Il collettivo berlinese She She Pop mette in scena la Frühlingsopfer alla Casa Teatro Ragazzi a Torino nell’ambito del Festival delle colline torinesi.
Un cerchio magico, tracciato da una spessa corda arancione, 4 lenzuoli su cui sono proiettate le madri, 4 figli, 3 femmine e un maschio, dentro al cerchio…
Leggi la mia recensione sul Giornale della musica.
Autore: Benedetta Saglietti
Cartoline dal Salone del libro 2.
Al Salone del libro ci sono, tra le mille possibili, sostanzialmente 3 fruizioni: gli eventi, gli stand dove lavorano amici e colleghi, e il caso.
Il paese ospite è la Germania: l’editore Wagenbach ha compiuto 50 anni l’anno scorso. La biografia avventurosa di Klaus è tradotta in italiano da Sellerio. Me l’ha regalata lui, e lo ringrazio (l’ho letta pure in tedesco). Fanno dei libri bellissimi e riconoscibili dalla copertina rossa di tela, e dal contenuto importante.
La lettera torre riserva sempre delle sorprese: la domanda era la stessa di cui avevo già parlato, qual è la meraviglia dell’Italia?
Che mi fa venire in mente il Supplemento al dizionario italiano di Munari.
La verosimiglianza del facsimile dell’erbario di Trento (XV sec. Castello del Buonconsiglio) riprodotta da Patrimonio Italiano (Priuli & Verlucca) mi ha colto di sorpresa, e mi ci ha portata il caso.

Indossanti i guanti ho trascorso un’oretta nel medioevo, con uno scrigno in grembo che conteneva un libro delle ore in facsimile d’inaudita bellezza. Mi hanno regalato una monetina in tiratura limitata – chiccosissima – e gli ho raccontato il progetto di Johan Oosterman e della sua Maria van Gelre.
Ho poi curiosato tra i cimeli di d’Annunzio, che avevo già adocchiato ieri e ho incontrato un signore simpatico con cui abbiamo scambiato le impressioni sulle recenti visite al Vittoriale.

Grazie a Carlos ho coronato il mio desiderio di conoscere l’editore Henry Beyle, il cui patron assomiglia ai suoi libri. Rispettando il suo riserbo, lascio qui solo una foto della copertina bellissima del Frasario essenziale di Flaiano. Ecco un ferro del mestiere.

Si fa sempre tardi, e anche il cane di Goethe dice che è ora di tornare a casa.

Cartoline dal Salone del libro 1.

Il brainstorming che ha fatto il paese ospite, la Germania, cui è stato chiesto come vedono l’Italia…




Farinelli ritrovato
Il Farinelli ritrovato, Atti del Convegno di studi, Bologna 29 maggio 2012, a cura di Luigi Verdi
Centro Studi Farinelli-Fondazione del Monte 1473, Lucca, LIM 2014,
XII-242 pp. € 32 con CD audio
Il Centro Studi Farinelli nasce a Bologna sulla fine degli anni ’90 ad opera di un gruppo di appassionati: Francesca Boris, Maria Pia Jacoboni, Vincenzo Lucchese Salati, Carlo Vitali e Luigi Verdi, curatore del presente volume “Farinelli ritrovato”.
Questo libro è tante cose in una: sono anzitutto gli atti di un convegno tenutosi a Bologna nel 2012, celebrando così il 230° anniversario della morte, avvenuta sotto le due Torri, dove Farinelli (ovvero Carlo Broschi) visse gli ultimi vent’anni della sua vita.
È un modo per riannodare il filo del tempo: ricorda in apertura Patrick Barbier i quarant’anni che ci separano dal romanzo Porporino ou les mystères de Naples che contribuì a divulgare il mondo dei castrati napoletani. Era il 1974: a quel tempo – e di acqua sotto i ponti ne sembra passata moltissima, se pensiamo alla fortuna del barocco oggi – la materia era per pochi specialisti.
È indagine storica, Piero Mioli ricostruisce infatti puntualmente la situazione del bel canto a Bologna all’epoca di Broschi, ma anche storico-artistica: grazie a Francesca Boris, Farinelli ci viene incontro anche di persona, nei suoi ritratti.
È frutto di ricerca archivistica e documentale: si legga a tal proposito il saggio sulla villa del celebre castrato di Thomas McGeary e Carlo Vitali, e il lavoro di Gabriella Cibei.
C’è il gossip (Castrato per amore di Valentina Anzani) e la quotidianità indagata da Rosaria Greco Grassilli e Vincenzo Lucchese Salati. Ci sono anche gli elementi per un bel giallo: bastino l’estumulazione e lo studio antropologico dei resti scheletrici, i cui risultati, qui presentati in italiano, erano già valsi un articolo sul Journal of Anatomy, e la riscoperta della tomba un servizio sulla BBC. E ancora basti leggere, per immaginare il suo canto ammaliante, l’analisi morfologica e funzionale di Nicola Lombardo, e l’affascinante ipotesi di Marco Beghelli dell’esistenza di un “baritono”, che conviveva col castrato, Farinelli (già indagata in Ermafrodite armoniche, Zecchini editore). E infine: Carlo Vitali ci accompagna al mercato delle droghe ricostruendo le vicissitudini di un autografo.
In appendice il libretto e la registrazione di “Farinelli, la voce perduta”, opera in un atto su libretto di Sandro Cappelletto e musica di Matteo D’Amico.
It’s not the book that counts but the aura of its author
The moment you are not here to defend your work in interviews, you literally do not exist. There is a penalty. Javier Marías, The Art of Fiction No. 190, interviewed by Sarah Fay, in: The Paris Review (E se lo dice lui nessuno ha più scampo, allora).
It was hostility toward the media, which doesn’t pay attention to books themselves and which values a work according to the author’s reputation. It’s surprising, for example, how the most widely admired Italian writers and poets are also known as scholars or are employed in high-level editorial jobs or in other prestigious fields. It’s as if literature were not capable of demonstrating its seriousness simply through texts but required “external” credentials. In a similar category—if we leave the university or the publisher’s office—are the literary contributions of politicians, journalists, singers, actors, directors, television producers, et cetera. Here, too, the works do not find in themselves authorization for their existence but need a pass that comes from work done in other fields. “I’m a success in this or that field, I’ve acquired an audience, and therefore I wrote and published a novel.” It’s not the book that counts but the aura of its author. If the aura is already there, and the media reinforces it, the publishing world is happy to open its doors and the market is happy to welcome you. If it’s not there but the book miraculously sells, the media invents the author, so the writer ends up selling not only his work but also himself, his image.Elena Ferrante on The Paris Review
Poi è stata l’ostilità per i media che non prestavano attenzione ai libri in loro stessi. Non è il libro che conta, per loro, ma l’aura del suo autore.
Anche adesso, spiega la Ferrante, l’interesse primario del mantenere l’anonimato è «una testimonianza contro la auto-promozione ossessivamente imposta dai media». Secondo la scrittrice, «questa richiesta di autopromozione diminuisce il lavoro vero in ogni tipo di attività umana ed è diventata universale. I media non sono in grado di discutere un’opera d’arte senza trovarci dietro un protagonista. E invece non c’è opera letteraria che non sia frutto di una tradizione, di una sorta di intelligenza collettiva che sminuiamo quando insistiamo che dietro ci sia un protagonista».
Il Mattino, 6 marzo 2015




Devi effettuare l'accesso per postare un commento.