10 esperienze di lettura del 2015

Memorialistica:

  • Erich Kästner, Taccuino ’45 – Un diario del tracollo del terzo Reich (trad. it. Artemio Focher) Mattioli 1885, 2015: a volte la storia più recente ci sembra del tutto estranea a ciò che siamo oggi, a quello che siamo diventati e pare impossibile che gli eventi narrati si siano svolti in luoghi conosciuti, a noi noti. Kästner sa parlare della guerra senza retorica, come un fatto quotidiano, di bruciante normalità.

Narrativa:

  • Giorgio Caponetti, Quando l’automobile uccise la cavalleria, Marcos y Marcos 2011: un romanzo basato su fatti realmente accaduti scritto benissimo. L’audace Federigo Caprilli, l’esteta Emanuele Cacherano di Bricherasio e sullo sfondo lo spregiudicato Giovanni Agnelli. Condensa lo spirito della nascente modernità.

Lett. specialistica:

  • Guido Adler, Umfang, Methode und Ziel der Musikwissenschaft, in: «Vierteljahrsschrift für Musikwissenschaft», 1, 1885, pp. 16-17, online. Il testo fondativo della musicologia.
  • Melanie Unseld,  Biographie und Musikgeschichte. Wandlungen biographischer Konzepte in Musikkultur und Musikhistoriographie, Köln/Wien, Böhlau 2014: su una vexata quaestio della storia della musica. Da leggere assolutamente perché la Unseld ha il coraggio di dire ciò che per troppo tempo è rimasto non detto.

leggere

Saggistica:

  • Mithu M. Sanyal, Vulva. Die Enthüllung des unsichtbaren Geschlechts, Wagenbach 2009: la storia culturale della vulva. Sorprendente a ogni pagina. Si aspetta (ancora) la traduzione italiana!
  • Ernst Kris – Otto Kurz, La leggenda dellartista, Bollati Boringhieri 1989: qui alcune riflessioni. Com’è potuto succedere che non l’abbia letto prima?
  • Luciano Berio, Scritti sulla musica, Einaudi 2013: l’ampiezza di interessi del compositore è sorprendente. Come re Mida attraverso ogni parola riesce a far rilucere l’oggetto di cui parla.
  • Giuliano da Empoli, Contro gli specialisti, Marsilio 2013: l’umanesimo può prendersi una rivincita in un’epoca di avanzamento tecnologico che tutto sembra fagocitare? Ne avevo parlato qui.
  • Jorge Carrión, Librerie. Una storia di commercio e passioni, Garzanti 2015. Recensito qui: per Doppio zero.
  • Federica Muzzarelli, Moderne icone di moda. La costruzione fotografica del mito, Einaudi 2013. Come si costruisce un mito da fine Ottocento a metà del Novecento sfruttando la fotografia e i media?

Viaggio del mondo in 400 librerie: una storia di commercio e passioni, Jorge Carrión

51qAlGe6iqL._SX328_BO1,204,203,200_

Jorge Carrión:

Librerie. Una storia di commercio e passioni

Milano, Garzanti 2015, pp. 327

«La libreria è leggera, la biblioteca pesante. […]

La libreria è crisi perpetua subordinata al conflitto tra novità e ambiente».

Com’è cambiato questo luogo atto ad accogliere libri nel corso del tempo? Come si modificherà in futuro? Come può trasformarsi senza perdere la sua riconoscibilità e centralità che rivestiva nel nostro recente passato? Come siamo cambiati noi? Perché abbiamo strutturato la nostra identità a partire dalla relazione con queste cose di carta e le persone che stanno loro attorno?

Cosa cerchiamo in un libro?

C’è differenza tra ordinare una pizza e un libro?

Scritto per Doppio Zero

I libri cambiano la vita?

I libri hanno bisogno di noi (?)

Dopo aver dedicato ore, giorni, settimane a leggere, a imparare mnemonicamente, a spiegare a noi stessi, o ad altri, un’ode trascendente di Orazio, un canto dell’Inferno, gli atti tre e quattro del Re Lear, le pagine sulla morte di Bergotte nel romanzo di Proust, ritorniamo al nostro arido universo domestico.

In strada, un grido lontano. Lo udiamo a mala pena. È l’indizio di un disordine, di una realtà contigente, volgarmente transitoria, non commensurabile a quella della nostra coscienza di posseduti. Che cos’è questo grido in strada se paragonato al grido di Lear contro Cordelia, o di un Achab al proprio demone bianco?

In un mondo di una monotonia asettica, precondizionata, ogni giorno muoiono migliaia, centinaia di essere umani sui nostri schermi televisi. […] Lo studioso, il lettore autentico, lo scrittore, è permeato dalla spaventosa intensità della narrativa, è formato per rispondere al più alto grado d’identificazione col testuale, con il fittizio. Questa formazione, questa concetrazione sulle antenne nervose e sugli organi dell’empatia – la cui portata non è mai illimitata – può mutilarlo, tagliarlo fuori da ciò che Freud chiamava il “principio di realtà”.

Da questo punto di vista paradossale il culto e l’esercizio delle discipline umane praticato dal divoratore di libri e dallo studioso possono a tutti gli effetti disumanizzare. Di conseguenza, forse ci riesce più difficile calarci nella vita politica e sociale che ci circonda, impegnarci in prima persona. Esiste un soffio gelido di disumanità nella torre di Montaigne, nella riflessione di Yeats che ci chiede di scegliere tra la perfezione della vita e dell’opera, nell’atteggiamento di un Wagner convinto che fosse inutile rimborsare coloro che l’avevano aiutato quando si trovava in difficoltà, perché delle note a piè di pagina alle sue biografie li avrebbero resi immortali.

Per m che insegno e considero quale ossatura stessa della vita la letteratura, la flosofia, la musica e le arti, come saprò tradurre questa necessità in coscienza morale concreta della necessità umana, dell’ingiustizia che contribuisce in così ampia misura a rendere possibile l’alta cultura? Le torri che ci isolano son ben più coriacee dell’avorio. Non ho alcuna risposta convincente.

Siamo però chiamati a trovarne una se vogliamo ottenere il privilegio di vivere le nostre passioni, se vogliamo stringere fra le mani la meraviglia di un nuovo libro – Cui dono lepidum novum libellum? (“A chi lo dono il grazioso e nuovo libretto”?), chiede Catullo – e se vogliamo prendere parte, per quanto modestamente, all’orgoglio disincantato della sua preghiera: Quod, o patrona virgo / plus uno maneat perenne saeclo (“Oh, vergine patrona, duri perenne più di un secolo!”).

George Steiner, I libri hanno bisogno di noi,

Garzanti, Milano 2013, pp. 80-2.

La Nona di Beethoven di Harvey Sachs

Nona

Harvey Sachs,

La Nona di Beethoven,

Milano, Garzanti 2011, pp. 281, € 22

Scrivere un libro sulla Nona Sinfonia di Beethoven significa confrontarsi con una letteratura torrenziale. Basti tener presenti due lavori in inglese che precedono questo (e che andrebbero tradotti): Esteban Buch, Beethoven’s Ninth. A Political History (trad. ingl. 2003) e l’opera di David B. Levy (Yale U. Press, rev. ed. 2003).

Qual è il proposito di Sachs? Analizzare il contesto in cui nacque, dare un’interpretazione del significato storico della Nona e della sua recezione coeva, legare la sinfonia a creazioni di artisti come Byron, Puškin, Delacroix, Heine, nate intorno al 1824, il cui nocciolo sarebbe «la ricerca della libertà». Opere i cui punti di contatto, all’epoca, sarebbero sembrati inconsistenti o inesistenti, ma i cui legami, visti dalla prospettiva odierna sembrerebbero – all’autore – fin troppo evidenti.

Il testo è opera di un appassionato ascoltatore/interprete che qua e là fornisce impressioni personali convincenti, tuttavia lascia perplessi una lettura lacunosa dei capisaldi della ricerca (non c’è traccia ad es. di Dahlhaus o Tovey) e la citazione talvolta di seconda o terza mano delle fonti, come l’«Allgemeine musikalische Zeitung» (che si trova digitalizzata online) o i Quaderni di conversazione.

Il Giornale della Musica, 292, maggio 2012, p. 29

Leggi anche:

Lewis Lockwood’s reviewNineteenth-Century Music Review, Volume 8, Issue 01, June 2011, pp. 139-143 (necessario il log-in attraverso un’istituzione che fornisca accesso al periodico).