Tullio Serafin per i 100 anni del Teatro alla Scala

L’Orchestra del Teatro alla Scala debutta il 26 dicembre 1921, diretta da Toscanini nel Falstaff della prima dell’Ente autonomo. Ho tracciato il profilo del grande Tullio Serafin a p. 27: il magazine si sfoglia qui 👉 La Scala magazine 100 anni

L’attacco del pezzo s’ispira al celebre aneddoto riportato in:

Tullio Serafin : il patriarca del melodramma di Teodoro Celli e Giuseppe Pugliese, prefazione di Gianandrea Gavazzeni, Venezia : Corbo e Fiore, [1985]

che ha dato anche al titolo al libro per bambini di Nicla Sguotti: Cinque lire per un biglietto. Tullio Serafin, la musica e l’incanto.

Consulta anche: www.archiviostoricotullioserafin.it

Ezio Gribaudo: 93 anni di arte e di passioni

Ezio Gribaudo, decano dell’arte contemporanea, è come un caleidoscopio: sono le sue storie i vetrini colorati. Tante storie che coprono quasi un secolo di incontri e passioni. Basta un movimento impercettibile e appare un paesaggio completamente diverso. Ecco una prima collezione di lettere d’alfabeto, in voluto disordine, in onore del suo novantatreesimo compleanno.

Ezio Gribaudo, 2020 (foto mia)

G. di Giotto. (B). “Come si scopre la propria vocazione?” (G). “Non è che sentissi una vocazione particolare. I pastellini a cera Giotto, quelli col pastorello della leggenda raffigurato sopra – se li ricorda? – sono la più antica immagine che ho nella memoria. Mio padre mi spingeva un po’ verso l’arte, mia madre invece era radetzkiana. (Ride). Era il 1942: mi affascinava e mi attraeva, ma non avevo gli strumenti per farla, l’arte”.

A. Il contenitore/caleidoscopio: lo studio. Parallelepipedi sovrapposti, un cubo che aggetta, vetrate alternate a pareti di cemento. Progettato nel 1976 dall’architetto Andrea Bruno, autore, fra l’altro, del restauro del Castello di Rivoli.

Da inarchpiemonte.it

Cemento armato fuori, legno sagomato dentro, dinosauri volanti alla finestra che inseguono sogni.

Dal salotto dello Studio Gribaudo (foto mia)

N. Dal Novecento al 2022. Una provocazione: “Dopo la Merda d’artista cosa vuole che succeda ancora? Che rivolgimenti? La vera rivoluzione mi sembra sia stato il ritorno all’ordine di Giorgio de Chirico. Sa cosa mi ripeteva spesso de Chirico? Che mi piace camminare assieme ai fantasmi”.

Su de Chirico: Victoria Surliuga, Omaggio a Gribaudo, cap. 24, pp. 227-232 (pdf) e il volume Memorie ritrovate, Skira 2014.

La magia bianca di Ezio Gribaudo (fotogramma dal film, Marco Agostinelli, Andrea Liuzza 2015)

D. Dinosauro. Gribaudo fece il primo incontro col suo animale-totemico ad Alice Spring, dove rimase colpito dal disseppellimento di fossili e scheletri di animali preistorici. I dinosauri, realizzati con tecniche miste, furono esposti per la prima volta alla Galleria “Bergamini” di Milano nel 1987 e alla “Nick Edel” di Torino l’anno successivo. Da quel momento non lo hanno mai abbandonato.

L. Logogrifi. Lo scrittore Giovanni Arpino sulla creazione dei celebri logogrifi [dal fr. logogriphe, comp. del gr. λογο- (scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare) e γρῖϕος ‘rete; discorso intricato; enigma’], definita un

atto stregonesco […] puro, fiducioso, mai soggetto ad allucinazioni, mai produttore di paure.

Logogrifo ER (1969), Moma, New York

I. Ispirazione. “Chi è quel signore sulla sinistra?”, mi domanda – come da rito – Gribaudo la prima volta che lo incontro. Sorrido. Un fascio di luce che proviene da una finestra illumina un barattolo di vernice appoggiato su un tavolo, come in una tela di Vermeer, il resto dello studio in penombra.

“Parigi?”, chiedo. “No, Costa Azzurra”. “Cosa mi dice di lui e di quel ragazzo alla sua destra?”, ribatto. “Picasso era stupito che gli ponessi impunemente delle domande su ogni cosa; sul successo, ad esempio. Mi rispose che c’era un solo segreto. Lavorare quindici o sedici ore al giorno!”

Foto di Giuseppe Inga, 2019
4 Ottobre | 22 Novembre 2020 (col mio saggio I segni dei tempi)

Beethoven vive! Un anniversario in 3d

Ricreare in 3D digitalmente una scultura, colorarla e darle una nuova vita: in una frase il lavoro stupefacente del digital artist Hadi Karimi su Beethoven.

A sinistra Joseph Karl Stieler, 1820, Beethoven Haus, Bonn (il modello) a destra la scultura di Karimi

La prima versione da Stieler, rifinita e idealizzata (2020), dipinta digitalmente.

La seconda versione da Stieler (2021), più realistica, ottenuta dall’osservazione del dipinto e integrando i dettagli della maschera facciale.

A sinistra Franz Klein (1812, Wien, Kunsthistorisches Museum, Sammlung alter Musikinstrumente) a destra la scultura di Karimi.

Per saperne di più: Le due maschere di Beethoven

Il mio libro sui ritratti e la costruzione del mito attraverso l’immagine

Sull’iconografia beethoveniana