Reti di comunicazione, spazi d’indagine: tre percorsi di analisi della circolazione di uomini e idee nell’Europa del Settecento

24 ottobre 2014

9.00: Quarta sessione

Aula A – Sala della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea

Palazzo Mattei di Giove, via Caetani 32, Roma

Reti di comunicazione, spazi d’indagine: tre percorsi di analisi della circolazione di uomini e idee nell’Europa del Settecento

Coordinatrice | Alessia Castagnino (Fondazione L. Einaudi, Torino)

Angela Falcetta (Università di Padova), Mercanti di «nazione greca» in Terra di Bari: commerci mediterranei, reti sociali e comunità oltre i confini etnici e confessionali

Benedetta Saglietti (Università di Torino), La mobilità professionale dei musicisti in area austro-tedesca

Alessia Castagnino (Fondazione L. Einaudi, Torino), Attraverso la “lente” delle traduzioni: i traduttori come mediatori culturali nella Toscana leopoldina

Discussant | Alessandro Arcangeli (Università di Verona)

Nell’ambito di “Attraverso la storia” – III edizione

Spazi, reti, linguaggi. In ricordo di Elena Fasano Guarini

(Roma, 23-25 ottobre 2014)

Cosa fece Richard Strauss alle Olimpiadi di Berlino, 1936

Un evento sportivo di risonanza mediatica spettacolare: l’infausta cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Un palcoscenico dove il potere dei simboli si mescolava a storie celebri, come quella di Jesse Owens, l’atleta nero vincitore di quattro medaglie d’oro.

Cosa sappiamo di questa giornata e chi fece cosa? Circola una fake news in piena regola, secondo cui si scrive di aver visto ciò che non è mai accaduto.

Una parte delle conoscenze su queste olimpiadi le dobbiamo ai documentari Olympia (1938) di Leni Riefenstahl che mettevano i tasselli finali (i film sono due: Festa dei popoli e Festival della bellezza) alla manifestazione che forse per prima sfruttò sapientemente la stampa, le registrazioni video e il cinema per esaltare il potere nazista. 

Talvolta nei saggi sul compositore Richard Strauss, e altre volte in romanzi, leggiamo l’infondata idea che egli abbia anche diretto l’inno nazista (ovvero l’inno tedesco insieme allo Horst-Wessel-Lied) durante il concerto inaugurale delle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Cosa sappiamo: per la cerimonia Strauss scrisse la Olympische Hymne per coro misto su testo di Robert Lubahn.

Völker! Seid des Volkes Gäste, kommt durch’s offne Tor herein!
Friede sei dem Völkerfeste! Ehre soll der Kampfspruch sein.
Junge Kraft will Mut beweisen, heißes Spiel Olympia!
deinen Glanz in Taten preisen, reines Ziel: Olympia.

Vieler Länder Stolz und Blüte kam zum Kampfesfest herbei;
alles Feuer das da glühte, schlägt zusammen hoch und frei.
Kraft und Geist naht sich mit Zagen. Opfergang Olympia!
Wer darf deinen Lorbeer tragen, Ruhmesklang: Olympia?

Wie nun alle Herzen schlagen in erhobenem Verein,
soll in Taten und in Sagen Eidestreu das Höchste sein.
Freudvoll sollen Meister siegen, Siegesfest Olympia!
Freude sei noch im Erliegen, Friedensfest: Olympia.
Freudvoll sollen Meister siegen, Siegesfest Olympia!
Olympia! Olympia! Olympia!

[Peoples! Be our people’s guests, come in through the open gate!
Peace to the festivities! Let honor be the motto of the contest.
Youth wants to show hot courage, Olympic games!
Praising your glory in deeds, a pure goal: the Olympics.

Pride and prosperity of many countries came forward to fight hard;
All the fire which burns there, pulses together, high and free.
Strength and spirit approaches with trepidation. Sacrifice Olympia!
Who can wear your laurels, fame’s sound, Olympia?

Now as hearts beating with lofty union,
Vigor should be the highest in deeds and in legends.
Joyfully will champions win, in Olympic victory celebration!
Joy is still ours in a realm of peace: the Olympics.
Joyful even in defeat, Olympic victory celebration!
Olympia! Olympia! Olympia!]

Sui difficili rapporti di Strauss col nazismo rimandiamo a: G. Satragni, Richard Strauss dietro la maschera, EDT 2015, pp. 95-133.

Oltre al documentario Olympia per il quale non si badò a spese (con una troupe composta da 34 cameraman e un budget di 1,5 milioni di marchi), possiamo vedere alcuni video dell’evento, tra cui alcuni fotogrammi di questo:

nessuno dei quali mostra però integralmente il lungo concerto di apertura. Come fare, quindi?

Per comprendere nel dettaglio la struttura della manifestazione era indispensabile trovare il programma dettagliato del concerto. La risposta era nella tesi di laurea Elizabeth Schlüssel, intitolata Zur Rolle der Musik bei den Eröffnungs- und Schlußfeiern der Olympischen Spiele von 1896 bis 1972 (Sul ruolo della musica nelle cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici dal 1896 al 1972), che riporta tutto lo svolgimento a pagina 745. Lo traduco qui di seguito:

Berlino 1936

Cerimonia d’apertura

  • Festliches Konzert

suonato dall’Orchestra Sinfonica Olimpica – OSO (Berliner Philharmoniker e l’orchestra regionale con musicisti aggiunti) sotto la direzione di Gustav Havemann

  • Olympia-Fanfare

Paul Winter (compositore), diretta da Hermann Schmidt

  • Heroldsfanfare

Hermann Schmidt (compositore)

  • Huldigungsmarsch

Richard Wagner (compositore), suonata dalla OSO

  • Preludio

Herbert Windt (compositore)

  • Inno nazionale tedesco (doppio inno, tedesco e Horst-Wessel-Lied inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista Tedesco)
  • Olympia-Fanfare

Herbert Windt (compositore)

Squillo della campana olimpica

  • Marcia militare
  • Olympische Hymne

Richard Strauss (direttore), Robert Lubahn (testo), cantata da un coro di 300 elementi, suonata dalla OSO, diretto da Richard Strauss

  • Halleluja (dal Messia)

Haendel, cantato dal coro della OSO sotto la direzione di Bruno Kittel

  • Fanfara di chiusura composta da Paul Winter

Rappresentazione della Olympische Jugend

Carl Diem (tenore), Werner Egk e Carl Orff (compositori), regia di (sic) Hans Niedecken-Gebhard, musiche:

  • musica di Werner Egk (da disco)
  • Fahnenmarsch e Hymn di Egk suonate dalle orchestre giovanili
  • musica di Orff per un girotondo di bambini
  • Inno finale Beethoven: An die Freude, interpretazione di 1500 cantanti del Berliner Chorvereinigung. Solisti Ria Ginster, Emmi Leisner, G.A. Walter, Rudolf Watzke, direzione di Fritz Stein.

Una lunga cerimonia tripartita, dunque, alla presenza di quattro direttori d’orchestra: nella prima parte Gustav Havemann e Hermann Schmidt, in quella centrale, la più importante, subito dopo la squillo della campana olimpica, Richard Strauss e, nella terza, Bruno Kittel.

L’errata supposizione secondo cui Strauss avrebbe diretto il doppio inno (quello tedesco e Horst-Wessel-Lied inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista Tedesco) è stato uno degli argomenti che lo ha inchiodato a un presunto supporto incondizionato del nazismo. Di certo, Strauss non avrebbe potuto sottrarsi agli impegni ufficiali richiesti dal suo ruolo.

Approfondimento: Musica Olympica

Dalla mostra Richard Strauss e l’Italia © Gabriella Crivellaro

Roland Barthes : Dove lei non è / Einaudi 2010. Recensione di Camilla Valletti

Avatar di federico novarofederico novaro libri

Dove lei non è
Roland Barthes

a cura di Nathalie Léger
traduzione dal francese di Valerio Magrelli
260 p. ; 18 €
Einaudi – Supercoralli, Torino 2010
Roland Barthes, Dove lei non è, Einaudi 2010; frontespizio (part.), 1

Una recensione inedita di Camilla Valletti per FNl

Roland Barthes, i Frammenti e i Quaderni del lutto

Si era negli anni Ottanta e si era innamorati. O si pensava di esserlo. In questa intercapedine, fatta di sospensione e desiderio, un libro riuscì ad intercettare il particolare spirito di allora. Era Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes (Fragments d’un discours amoureux, saggio anomalo sul vocabolario usato in letteratura e nel quotidiano per intendere il processo dell’innamoramento e dell’amore, uscito da Seuil nel 1977 e da Einaudi l’anno dopo, nella traduzione di Renzo Guidieri).

Roland Barthes, Dove lei non è, Einaudi 2010; alla sovracoperta: [Biscarosse, Landes, Roland Barthes, sua madre, suo fratello (dati da: Barthes di Roland Barthes, Einaudi 1980] © Archives Roland Barthes (part.), 2

In Italia Barthes era considerato l’interprete della modernità, colui che aveva dato valore agli oggetti comuni (nel 1962 era uscito da Lerici Miti d’oggi, tradotto…

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