Il loro modo per dirmi addio

Avatar di Lisa VozzaIrresistibili

Tutto quello che sono riuscito a portare fuori dalla Russia erano una macchina per scrivere che all’aeroporto 20150805_170104hanno smontato pezzo per pezzo – il loro modo per dirmi addio -, un volumetto della Modern Library con le poesie di John Donne e una bottiglia di vodka che, nel caso fossi riuscito ad arrivare in Austria, avevo pensato di dare a Auden. Altrimenti me la sarei bevuta io.

Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Adelphi (2015). Nella foto (LV) una macchina da scrivere russa di Iosif Brodskij, conservata nella stanza a lui dedicata, nel museo Anna Achmatova alla Casa della Fontanka, a Pietroburgo.

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Il sogno del tipografo

A un certo punto Emanuele Mensa si è posto una domanda.

La tipografia è un’arte da rottamare?

Lui pensava di no. E aveva un desiderio.

Così ha recuperato tutto ciò che le vecchie tipografie stavano dismettendo: piombo, caratteri mobili, macchine, etc. Possiede, ad esempio, più macchine tipografiche del tipo Heidelberg. Chiunque abbia visto in azione questa meraviglia della tecnica sa cosa intendo.

Il suo sogno oggi si chiama: archivio tipografico.

In via Brindisi 13/a, a Torino.

caratteri

 

In memoriam Sieghard Brandenburg (1938-2015)

Il 18 dicembre 2015, il giorno dopo il battesimo di Beethoven!, a Galmsbüll vicino a Flensburg, ci ha lasciati uno dei più grandi studiosi beethoveniani dei nostri tempi: Sieghard Brandenburg.

Tra i suoi contributi più notevoli la nuova edizione (dopo quella di Emily Anderson, I.L.T.E. Torino 1968) dell’epistolario beethoveniano, G. Henle Verlag, una pietra miliare della ricerca, tradotta in italiano da Luigi Della Croce e pubblicata da Skira – Accademia di Santa Cecilia. obituary

Sieghard Brandenburg è stato direttore del Beethoven-Haus dal 1984 al 2003. Ha curato la nuova edizione completa delle opere di Beethoven. Senza le sue ricerche, non sarebbero potuti esistere moltissimi libri oggi in circolazione su Beethoven.

Avevo avuto modo di conoscerlo personalmente, grazie a Barry Cooper, alla prima conferenza internazionale beethoveniana che si tenne a Manchester, nel 2012.

Non dimenticherò mai la gentilezza e la profonda umiltà di quel grande studioso.

È una grossa perdita per tutta la comunità scientifica e per gli studiosi beethoveniani in particolare.

A sinistra Sieghard Brandenburg, a destra Barry Cooper. Manchester 2012

Digital curation: #quartettoitaliano

Il 14 gennaio ci ha lasciati Elisa Pegreffi, ultimo membro dello storico Quartetto Italiano.

quartetto italiano

Visto che i giornali, a eccezione di Amadeus e della Gazzetta di Reggio, non sembrano esser stati particolarmente sensibili alla notizia, né ricettivi, il 15 gennaio ho onorato la memoria del grande quartetto con tutti i miei tweet.

Risorse digitali per i nuovi umanisti

La ricerca umanistica non può più prescindere dagli strumenti digitali: lo sappiamo ormai da tempo.

Oltre alla vitale intersezione tra archivio analogico e quello digitale, un mondo di possibilità è pure dischiuso, non solo dalla digitalizzazione di ciò che esisteva in cartaceo, ma anche dall’esistenza di un pubblico, più ampio di quello universitario, cui diffondere le nostre ricerche.

Il plus della rete, intesa quale reticolato di persone, rende praticabili imprese che fino a qualche anno fa sarebbero state ardue, se non impensabili.

Il mio guestpost per ebook reader Italia

Aldine 197 frontespizio
Aldine 197 frontespizio