Cosa fece Richard Strauss alle Olimpiadi di Berlino, 1936

Un evento sportivo di risonanza mediatica spettacolare: l’infausta cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Un palcoscenico dove il potere dei simboli si mescolava a storie celebri, come quella di Jesse Owens, l’atleta nero vincitore di quattro medaglie d’oro.

Cosa sappiamo di questa giornata e chi fece cosa? Circola una fake news in piena regola, secondo cui si scrive di aver visto ciò che non è mai accaduto.

Una parte delle conoscenze su queste olimpiadi le dobbiamo ai documentari Olympia (1938) di Leni Riefenstahl che mettevano i tasselli finali (i film sono due: Festa dei popoli e Festival della bellezza) alla manifestazione che forse per prima sfruttò sapientemente la stampa, le registrazioni video e il cinema per esaltare il potere nazista. 

Talvolta nei saggi sul compositore Richard Strauss, e altre volte in romanzi, leggiamo l’infondata idea che egli abbia anche diretto l’inno nazista (ovvero l’inno tedesco insieme allo Horst-Wessel-Lied) durante il concerto inaugurale delle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Cosa sappiamo: per la cerimonia Strauss scrisse la Olympische Hymne per coro misto su testo di Robert Lubahn.

Völker! Seid des Volkes Gäste, kommt durch’s offne Tor herein!
Friede sei dem Völkerfeste! Ehre soll der Kampfspruch sein.
Junge Kraft will Mut beweisen, heißes Spiel Olympia!
deinen Glanz in Taten preisen, reines Ziel: Olympia.

Vieler Länder Stolz und Blüte kam zum Kampfesfest herbei;
alles Feuer das da glühte, schlägt zusammen hoch und frei.
Kraft und Geist naht sich mit Zagen. Opfergang Olympia!
Wer darf deinen Lorbeer tragen, Ruhmesklang: Olympia?

Wie nun alle Herzen schlagen in erhobenem Verein,
soll in Taten und in Sagen Eidestreu das Höchste sein.
Freudvoll sollen Meister siegen, Siegesfest Olympia!
Freude sei noch im Erliegen, Friedensfest: Olympia.
Freudvoll sollen Meister siegen, Siegesfest Olympia!
Olympia! Olympia! Olympia!

[Peoples! Be our people’s guests, come in through the open gate!
Peace to the festivities! Let honor be the motto of the contest.
Youth wants to show hot courage, Olympic games!
Praising your glory in deeds, a pure goal: the Olympics.

Pride and prosperity of many countries came forward to fight hard;
All the fire which burns there, pulses together, high and free.
Strength and spirit approaches with trepidation. Sacrifice Olympia!
Who can wear your laurels, fame’s sound, Olympia?

Now as hearts beating with lofty union,
Vigor should be the highest in deeds and in legends.
Joyfully will champions win, in Olympic victory celebration!
Joy is still ours in a realm of peace: the Olympics.
Joyful even in defeat, Olympic victory celebration!
Olympia! Olympia! Olympia!]

Sui difficili rapporti di Strauss col nazismo rimandiamo a: G. Satragni, Richard Strauss dietro la maschera, EDT 2015, pp. 95-133.

Oltre al documentario Olympia per il quale non si badò a spese (con una troupe composta da 34 cameraman e un budget di 1,5 milioni di marchi), possiamo vedere alcuni video dell’evento, tra cui alcuni fotogrammi di questo:

nessuno dei quali mostra però integralmente il lungo concerto di apertura. Come fare, quindi?

Per comprendere nel dettaglio la struttura della manifestazione era indispensabile trovare il programma dettagliato del concerto. La risposta era nella tesi di laurea Elizabeth Schlüssel, intitolata Zur Rolle der Musik bei den Eröffnungs- und Schlußfeiern der Olympischen Spiele von 1896 bis 1972 (Sul ruolo della musica nelle cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici dal 1896 al 1972), che riporta tutto lo svolgimento a pagina 745. Lo traduco qui di seguito:

Berlino 1936

Cerimonia d’apertura

  • Festliches Konzert

suonato dall’Orchestra Sinfonica Olimpica – OSO (Berliner Philharmoniker e l’orchestra regionale con musicisti aggiunti) sotto la direzione di Gustav Havemann

  • Olympia-Fanfare

Paul Winter (compositore), diretta da Hermann Schmidt

  • Heroldsfanfare

Hermann Schmidt (compositore)

  • Huldigungsmarsch

Richard Wagner (compositore), suonata dalla OSO

  • Preludio

Herbert Windt (compositore)

  • Inno nazionale tedesco (doppio inno, tedesco e Horst-Wessel-Lied inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista Tedesco)
  • Olympia-Fanfare

Herbert Windt (compositore)

Squillo della campana olimpica

  • Marcia militare
  • Olympische Hymne

Richard Strauss (direttore), Robert Lubahn (testo), cantata da un coro di 300 elementi, suonata dalla OSO, diretto da Richard Strauss

  • Halleluja (dal Messia)

Haendel, cantato dal coro della OSO sotto la direzione di Bruno Kittel

  • Fanfara di chiusura composta da Paul Winter

Rappresentazione della Olympische Jugend

Carl Diem (tenore), Werner Egk e Carl Orff (compositori), regia di (sic) Hans Niedecken-Gebhard, musiche:

  • musica di Werner Egk (da disco)
  • Fahnenmarsch e Hymn di Egk suonate dalle orchestre giovanili
  • musica di Orff per un girotondo di bambini
  • Inno finale Beethoven: An die Freude, interpretazione di 1500 cantanti del Berliner Chorvereinigung. Solisti Ria Ginster, Emmi Leisner, G.A. Walter, Rudolf Watzke, direzione di Fritz Stein.

Una lunga cerimonia tripartita, dunque, alla presenza di quattro direttori d’orchestra: nella prima parte Gustav Havemann e Hermann Schmidt, in quella centrale, la più importante, subito dopo la squillo della campana olimpica, Richard Strauss e, nella terza, Bruno Kittel.

L’errata supposizione secondo cui Strauss avrebbe diretto il doppio inno (quello tedesco e Horst-Wessel-Lied inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista Tedesco) è stato uno degli argomenti che lo ha inchiodato a un presunto supporto incondizionato del nazismo. Di certo, Strauss non avrebbe potuto sottrarsi agli impegni ufficiali richiesti dal suo ruolo.

Approfondimento: Musica Olympica

Dalla mostra Richard Strauss e l’Italia © Gabriella Crivellaro

Dialoghetto di capodanno fra Richard Strauss e Johann Strauss figlio, di Paolo Isotta

 

Luogo: balze di Parnaso.

– J. Ossequi, Maestro!

– R. Prego: Doktor Strauss.

– J. Mi perdoni, ai titoli accademici non ho mai tenuto molto. Non mi faccio chiamare nemmeno Maestro.

– R. Sì, mio caro, ma la mia è laurea honoris causa, quindi falsa: allora conta davvero.

– J. Non avrei immaginato ragionamento così sottile.

– R. E io di esser così distratto dal disgusto e dall’ira. Son tre ore che la cerco, tra queste amene balze!

– J. Me? Che cosa Le ho fatto di male?

– R. Andiamo, carissimo Amico, non mi faccia il fesso. O che non le conosce, le notizie di laggiù? O che non sa che la Rai, per la prima volta nella Storia, e in tutto il mondo e nella sola Italia, ha deciso di non trasmetter più in diretta televisiva la seconda parte del Concerto di Capodanno dedicato a lei e ai suoi?

 

 

[…]

28 dicembre 2003, pp. 1, 34

Una pantera per Ariadne

L’opera di Richard Strauss fagocitata dal rifacimento di Sven-Eric Bechtolf

La versione creata per il Festival di Salisburgo dal regista Sven-Eric Bechtolf assembla “Il borghese gentiluomo”, con le musiche di scena di Richard Strauss e la sua “Ariadne auf Naxos” (prima versione, 1912) e mette in scena anche Hofmannsthal in persona che flirta con la sua corrispondente epistolare, la vedova Ottonie von Degenfeld-Schonburg (la brava Regina Fritsch)…

Il Giornale della Musica, online

Salisburgo: “Die Frau ohne Schatten” reloaded

A Salisburgo la Donna senz’ombra ambientata a Vienna nel 1955

La “Frau ohne Schatten” di Christof Loy ha sorpreso tutti. Loy accantona completamente il lato favolistico presente in Hofmannsthal ambientando la vicenda in un teatro ottocentesco. Ciò basterebbe a far pensare a una meta-opera. C’è di più. In scena i personaggi in abiti quotidiani stanno in realtà provando la Frau: leggono la parte sul leggìo supervisionati da un regista, contornati da una segretaria, cameriere e sorveglianti. Il senso di straniamento è acuito dal fatto che la rappresentazione ha luogo negli anni ’50, riferimento – non immediatamente comprensibile – alla prima incisione dell’opera realizzata a Vienna nel 1955 sotto la bacchetta di Karl Böhm.

Qui la storia della “Donna senz’ombra” è costretta a emergere solo attraverso la musica. Certo, la grandezza della partitura di Strauss è tale che neanche una regia così anticonvenzionale può ostacolare il suo completo dispiegamento. Il merito è tutto del geniale Christian Thielemann che non delude mai le aspettative. La sua acuta interpretazione, con i Wiener in forma come sempre, mette in luce ogni singolo elemento di forza dell’opera, eseguita senza tagli. Sul versante musicale davvero non si può volere di più; il pubblico salisburghese lo sa e ha accolto con grande calore il direttore d’orchestra. Non altrettanto si può dire del regista che alla fine è stati buati. Di pregio il cast vocale: su tutti svettano la moglie del tintore Evelyn Herlitzius, applauditissima, e la nutrice Michaela Schuster; bravi il gagliardo imperatore Stephen Gould e Wolfgang Koch, il tintore, anche se quest’ultimo non si distingue per presenza scenica; mentre l’imperatrice Anne Schwanewilms ha avuto qualche momento di debolezza. Rachel Frenkel, in abiti maschili, ha saputo conferire il preciso tratto di ineluttabilità alla voce del falco.

Il Giornale della Musica, recensioni online

A casa di Richard Strauss: viaggio a Garmisch-Partenkirchen

Visita alla villa di Richard Strauss e all’omonimo Istituto a Garmisch-Partenkirchen dove il compositore viveva e dove si rifugiava a scrivere.

Viaggio a Garmisch-Partenkirchen

Visita alla villa, oggi abitata dagli eredi, e al Richard-Strauss-Institut nella località turistica bavarese dove il compositore viveva e dove si rifugiava a scrivere.

Il Giornale della Musica, n. 271 (pdf)

Richard-strauss-garmisch
© Richard-Strauss-Institut Archiv

anniversario 150 Richard Strauss