Falstaff mandato a “Casa Verdi” da Damiano Michieletto

Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio.

Così Verdi descrive la casa di riposo per musicisti anziani che fondò al tempo della composizione del Falstaff.

Recensione del Falstaff al Festival di Salisburgo.

Read here in English.

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Falstaff 2013: Ensemble. © Silvia Lelli

 

 

My Work and Worries in Music History

Di Reinhard Strohm

My profession is that of a music historian, and it is in this capacity that the Balzan Foundation has honoured me with this prestigious prize. The least I can do to express my gratitude, is to demonstrate here why the history of music seems a worthwhile pursuit to me, and what I have tried to achieve in it. But there are some massive doubts in my mind. Is it actually the case that music can have a history? What have I done to prove its validity?

L’umiltà degli studiosi seri non è comunque mai modestia, ma consapevolezza del fatto che i territori inesplorati che si trovano davanti a loro sono molto più grandi dei risultati che hanno alle spalle.

Dal discorso di ringraziamento per il premio Balzan

Eberhard Faber, Blackwing 602

Avatar di SeanContrapuntalism

Another exemplar of the Eberhard Faber Blackwing 602. It’s an older version, but one that brings new questions:

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This Blackwing belongs to what I call the “early” group, that is to say, those with a shorter overall length and whose imprint doesn’t have the stylized oblique logo. The gilt ferrule with black band suggests it was made a little later, but there is something unusual about it: a small notch at the end on both sides, which makes it a little easier to pull out the eraser:

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This is the only Blackwing I’ve seen with this ferrule. In fact, I haven’t seen any other clamp-style ferrule with this notch in it. When was it made? I don’t know, but my guess is the 1940s based on the packaging, and that the clips which hold the erasers are consistent with the oldest versions. The imprint is unusually bright and foil-like…

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Vodorosli: Fondamenta degli Incurabili, Iosif Brodskij

Iosif Brodskij

Fondamenta degli Incurabili

Traduzione di Gilberto Forti. Piccola Biblioteca Adelphi, 1991, 18ª ediz., pp. 108
Molte lune fa il dollaro era a quota 870 e io ero a quota 32. Il globo era anch’esso più leggero – due miliardi di anime in meno -, e il bar della Stazione, in quella gelida sera di dicembre, era deserto. Lì, in piedi, aspettavo che venisse a prendermi l’unica persona che conoscevo in tutta la città. Il tempo passava, e lei non si faceva vedere. Ogni viaggiatore conosce questo guaio: questo misto di sfinimento e di apprensione. […]
Era una notte di vento, e prima che la mia retina avesse il tempo di registrare alcunché fui investito in pieno da quella sensazione di suprema beatitudine: le mie narici furono toccate da quello che per me è sempre stato sinonimo di felicità, l’odore di alghe marine sotto zero. Per alcuni può essere l’erba appena tagliata o il fieno; per altri, gli aromi natalizi degli aghi di pino e dei mandarini. Per me sono le alghe marine sotto zero – un po’ per via degli aspetti onomatopeici di un nome che associa in sé il mondo vegetale e quello acquatico (il russo ha una parola meravigliosa, vodorosli), un po’ per la vaga incongruenza e il nascosto dramma subacqueo che questo nome comporta.
Ognuno si riconosce in certi elementi; al tempo in cui aspiravo quell’odore sui gradini della Stazione i drammi nascosti e le incongruenze erano, decisamente, il mio forte.

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Ne ho letto un estratto qui al reading dedicato ai libri più tristi del mondo.

Francesco Guglieri, inventore della Notte dedicata ai libri tristi che ci rendono felici, ha letto nella stessa occasione questo passo:

Non ti confrontare con altri uomini di penna, ma con l’infinità umana: la quale è amara e triste più o meno quanto quella non umana.

È questo che deve suggerirti le parole, non già la tua invidia, non già la tua ambizione.

Iosif Brodskij, Dall’esilio, p. 19.