Musicologia è parola recente che avrebbe sorpreso Dante e che anche oggi a molti non piace. È foggiata, come tante altre, sul modello antico e glorioso di filologia. Ma chiunque inventò quel modello pose l’accento sul primo dei due elementi che lo compongono, sull’amore di bellezza nel discorso; mentre ogni successiva derivazione ha accentuato la componente del logos, con verbosità spesso inelegante, assumendo, in nome di obiettività, un atteggiamento di distacco, o addirittura di aggressività verso l’oggetto prescelto.
Filologia, amorosa ed amabile, fu giudicata da un poeta degna sposa a Mercurio; in Musicologia altro non so vedere che una zitella arcigna, il cui amore segreto per nientedimeno che Apollo è, e rimarrà, senza speranza finché essa non smetta i pesanti occhialoni, il gergo tecnico, il tono burocratico, e non assuma un contegno più gentile e umanistico. Occorre però rendere giustizia a madonna Musicologia, e riconoscere che le lenti d’ingrandimento, i metodi analitici, e magari le statistiche, sono oggi strumenti indispensabili del suo lavoro.
Nino Pirrotta,
Rivista Italiana di Musicologia (vol. I, 1966)
via Carlo Fiore
Autore: Benedetta Saglietti
Viaggio del mondo in 400 librerie: una storia di commercio e passioni, Jorge Carrión

Jorge Carrión:
Librerie. Una storia di commercio e passioni
Milano, Garzanti 2015, pp. 327
«La libreria è leggera, la biblioteca pesante. […]
La libreria è crisi perpetua subordinata al conflitto tra novità e ambiente».
Com’è cambiato questo luogo atto ad accogliere libri nel corso del tempo? Come si modificherà in futuro? Come siamo cambiati noi? Perché abbiamo strutturato la nostra identità a partire dalla relazione con queste cose di carta e le persone che stanno loro attorno?
Scritto per Doppio Zero
I libri cambiano la vita?
Stehen im Schatten, Paul Celan
Stehen im Schatten
Des Wundenmals in der Luft.
Für-niemand-und-nichts-Stehn.
Unerkannt,
für dich
allein.
Mit allem, was darin Raum hat,
auch ohne
Sprache.
La musica nelle scuole. Non ce n’è abbastanza.
Un tempo eravamo il paese della musica…
Ma, finché leggeremo, nel nostro paese, articoli che interpretano l’attuale carenza di docenti nella scuola (media) così:
Abbondano i posti in più di musica, educazione artistica e ginnastica, tutte materie altamente formative ma che non ci aiutano a risalire la china delle classifiche internazionali.
Orsola Riva, Il Corriere della sera online, 29 ottobre 2015
Non potremo far in modo che le arti abbiano il posto che gli dovrebbe spettare. I teatri saranno sempre più vuoti.
Non ci sarà speranza di far del nostro paese un luogo di persone colte, occupate, felici di ciò che hanno appreso e di quello che sono, dedite soprattutto a ciò amano (sia questo la musica, l’educazione artistica, l’ingegneria o la matematica). E non al ranking nelle classifiche internazionali.
Ovvero l’efficientismo della didattica…
La scuola delle tre i […] in nome di una pedagogia neoliberale […] riduce la scuola a un’azienda che mira a produrre competenze efficienti adeguate al proprio sistema. Si sacrifica volentieri ogni riferimento alla pratica educativa per enfatizzare un principio di prestazione.
Massimo Recalcati, autore di questa frase illuminante, nel suo recente, bellissimo, drammatico e necessario L’ora di lezione, collega questo genere di problemi alla scuola-Narciso, dove una:
“Nuova alleanza tra genitori e figli disattiva ogni funzione educativa da parte dei genitori che si sentono […] impegnati ad abbattere gli ostacoli che mettono alla prova i loro figli per garantire loro un successo senza traumi […].
La formazione si riduce al solo potenziamento del principio di prestazione che deve poter preparare i nostri figli alla gara implacabile della vita.
Il fallimento non è tollerato, così come non è tollerato il pensiero critico […]. La Scuola-Narciso vive infatti all’ombra del principio di omologazione e di una concezione efficientistica della didattica, assimilata […] all’azienda.
La paranoia della Scuola-Edipo lascia il posto alla Scuola-Narciso. Se la prima si polarizza sulle dinamiche conflittuali […], la seconda ha come suo primo tratto […] l’assenza di conflitto fra le generazioni e la prevalenza di un Ideale di prestazione che le accomuna indifferentemente”.
Nein Quarterly Peer Reviewed
Nein, un manifesto, Marsilio 2015
Revisore:
Benedetta Saglietti
1. Sintesi e punti forti / Synopsis and strong assets:
L’autore scrive un manifesto in forma di 9 capitoli/comandamenti. Si tratta di una parodia dell’utopia negativa, che si pone – come recita il titolo Nein – anche e paradossalmente contro le utopie negative. Ogni comandamento è esemplificato da aforismi. Qui Jarosinski di certo si rifà a un’illustre tradizione (Marziale), ma probabilmente è ancor più influenzato da modelli di area austriaca (Krauss). L’autore ricorre a un ampio campione di fonti, specialmente filosofiche: dalla scuola di Francoforte a Žižek, senza dimenticare marxismo classico, Nietzsche, Hegel. A volte le sfrutta per sostenere le sue tesi, altre sembra che le fonti sono usate come birilli al bowling e non resistono al suo furor decostruzionista.
La sintesi è il punto forte del testo.
2. Giudizio globale / Overall Evaluation:
L’originalità del manifesto è indubbia, soprattutto se si tiene presente il medium (twitter) attraverso cui all’inizio il contenuto era veicolato e il pubblico ampio che potrebbe potenzialmente raggiungere. Il layout del testo ricalca quello dell’omonima colonna su Die Zeit, la lettura sia in quella sede che in questa è parimenti godibile.
Attendiamo il prossimo numero del Quarterly per giudicare appieno il progetto editoriale di Eric Jarosinski.
3. Giudizio dettagliato / Detailed Evaluation
Scrittura / Writing Quality:
[x] alta / high: lo stile, rispetto al formato di partenza, limitato a 140 caratteri, è virtuosistico. La scelta di mantenere anche l’originale inglese affianco alla traduzione italiana azzeccata. I giochi di parole risultano talvolta intraducibili, ma la localizzazione funziona quasi sempre bene.
[ ] media / medium
[ ] bassa / low
Qualità dell’argomentazione / Argumentation:
[] buona / high
[X] media / medium: l’argomentazione è pregnante. Ogni tanto per strizzare l’occhio al mainstream il testo dà luogo a qualche caduta di stile.
[ ] bassa / low
Metodologia/ Methodology:
[] buona / high
[ ] media / medium
[ ] carente / low
[X] non giudicabile: questa bizzarra metodologia non sembra sia stata mai usata prima dalla comunità scientifica o abbia precedenti riconoscibili (I 10 comandamenti? I manifesti dei futuristi?). Tuttavia il decostruzionismo ha, storicamente, mostrato i suoi limiti.
Commento:
L’intellettuale fallito che si beffa di se stesso e, nel prendersi gioco del proprio ruolo, diventa improvvisamente popolare – nel senso di “pop” – ed è invitato da quelle stesse università da cui si era autoesiliato è un dato significativo dell’attuale Zeitgeist.
In sintesi:
Prima come farsa, poi come tragedia, e infine come libro.

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