Roman Vlad: una storia nella musica

Roman Vlad, Vivere la musica. Un racconto autobiografico, a cura di Vittorio Bonolis e Silvia Cappellini

Einaudi editore, Torino 2011, Collana: Super ET,

pp. VI – 239, € 14; e-book € 9,99

Roman Vlad, compositore, pianista, musicologo, anche se a lui non piace definirsi tale (il suo ultimo saggio, su Aleksandr Skrjabin, è uscito da Passigli l’anno scorso), è un grande affabulatore. La sua vita compendia una storia della musica o è una storia nella musica. «Sono immerso nella musica da quando ho memoria di me» è la dichiarazione che apre questo racconto autobiografico.

Qualche anno fa l’ho sentito presentare un concerto (il Sacre di Stravinskij trascritto per pianoforte a quattro mani) nell’ambito del festival MiTo, che a quel tempo si chiamava ancora Settembre Musica, e ho capito: Vlad è un animale da palcoscenico e, quando racconta una storia, ruba la scena a tutti. Gli episodi narrati sono sorprendenti, ma il modo con cui li porge a chi l’ascolta è semplice, diretto, privo di fronzoli.

Scritto per 24letture.ilsole24ore.com

Attenti a quei due: l’epistolario Nono-Mila

Massimo Mila e Luigi Nono,

Nulla di oscuro tra di noi. Lettere 1952-1988

A cura di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi
Il Saggiatore, Milano 2010, pp. 365, € 22

Il carteggio ben testimonia la «reciproca, lunga, per nulla ovvia» amicizia intellettuale che legò Mila a Nono, svelando due personalità di fatto appartenenti a generazioni diverse, che si pongono nei confronti dell’avanguardia musicale europea in modi molto differenti. La corrispondenza prende avvio negli anni ’50 e si trasforma in amicizia un decennio più tardi; sia nelle lettere sia nella visione del mondo, sembra esserci una complementarietà tra i due, anche a livello stilistico: misurato quello di Mila, fuori dalle righe quello di Nono (e a volte sono tirate al vetriolo). Più dei risvolti privati, si legge la storia di un’epoca politica e culturale e in ciò risiede il suo interesse, non solo per chi s’interessa di musica.
Il volume è tripartito: la seconda parte è poi occupata da una selezione di lettere tra Nono, Einaudi e Mila, il quale nella casa editrice svolgeva un ruolo «tanto informale, quanto influente» (integrano le Lettere editoriali del critico musicale uscite come strenna nel 2010); la terza è costituita dagli scritti di Mila sul compositore. L’accuratezza della concezione generale e l’eccellente apparato critico rendono fluida e piacevole la lettura dei documenti che provengono dall’Archivio Luigi Nono di Venezia, dalla Paul Sacher Stiftung di Basilea e dagli archivi Einaudi.

Il Giornale della Musica, 291, aprile 2011, p. 29

La prima lezione di Massimo Mila

Massimo Mila, I quartetti di Mozart

Introduzione di Giovanni Morelli
Torino, Piccola Biblioteca Einaudi 2009, pp.  XXXVIII – 90, € 15,00

Mila insegnò all’Università dal 1962 al 1975: le letture di Don Giovanni, Nozze di Figaro, Flauto Magico e Nona Sinfonia, insieme alle monografie su Dufay, Maderna e Bartók finora uscite da Einaudi erano in origine dispense dei corsi universitari. Chi ha avuto modo di apprezzare quei lavori sa che nitida semplicità e specchiata chiarezza sono le cifre della sua invidiabile prosa, e il talento nel divulgare concetti complessi − senza mai scadere nella banalità o, peggio, nell’aneddotica di bassa lega − la peculiarità di tutti i suoi scritti. Una volta incontrata l’opera di Mila, al di là dell’argomento trattato, è per lo stile che non si vorrebbe mai smettere di leggere. Dopo i saggi su Mozart, a cura di Anna Mila Giubertoni, questo libro sui quartetti di Mozart, argomento del primo insegnamento universitario, sottratto all’oblio e new entry della PBE, è davvero benvenuto. Si affronti il testo armati di partiture e avendo già ascoltato i quartetti, perché non è rivolto ai principianti: fungerà da stimolo alla riconsiderazione di ciò che pensavamo di sapere, e da viatico per un riascolto più accorto. Auspichiamo a breve una riedizione anche de I quartetti di Beethoven.

Il Giornale della Musica, n. 265, dicembre 2009, p. 18 (pdf)

Stravinskij e il suo doppio Craft

Igor’ Stravinskij – Robert Craft

Ricordi e commenti.

Trad. di Franco Salvatorelli,

Milano, Adelphi 2008, pp. 414, € 36

Il nuovo Ricordi e commenti (Adelphi) composto da Robert Craft, direttore d’orchestra, suo interprete e assistente, si pone ad integrazione dei volumi simili, ma non identici, usciti in passato (Colloqui con Strawinsky, Einaudi, Cronache della mia vita, SE). Egli ha vissuto per ventitré anni con il compositore raccogliendo il materiale che compendia le sue quattro vite: russa, svizzera, francese e statunitense. Non è chiaro dove inizi Stravinskij e dove finisca Craft, ma l’osmosi è comunque riuscitissima. Nonostante la mole che può intimorire, il libro si legge d’un fiato: perché Stravinskij è un incantatore di serpenti, evocatore di storie come i vecchi di fronte al fuoco.

Nel primo capitolo, il più affascinante, imbastisce il racconto dell’infanzia russa, non priva di echi proustiani, dominata dalla figura favolosa di Ciajkovskij. L’uomo Stravinskij, lontanissimo dallo stereotipo, a tratti commuove; il suo però è anche un travestimento: mefistofelico, camaleontico. Lo scopriamo fine conoscitore d’arte, lettore di Musil e Vaughan, uomo mondano e allo stesso tempo schivo. Una teoria di situazioni e personaggi, a volte solo fugaci comparse, vengono tratteggiati con incisività: Rimskij-Korsakov, Picasso e Balla, Skriabin e Prokofiev, Rachmaninov, Strauss, Reger e Debussy, e ancora Fokin, Djagilev, Nijinskij, Auden e Cocteau, D’Annunzio, Proust, Gide e T. S. Eliot. Gustosi “dietro le quinte”: «musique concrète erano i telefoni di Pietroburgo, mi ispirarono le battute iniziali del secondo atto del Rossignol».

Il Giornale della Musica, n. 249, giugno 2008, p. 33  (pdf)