Ma quanto mi costi? Sulle fondazioni lirico-sinfoniche

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Bruegel il giovane, Pagando le tasse, olio su tavola, 1620-1640, USC Fisher Museum of Art, fonte: commons.wikimedia.org

Un passaggio dell’intervento della Conferenza internazionale “Organizzazione, gestione e finanziamento dei Teatri d’Opera, esperienze europee a confronto” svoltasi lunedì 5 novembre, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, nell’ambito di Florens 2012, Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali.

”I Teatri d’Opera in Italia sono troppo onerosi, ha affermato Petretto: costano complessivamente 400 milioni di euro l’anno (il 70% se ne va nel personale), ne perdono 3 e hanno quasi tutti un forte indebitamento – dice Alessandro Petretto -. Considerando che, per evidenti ragioni, i finanziamenti statali continueranno a decrescere occorre aumentare il contributo dei privati con forme differenti di finanziamento (dal merchandising alla sponsorizzazione di singoli eventi), accrescere la deducibilità della tassazione e studiare forme di prelievo di scopo”.

Ma qual è davvero il contributo dei privati? Controllate qui le pp. 300-1 del pdf. della Corte dei Conti.

In sintesi (migliaia di euro):

risorse pubbliche: 316.255 vs. finanziamento privato: 44.377

”Complessivamente – ha aggiunto Petretto – le nostre Fondazioni liriche [13] mettono in scena ogni anno circa 3000 spettacoli con un costo medio ciascuno di 135000 euro ed impiegano 5600 addetti; […] le strutture sono dunque sottoutilizzate e ciascun evento ha un costo medio troppo elevato”.

I numeri sono dedotti dal documento emanato dalla Corte dei conti sulla gestione delle Fondazioni lirico-sinfoniche relativa agli anni 2007-2010, documento che riguarda:

Teatro comunale di Bologna
Teatro lirico di Cagliari
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Teatro “Carlo Felice” di Genova
Teatro “Alla Scala” di Milano
Teatro “San Carlo” di Napoli
Teatro “Massimo” di Palermo
Teatro dell’Opera di Roma
Teatro Regio di Torino
Teatro lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste
Teatro “La Fenice” di Venezia
Arena di Verona
Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Roma

Ecco le due conclusioni:

Il limitato apporto delle risorse provenienti da fonti private ha confermato il venir meno dell’aspettativa, tranne che per poche Fondazioni, di una maggiore partecipazione dei privati alla gestione dei Teatri lirici.

I complessivi risultati economici d’esercizio delle fondazioni risultano costantemente negativi, e mostrano nell’ultimo anno [2010] l’esito peggiore, per quanto di poco superiore a quello del 2008.

Qui si può leggere un articolo di Lavoce.info che spiega quanto (poco) s’investa in questo genere di attività culturali in Italia.

Fatte le debite differenze, si confrontino i numeri della diversa produttività della Germania: un Paese che ha circa 20 mln di residenti in più rispetto all’Italia e un sistema di opere di repertorio da noi quasi del tutto assente. In Germania 83 teatri musicali sono responsabili annualmente di 13000 spettacoli di opera, operetta e balletto, esclusa la musica sinfonica.

Fonte: Deutsches Musikinformationszentrum (Topografie des Musiklebens, 1: Kulturorchester).

Anche a fronte dell’esistenza del repertorio, alcuni problemi, tuttavia, sono comuni in Europa.

La ricerca di Arnold Jacobshagen, ad esempio, include una statistica relativa al dispendio dei teatri tedeschi nel periodo 2000-2008 (imm. 2, p. 4); e sempre a pagina 4 si legge:

L’80 per cento delle spese non sono coperte da entrate di cassa.

In Italia è la percentuale arriva all’88.

Le sovvenzioni continueranno, nonostante tutto? Cosa cambierà con il nuovo art bonus? La musica classica è davvero in declino in Europa o interessa un sempre minor numero di persone? E se sì, perché? Il pubblico sta diventando sempre più anziano o ci sarà il ricambio generazionale? Qui alcune idee in proposito di Greg Sandow (in inglese).

Aggiornamento 6/5/13:

I numeri dello spettacolo di Giuseppe Pennisi

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