Il “mito Beethoven” alla Philharmonie de Paris

LUDWIG VAN

Le mythe Beethoven

Dal 14 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017

Beethoven, tre sillabe che designano molto più che un oggetto di studio storico o musicologico. In esse si sono cristallizzate suggestioni e proiezioni: una musica eroica per eccellenza, una vita tragica, una sordità affascinante, un volto che non si scorda facilmente…

Il compositore, più di ogni altro, da più di due secoli stimola un immaginario letterario, visivo e musicale di prodigiosa ricchezza. Da Gustav Klimt a Joseph Beuys, da Romain Rolland a Milan Kundera, da Franz Liszt a Pierre Henry, da Jean-Michel Basquiat fino a Stanley Kubrick, l’aura beethoveniana ossessiona gli artisti di latitudini, lingue e culture diverse.

Una grande mostra alla Philharmonie de Paris, curata da  Colin Lemoine e Marie-Pauline Martin, indagherà la dimensione mitica di Beethoven e la costruzione del genio.

 

Il debutto del giovane Alfredo Casella al Circolo degli artisti di Torino

Salotto musicale a cura dell’Orchestra Polledro di Torino

Torino, Circolo dei lettori, venerdì 8 aprile, ore 18, sala grande

Il debutto di Alfredo Casella 

Il primo concerto al pianoforte del giovane Alfredo Casella avvenne proprio in quest’aulica sala torinese (all’epoca appartenente al Circolo degli Artisti) il 15 aprile 1894.
A 122 anni di distanza quelle stesse note risuoneranno nella stessa sala grande sullo splendido strumento d’epoca.

Presentazione di Federico Bisio e Benedetta Saglietti.
Al pianoforte Chiara Biagioli.
In programma: Bach, Haendel, Martucci, Sgambati, Weber.

Ingresso gratuito.

Evento off Festival Alfredo Casella (11-24 aprile 2016)

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La migliore metafora della scrittura

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In questo periodo volo in media due volte al mese, di solito per lavoro, e anche se ho trascorso gran parte della vita ad avere paura degli aerei, ora li inseNewyorker_Airport_Final_Resized_3-1guo con la smania di un tossicodipendente. Se è da un po’ che non sono stato in aria, divento irrequieto, stizzoso, irragionevole, stanco – inutile come essere umano. L’inizio di un volo preannuncia l’azione di un gioco. La corsa è ombrosa e improbabile. Una massa di metallo carico, sferragliando lungo la pista, guadagna un improvviso scoppio di velocità e in un piccolo sussulto miracoloso perde il suo peso, si alza e si libra, inscenando attenti giri e coordinamenti via radio che evolvono verso l’assenza di sforzo. A terra, al momento dello sbarco, è di nuovo una carcassa di metallo; la metamorfosi si inverte. Una parte di me è sicura che morirò a ogni decollo, eppure ho bisogno di provare quel panico, quel sollevarsi da terra per non sentirmi perduto. Il volo è la…

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Il loro modo per dirmi addio

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Tutto quello che sono riuscito a portare fuori dalla Russia erano una macchina per scrivere che all’aeroporto 20150805_170104hanno smontato pezzo per pezzo – il loro modo per dirmi addio -, un volumetto della Modern Library con le poesie di John Donne e una bottiglia di vodka che, nel caso fossi riuscito ad arrivare in Austria, avevo pensato di dare a Auden. Altrimenti me la sarei bevuta io.

Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Adelphi (2015). Nella foto (LV) una macchina da scrivere russa di Iosif Brodskij, conservata nella stanza a lui dedicata, nel museo Anna Achmatova alla Casa della Fontanka, a Pietroburgo.

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