Schubert: Lied e musica strumentale, Georgiades e Della Croce

Schubert 1Thrasybulos G. Georgiades, Schubert, musica e lirica. Il Lied e la struttura della musica di Schubert. A cura di M. Giani, trad. italiana di C. Bottiglieri – M. Giani, Roma, Astrolabio 2012, pp. 334, € 31Schubert Della croce

Luigi Della Croce, Franz Schubert. La grande musica strumentale, LIM, Lucca 2013, pp. 286, € 20

L’opera di Thrasybulos G. Georgiades (1907-1977), escluse due eccezioni, è stata praticamente ignorata dal mondo editoriale italiano. D’adozione tedesco, ma greco di nascita, Georgiades studiò a Monaco composizione con Carl Orff e musicologia con Rudolf von Ficker, alla cui cattedra, dopo un’esperienza di docenza a Heidelberg, succedette. Il testo (ed. orig. Göttingen, 1967), curato da Maurizio Giani, e finalmente tradotto dall’Astrolabio, ha al centro il Lied e la struttura della musica di Schubert considerata in uno «scenario di immensa ampiezza» che dà conto di alcune trasformazioni capitali della musica occidentale dalla dissoluzione della mousikè  greca all’avvento della wiener Klassik.

L’approccio è empirico: Georgiades propone una serie di temi così come gli si presentarono, derivandoli dalle sue esperienze di ascoltatore; una qualità che rende questo lavoro simile a un diario di ascolto, il cui tono e i contenuti recano l’impronta delle lezioni universitarie da cui ha preso le mosse. L’autore avvicina dapprima la struttura del Lied, mettendo a confronto il Lied preschubertiano, quello postschubertiano e la produzione dei classici viennesi, enunciazione teorica che verifica poi in concreto (si legga, ad es. nella sezione “ampliamento della base sperimentale”, l’analisi comparata di “Freudvoll und leidvoll” nelle intonazioni di Beethoven e Schubert, p. 114 sgg.).

Superata questa prima impegnativa tappa, la strada è aperta al lettore verso una più profonda comprensione della struttura della lirica musicale di Schubert e del rapporto tra Lied e musica strumentale. Questi percorsi interpretativi sono controbilanciati da due sezioni che indagano, mediante un’analisi di taglio sociologico, la produzione di Schubert nella sfera pubblica, la quale è poi considerata in rapporto alla storia della musica nella sua totalità in un paragrafo d’impostazione storica. Conclude l’opera un lungo excursus sulla notazione dei Lieder e un’appendice di trentasei testi musicali. Per una deliberata scelta editoriale si presenta al lettore italiano solo la prima parte del testo originario, che riesce in ogni caso a mostrare compiutamente il metodo analitico di Georgiades.

Questa traduzione arricchisce senza dubbio lo studioso italiano, poiché quasi tutta la letteratura secondaria su Schubert tiene conto di Georgiades avendolo come modello metodologico o per discuterne le tesi. È strano e difficile, questo libro. Esige dal suo lettore tempo e un ascolto partecipato sottile, (ri)trovando – come scrive Giani nella sua Avvertenza – il piacere di soffermarsi sull’attimo carico di significato. Non per nulla la collana nella quale è inserito porta il nome «Adagio».

Una guida ragionata all’ascolto della musica strumentale di Schubert, da cui sono esclusi i Lieder, è invece l’opera licenziata da Luigi Della Croce, che fa idealmente seguito a Notte e sogni. Gli scritti e le lettere tradotti e commentati dallo stesso autore nel 1996 apparsi presso Akademos-LIM.

Della Croce affronta con un rapido sguardo d’insieme la vasta produzione strumentale di Schubert dividendola per generi. L’analisi musicale si trova nella più ampia sezione analitica, in cui i brani sono esaminati in ordine cronologico. A ognuno di essi l’autore dedica una manciata di pagine nelle quali illustra discorsivamente le caratteristiche del pezzo (senza dimenticare il minutaggio). In chiusura di volume una bibliografia sintetica e la discografia selettiva. La guida, facilmente accessibile anche al neofita, si rivolge agli amanti della musica, nessuno escluso, che potranno per mezzo di essa brevemente rinfrescarsi la memoria prima di andare a un concerto.

Il Giornale della musica, 310, gennaio 2014, p. 22

All’opera in libreria

Opera 2012. Annuario EDT-CIDIM dell’opera lirica in Italia, Torino 2012, EDT, pp. 381, € 45

Fedele d’Amico, Forma divina. Saggi sull’opera lirica e sul balletto, vol. I Settecento e Ottocento, pp. 312;

vol. II, Novecento e balletti, a cura di Nicola Badolato e Lorenzo Bianconi, prefazione di Giorgio Pestelli, pp. 578, Firenze 2012, Leo S. Olschki Editore, € 54

Paolo Gallarati, Trent’anni all’Opera (1978-2010), Firenze 2012, Le Lettere, pp. 341, € 32

Andrea Fabiano e Michel Noiray, L’opera italiana in Francia nel Settecento. Il viaggio di un’idea di teatro, Torino 2013, EDT, pp. 118, €12,50

Gastón Fournier-Facio e Alessandro Gamba, L’inizio e la fine del mondo. Nuova guida al Ring di Richard Wagner, Milano 2013, il Saggiatore, pp. 567, € 35

Marina Mayrhofer, Di specie magica. Drammaturgia musicale tedesca dell’Ottocento, Roma 2012, Aracne, pp. 237, € 14 (indice)

Gerardo Tocchini, La politica della rappresentazione. Comunicazione sociale e consumo culturale nella Francia di antico regime (1669-1781), Torino 2012, Stampatori, pp. 346, € 19

Claudio Toscani, «D’amore al dolce impero». Studi sul teatro musicale italiano del primo Ottocento, Lucca 2012, LIM, pp. 312, € 40

Alberto Zedda, Divagazioni rossiniane, Milano 2012, Casa Ricordi, pp. 196, € 18

Valido strumento di consultazione per gli addetti ai lavori, l’annuario dell’opera lirica in Italia EDT/CIDIM giunge alla ventiseiesima edizione. Allinea la quasi totalità delle stagioni liriche 2011-2012, esclusi balletti e operette, con ogni dato relativo a budget, incassi e sponsor, presenze, cast, allestimento, numero, data e sedi di rappresentazione.  Da Ancona a Viterbo, si annoverano settanta fra teatri, fondazioni, festival e associazioni musicali italiane. Corredano il volume gli indici delle prime assolute, delle prime esecuzioni moderne e delle prime rappresentazioni italiane ed europee.

Strumento per leggere l’opera, osservata dal punto di vista del critico, sono le recensioni di Paolo Gallarati, selezionate per tenere memoria di alcuni spettacoli significativi. Scritte durante un trentennio per La Stampa – quotidiano che offre on-line il più completo archivio storico di articoli dalla fondazione, 1867, a oggi -, la raccolta è ordinata a seconda del periodo di composizione dell’opera recensita (dal Seicento al Novecento, con alcuni esempi di teatro musicale contemporaneo) e s’arresta al 2010. Troviamo un cenno agli inizi della critica musicale, ci s’interroga su croci e delizie di quest’attività, tesa verso un «utopico equilibrio tra cronaca e storia, impressioni e riflessione estetica». Trent’anni di opere: numericamente rilevanti sono le recensioni dedicate a Rossini, e all’attività del festival di Pesaro, seguito da Mozart e Verdi.

Il “taccuino di studio e di passione” di Alberto Zedda prende avvio dalla prima, rocambolesca edizione critica del Barbiere (1969-20092), nata in seno a una tournée americana del direttore d’orchestra. È una «simbiosi di arte e di vita», narrata con gusto e piena di colpi di scena che va dalla preistoria della filologia a oggi. Non c’è aspetto di e intorno a Rossini e alla sua opera che in queste Divagazioni rossiniane non abbia una parte, distillata attraverso l’esperienza e la viva, appassionata voce di Zedda. Non è solo una raccolta di riflessioni personali, ma un testimone col quale l’autore passa ciò che ha imparato, o meglio ciò che Rossini, presenza percepibile e viva, gli ha insegnato.

Completamento ideale di Tutte le cronache musicali: L’Espresso 1967-1989 (Bulzoni, 2000, 3 voll.) Olschki dà alle stampe Forma divina con il sostegno della Fondazione Spinola Banna per l’arte (prossima a ricevere il Leone d’argento): due pregiati volumi, dal punto di vista editoriale e contenutistico, che racchiudono un’ampia selezione, ottanta per l’esattezza, di programmi di sala per opere e balletti, scritti da Fedele d’Amico tra il 1950 e il 1988, in maggior parte per l’Opera di Roma e la Scala. Un vademecum, concepito in origine come guida per assistere a uno spettacolo teatrale, che oggi ridiventa occasione di approfondimento. D’Amico traccia due secoli di storia dell’opera: il primo tomo è dedicato a Sette e Ottocento, con una prevalenza di opera italiana, il secondo al Novecento e, in misura minore, ai balletti. Le opere sono celebri, ma l’acuto osservatore ha qualcosa da insegnare anche al melomane più esperto, e lo fa con una prosa elegante.

Più ristretto l’ambito cronologico dell’argomento affrontato da Claudio Toscani, il teatro musicale italiano del primo Ottocento (così recita il sottotitolo), anche se in verità giunge fino alla morte di Verdi, tracciando la storia dei cori verdiani nell’Italia del Risorgimento; Mayr, Donizetti e Bellini sono i protagonisti degli altri contributi. Ghiotto è il saggio con tedesco a fronte sul gergo teatrale italiano nel primo Ottocento (intitolato Broccoli, arrosto e brodo lungo) visto attraverso le lenti dell’«Allgemeine musikalische Zeitung». Diversi sono i temi: le influenze francesi nelle opere di Mayr e Paer, i percorsi “esotici” dell’opera italiana del periodo, la compatibilità dei sistemi metrico-melodici italiano/francese vista attraverso la traduzione delle Vêpres siciliennes, e infine le note a margine dell’edizione critica de I Capuleti e i Montecchi.

Sul versante francese l’opera è indagata attraverso lo studio dei consumi e delle pratiche culturali dallo storico Gerardo Tocchini. Nella Francia di antico regime essa è esibizione del potere e riaffermazione delle linee di assetto dominanti nella società (si leggano in particolare le disamine del répertoire royal, replicabile all’infinito, e sul suo declino; il paragrafo dedicato alla trasformazione dell’Opéra da luogo del consenso a roccaforte del conformismo regio). L’opera è considerata dall’autore prima di tutto come strumento della comunicazione sociale e oggetto della politica. Gli aspetti materiali (“nuovi generi lirici e consumi del pubblico di città”; “mantenere una ballerina all’Opéra”) sono centrali, poiché l’oggetto musicale è per l’autore «un mezzo per cercare di comprendere e dare un volto alla domanda culturale degli uomini di antico regime». Di taglio estetico Il viaggio di un’idea di teatro di Fabiano e Noiray illustra la lenta uscita dalla semiclandestinità dell’opera italiana in Francia qualche tempo dopo la morte di Lully fino all’inaugurazione del Théâtre de Monsieur, teatro d’opera italiana (1791). Aspetti specifici presi in esame sono la nascita della “comédie mêlée d’ariettes” (1752-1757), il ruolo degli italiani all’Académie royale de musique (1754-1789), l’opera buffa a Parigi nel periodo pre-rivoluzionario.

In ambito tedesco Marina Mayrhofer discute la magia quale componente drammaturgica partendo dal Singspiel Undine di E.T.A. Hoffmann (1816), anche inteso quale anticipazione degli esiti cui pervenne Wagner con L’Olandese volante e il Lohengrin, e ne Il franco cacciatore di Weber (1821): pur nelle diverse ambientazioni l’autrice ravvisa in queste opere il ricorso alla magia per scatenare incubi e ansie inconfessate, in particolare attraverso l’uso del canto popolare (romanza, ballata, Lied per voce sola). L’oratorio Das Paradies und die Peri di Schumann (1843) e l’opera Königskinder di Humperdinck (1897) occupano la seconda parte del volume. Buona bibliografia sintetica a fondo volume, la cura redazionale del testo è tuttavia ampiamente perfettibile.

Una nuova guida al Ring mancava. Agile, nonostante le quasi seicento pagine, concepita da Gastón Fournier-Facio e Alessandro Gamba, essa è stata data alle stampe prima dell’arrivo della Tetralogia alla Scala diretta da Barenboim. Comprende soggetti, libretti con originale a fronte nella nuova traduzione di Franco Serpa, fonti filosofiche ispiratrici di Wagner (una sezione inframmezzata alla sintesi dell’opera, la cui idea è di Gamba), bibliografia ragionata in appendice, che avrebbe potuto essere divisa tra testi specialistici e non. L’inserimento del Qrcode permette di ascoltare in streaming l’edizione incisa da Marek Janowski nel 1980-1983 con la Staatskapelle di Dresda, disponibile in mp3 anche sulla pagina web de il Saggiatore. Nonostante la collana Opere e libri non lo preveda, sarebbe auspicabile l’uscita in formato e-book.

Il Giornale della Musica, 308, novembre 2013, p. 22