Ascoltare il passato con le orecchie del futuro

Sempre più spesso mi accorgo che canzoni (relativamente) recenti sono remake. Un po’ ci resto male. Un po’ mi rendo conto – avendo letto Retromania di Simon Reynolds –  che forse è inevitabile.

Since I Don’t Have You: The Skyliners e i Guns N’ Roses

Close Your Eyes: Al Bowlly e Stacey Kent

My woman / Your woman: Al Bowlly e i White Town

Just a gigolo: Ted Lewis Orchestra e David Lee Roth

 Come rain or come shine: Bill Evans Trio e Don Henley

Annette Hanshaw – I Wanna Be Loved By You (1929)

e 30 anni dopo Marylin Monroe in Some Like It Hot (1959)

“Verdi, narrar cantando”: Paolini & Brunello

© Giulio Favotto Otium
© Giulio Favotto Otium

Debutta al Teatro Regio di Torino lo spettacolo di Marco Paolini e Mario Brunello che fa cantare il pubblico.

Far cantare il pubblico è un’idea che nella sua semplicità fa presa. Si cementa “qualcosa”, attraverso il canto collettivo, qualcosa che forse questo Paese sta dimenticando.

E soprattutto: quando ci ricapiterà di cantare in un teatro gremito fino all’ultima poltrona?

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Selfpublishing e tempo

Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, “economia dell’abbondanza”, continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore: il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perché è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.

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