La Nona di Beethoven di Harvey Sachs

Nona

Harvey Sachs,

La Nona di Beethoven,

Milano, Garzanti 2011, pp. 281, € 22

Scrivere un libro sulla Nona Sinfonia di Beethoven significa confrontarsi con una letteratura torrenziale. Basti tener presenti due lavori in inglese che precedono questo (e che andrebbero tradotti): Esteban Buch, Beethoven’s Ninth. A Political History (trad. ingl. 2003) e l’opera di David B. Levy (Yale U. Press, rev. ed. 2003).

Qual è il proposito di Sachs? Analizzare il contesto in cui nacque, dare un’interpretazione del significato storico della Nona e della sua recezione coeva, legare la sinfonia a creazioni di artisti come Byron, Puškin, Delacroix, Heine, nate intorno al 1824, il cui nocciolo sarebbe «la ricerca della libertà». Opere i cui punti di contatto, all’epoca, sarebbero sembrati inconsistenti o inesistenti, ma i cui legami, visti dalla prospettiva odierna sembrerebbero – all’autore – fin troppo evidenti.

Il testo è opera di un appassionato ascoltatore/interprete che qua e là fornisce impressioni personali convincenti, tuttavia lascia perplessi una lettura lacunosa dei capisaldi della ricerca (non c’è traccia ad es. di Dahlhaus o Tovey) e la citazione talvolta di seconda o terza mano delle fonti, come l’«Allgemeine musikalische Zeitung» (che si trova digitalizzata online) o i Quaderni di conversazione.

Il Giornale della Musica, 292, maggio 2012, p. 29

Leggi anche:

Lewis Lockwood’s reviewNineteenth-Century Music Review, Volume 8, Issue 01, June 2011, pp. 139-143 (necessario il log-in attraverso un’istituzione che fornisca accesso al periodico).

Attenti a quei due: l’epistolario Nono-Mila

Massimo Mila e Luigi Nono,

Nulla di oscuro tra di noi. Lettere 1952-1988

A cura di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi
Il Saggiatore, Milano 2010, pp. 365, € 22

Il carteggio ben testimonia la «reciproca, lunga, per nulla ovvia» amicizia intellettuale che legò Mila a Nono, svelando due personalità di fatto appartenenti a generazioni diverse, che si pongono nei confronti dell’avanguardia musicale europea in modi molto differenti. La corrispondenza prende avvio negli anni ’50 e si trasforma in amicizia un decennio più tardi; sia nelle lettere sia nella visione del mondo, sembra esserci una complementarietà tra i due, anche a livello stilistico: misurato quello di Mila, fuori dalle righe quello di Nono (e a volte sono tirate al vetriolo). Più dei risvolti privati, si legge la storia di un’epoca politica e culturale e in ciò risiede il suo interesse, non solo per chi s’interessa di musica.
Il volume è tripartito: la seconda parte è poi occupata da una selezione di lettere tra Nono, Einaudi e Mila, il quale nella casa editrice svolgeva un ruolo «tanto informale, quanto influente» (integrano le Lettere editoriali del critico musicale uscite come strenna nel 2010); la terza è costituita dagli scritti di Mila sul compositore. L’accuratezza della concezione generale e l’eccellente apparato critico rendono fluida e piacevole la lettura dei documenti che provengono dall’Archivio Luigi Nono di Venezia, dalla Paul Sacher Stiftung di Basilea e dagli archivi Einaudi.

Il Giornale della Musica, 291, aprile 2011, p. 29

Charles Rosen, Le forme sonata

9788860406682Charles Rosen, Le forme sonata,

Torino, EDT 2011 (ed. orig. 19882),

trad. it. R. Bianchini – E.M. Ferrando, pp. 450, € 25

Mancava in Italia l’edizione del classico Le forme sonata ampliata e riveduta dall’autore.

Il concetto di forma-sonata, nato tra il 1826 e il 1848, era una «generalizzazione delle prassi compositive beethoveniane anteriori al 1812» con carattere normativo: indicava ai compositori principalmente l’ordine e il carattere dei temi.

I limiti del modello, non concepito per l’analisi, sono noti. Ma, poiché quella forma del tardo Settecento fu realizzata dai singoli compositori in modi così diversi che le deviazioni dalla norma minano il senso della norma stessa, Rosen non s’affida al numero e alla posizione dei temi, né alla struttura tematica, certamente importanti, ma per spiegarla ricorre alla funzione degli elementi musicali.

Per Rosen l’evoluzione delle forme sonata non è quella «di un singolo modello binario in una singola forma» (e di qui il titolo al plurale), ma una tecnica che ha creato «un tessuto nuovo e una nuova articolazione» in forme musicali come l’ouverture, il concerto, il rondò, il minuetto e l’aria, le quali si sono evolute parallelamente. Oltre agli elementi costitutivi delle forme “classiche”, motivo e funzione, esposizione, sviluppo, ripresa, è qui aggiunto un capitolo sulle code. Mirabili i capitoli conclusivi “Beethoven e Schubert” e “dopo Beethoven”.

Il Giornale della Musica, 291, aprile 2012, p.  29

Menuhin apollineo e zen (“Musica e vita interiore”)

menuhinYehudi Menuhin,

Musica e vita interiore,

prefazione di Moni Ovadia,

Palermo, rueBallu Edizioni 2010, pp. 141, € 16.

Negli anni ’70 venne girato nello stile dell’epoca un documentario su Arthur Rubinstein: il pianista accoglieva il giornalista nel salotto di casa conversando amabilmente sulla propria vita.

Allo stesso modo Yehudi Menuhin si comporta in questo libro, formato da testi di diversa natura: discorsi pronunciati in varie occasioni, interviste, prefazioni a libri altrui. Dell’interprete apollineo dal profilo statuario si scopre il lato nascosto: il violinista dalla vita avventurosa che ebbe per maestro Enescu, per il quale hanno scritto Frank Martin, Bartók e Bloch, che ha avuto per numi tutelari Constantin Brunner e Pierre Bertaux.

L’uomo di cultura che sa parlare della musica e del silenzio, della meditazione e della didattica musicale, dell’Om e dell’Ecclesiaste, dei viaggi in India (celebre la sua amicizia con lo yogi B. K. S. Iyengar), del libro Lo zen e il tiro con l’arco, citando Hölderlin, Yeats, Shakespeare. È un piacere ascoltarlo. Non molti musicisti eccezionalmente dotati hanno anche il dono di una scrittura così lieve. Come in passato la scelta di rueBallu di pubblicare questo titolo, che fa parte della collana “hommes extraordinaires”, appare davvero azzeccata.

Il Giornale della Musica, 288, gennaio 2012, p. 25

Lo spazio sonoro dove si ascoltano le cose di Roberto Favaro

FavaroRoberto Favaro, Spazio sonoro.

Musica e architettura tra analogie, riflessi, complicità.

Presentazione di Mario Botta.

Venezia, Marsilio 2010, € 28, pp. 303

È un anno fecondo per Favaro che, dopo aver licenziato il suo Musiche da leggere. Romanzi da ascoltare (LIM), un’antologia di “pagine sonore dalla narrativa italiana del ‘900” che completa i suoi studi precedenti, dà adesso alle stampe per Marsilio Spazio Sonoro.

Favaro, musicologo, insegna in diverse sedi, tra cui l’Accademia di architettura di Mendrisio (Svizzera), esperienza grazie a cui ha consolidato materiali e idee confluite in questo libro.

La prima parte indaga quattro prospettive – la musica dello spazio, lo spazio della musica, la musica nello spazio, lo spazio nella musica -; la seconda ha per oggetto il macrotema della casa declinato in molteplici accezioni; la terza mette al centro Luigi Nono, architetto della musica (e inevitabilmente si parla di Carlo Scarpa); protagonista dell’ultima sezione è invece la città.

“Spazio sonoro” è un concetto ampio e polisemico, al centro della vita di architetti, musicisti, artisti, designer e del pubblico delle sale da concerto. L’opera è figlia dell’encomiabile idea che gli architetti debbano essere attenti anche al lato “umanistico” della progettazione. In tal prospettiva il libro si propone di «provare ad ascoltare le cose, il mondo e se stessi», e lo fa in modo avvincente, con interessanti riferimenti bibliografici, che sarebbe però stato utile raccogliere in una bibliografia.

Il Giornale della Musica, 286, novembre 2011, p. 25

Brahms secondo Maurizio Giani

Maurizio Giani, Johannes Brahms

Collana Autori&Interpreti 1850-1950

Palermo, L’Epos 2011, pp. 641, euro 58,30

Questa poderosa opera di Maurizio Giani ambisce a essere il testo più esaustivo tra gli studi brahmsiani. Giani espone la biografia del compositore con una tale esattezza e vicinanza emotiva che pare l’abbia conosciuto di persona. La narrazione biografica è arricchita dall’analisi del romanzo familiare, un capitolo di raro acume interpretativo sostenuto da fondamentali letture psicologiche – ma senza pedantismo –, e dagli originali approfondimenti su Brahms musicologo e lettore (quest’ultimo un tema caro a Giani che aveva il suo contraltare in Un tessuto di motivi, dedicato a Wagner: compositori qui ricongiunti in un Intermezzo. Wagner contra Brahms).

Sebbene Brahms non abbia mai prodotto opere teoriche, il suo profilo musicologico è qui tratteggiato a tutto tondo anche attraverso i volumi di storia e teoria musicale studiati, il lavoro come filologo ed editore di musiche altrui, gli interessi etnomusicologici e la sua collezione di manoscritti.

L’autore non si tira indietro di fronte a episodi spinosi o difficili per lo storico, come ad esempio la frequentazione da parte del giovane degli Animierlokale o il complesso rapporto con Clara Schumann, ma squaderna invece un intero catalogo di pro e contro rivelando un sicuro dominio della letteratura critica che lo precede; evidente pure nella bibliografia e nel capitolo sulla recezione, che andrebbe forse letto per primo, poiché fa emergere e puntualizza i vari, anche radicali, mutamenti di rotta cui l’opera brahmsiana è andata soggetta (il più noto è il “progressive Brahms” di Schönberg).

Lo scavo negli opera omnia, la cui analisi è ben poco didascalica e tutta interconnessa, suggerisce relazioni fra opere apparentemente distanti, sia dello stesso Brahms sia di altri compositori, e aiuta a «pensare con le orecchie», secondo l’ideale adorniano del necessario dispiegarsi della musica dal singolo fenomeno al tutto, da cui soltanto esso può venire determinato. Queste pagine sono dense di particolari rivelatori: la precisione a tutto campo del musicologo soddisfa anche il lettore più esigente, senza interferire con la scorrevolezza del testo, un elemento importante visto l’impegno che richiede il volume.

La discografia critica non si riduce a un mero elenco d’interpretazioni: mette a confronto le edizioni integrali, fornisce un ampio cenno sulla discografia storica, sull’interpretazione filologica, e pure sul suono di Brahms. Nell’essenziale iconografia anche due foto inedite. Molto buona la cura editoriale.

Il Giornale della Musica, 285, ottobre 2011, p. 32

“Su Beethoven. Musica, pensiero e immaginazione” di Maynard Solomon

solomonMaynard Solomon, Su Beethoven. Musica, pensiero, immaginazione.

Trad. di Nicola Bizzaro,

Roma, Carocci 2010, pp. 365, € 29,80

A 12 anni dalla prima raccolta di scritti Su Beethoven (Einaudi) eccone un’altra dello stesso autore dedicata al terzo periodo.

Solomon da un lato affronta alcune composizioni capitali come le Variazioni Diabelli (cui dedica due saggi), la Settima e la Nona Sinfonia, la Sonata per violino e pianoforte op. 96, e dall’altro discute di altri argomenti noti della ricerca beethoveniana come il rapporto con la massoneria; indaga in senso storico come, quando e da chi Beethoven sia stato associato al romanticismo; esamina gli indizi della sacralità a partire dalla Missa solemnis (e qui è interessante vedere la lettura che l’autore fa degli studi sullo stesso argomento che lo precedono).

In particolare, Solomon dà il meglio di sé puntualizzando alcune immagini romantiche (gli alberi parlanti, la brezza metaforica, il velo di Iside etc…) e nell’originale saggio dedicato al potere curativo della musica. Tuttavia sovente l’interpretazione sembra eccessivamente influenzata dalla sua formazione psicoanalitica. Note a fondo pagina (e non a fine libro) e una bibliografia dei testi citati avrebbero reso più agevole lo studio di questo lavoro. Buona la traduzione.

Il Giornale della musica, 277, gennaio 2011, p. 25