Breve storia della musica di Massimo Mila, apparso per i tipi dell’editore Bianchi Giovini, Milano, 1946. bross. edit. pp. 356, 8°. Prima Edizione nella collana “Cultura” n. 3

e la sua ultima edizione, Einaudi 2014, collana ET Saggi pp. 488, sono trascorsi cronologicamente 68 anni, ma parecchie ere geologiche sia a livello grafico sia a livello della consapevolezza della disciplina (la storia della musica sembra ahimè inghiottita dalla musicologia). Il testo, al suo interno, non credo sia cambiato altrettanto.

Il fatto che questa Storia sia ancora in circolazione fa riflettere, almeno in due modi. La vitalità di un’opera è benvenuta, ma ci si chiede anche quali e quante posizioni critiche siano oggi superate e quanto e se, in effetti, di questo testo venga consigliata una lettura critica (nessuno crede che un’opera del 1946 possa essere letta senza molte precisazioni nel 2019).

Leggi anche:

Musica per gli occhi, note grafiche