Il requiem laico di Wolfgang Rihm a MiTo

Hilliard Ensemble e Quartetto Arditti insieme a Torino per la prima italiana

In Et lux (2009), per quartetto vocale e quartetto d’archi, Rihm giustappone alcuni frammenti del testo del requiem, eliminando «Deus», consueto destinatario della preghiera. La marcata reiterazione dei versi «et lux perpetua luceat eis» nella prima parte e «libera» nella seconda (alternativamente presenti nella terza) suggerisce la natura duplice della speranza, oltremondana e terrena. Con lunghe note tenute che rimandano alla polifonia vocale del XV e XVI secolo, questa musica scaturisce con lentezza dalle parole intonate, che sovente procedono entrambe parallele, generando una dimensione di tempo sospeso. Lo squarcio dell’inferno, terribile ma non teatrale, è una frattura durante la quale i cantanti espirano fortemente sopra un violento pizzicato degli archi (il superlativo Quartetto Arditti), cui segue un torbido sovrapporsi delle voci. L’invocazione piĂą intima e personale, climax dell’intero brano, è affidata all’ingresso del baritono (purtroppo non in grande forma) con l’umanissimo «Libera me de morte aeterna»: qui il centro irradiatore della composizione passa da «eis» a «me». Il ripetersi di singole parole, attraverso la suddivisione in sillabe, ne disgrega impercettibilmente il significato e consente a Rihm un gioco puramente musicale (tecnica che utilizzerĂ  poi anche in Dionysus) dal potere incantatorio, che crea immancabilmente, anche quando mutano interpreti e luoghi, un’atmosfera di meditazione estatica, non dissimile dai Responsori di Gesualdo.

L’esecuzione torinese, in prima italiana, per la quale il controtenore dell’Hilliard Ensemble è stato sostituito con Robin Tyson, non ha troppo risentito della cattiva acustica della chiesa di San Filippo. Anche Rihm, presente al concerto, era particolarmente commosso.

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Ascoltare Lachenmann attraverso Schönberg

Torino: a MiTo l’mdi ensemble esegue i trii dei due compositori

Il programma offerto dall’mdi ensemble nell’ambito di MiTo-Settembre Musica 2010 ci ha fatto esplorare l’evoluzione dello stile di Helmuth Lachenmann dal Trio fluido (1966) all’Allegro sostenuto (composto nel 1987 e  revisionato nel 1988), riflettere su un suo compositore di riferimento, Schönberg, cui il primo dedica anche uno scritto, e di vedere all’opera diverse formazioni di trio.

 

 

Una recensione scritta per Il Giornale della musica

© Mario Tedeschi

L’Opernphantasie “Dionysus” di Wolfgang Rihm in prima mondiale al Festival di Salisburgo

Il mondo onirico di Nietzsche

© Ruth Walz

Dopo 14 anni di gestazione ecco la stupefacente Opernphantasie di Rihm.

Su un lago, in barca, N. subisce l’assalto erotico di Arianna (traslato di Cosima Wagner): è la bravissima Mojca Erdmann, voce duttile e cristallina nella tessitura acuta. N. esce dal mutismo con: “Io sono il labirinto”, ma sarĂ  l’Ospite biancovestito a incantare Arianna.

La scenografia è dominata dallo sguardo stilizzato di un essere multiforme, nocciolo della concezione di Meese: è Dio, Nietzsche stesso o un alieno? Poi N. e l’ospite scalano una montagna: piĂą si allontanano da terra, piĂą i loro dialoghi divengono criptici, e Rihm abilmente fa rimpiattino tra i giochi di parole e il loro corrispettivo musicale (ad es. “Nur Narr”, nella terza scena).

In una sorta di metafora interiore, N. parla con l’Ospite come a un alter ego (“Nicht mehr zurĂĽck?”), e anche quando il coro irrompe espressionisticamente sembra dar voce al suo delirio paranoico.

La terza scena è bipartita: nel colorato bordello pop N. rifiuta le avances delle 4 prostitute (fantasia erotica opposta rispetto ad Arianna), e intona “Der Wanderer” mentre l’Ospite è al pianoforte: di lì a poco questo verrĂ  fatto a pezzi. Nello scenario onirico c’è circolaritĂ : le stesse parole (“Mich willst du? Ganz?”) pronunciate dalle ninfe, dalle prostitute e poi dall’Ospite, mutano di senso. Attorniato dalle menadi e da tre nutrici, simili a Veneri di Willendorf, N. è scorticato da Apollo, la sua pelle assume una forma autonoma e tutti si ritraggono inorriditi da lui.

L’ultima scena è quella del celebre episodio, ma qui è la pelle, in una piazza, ad abbracciare il cavallo, frustato da una figura senza volto. Composta magistralmente, visionaria, questa è l’opera che vorremmo (ri)vedere nei teatri di tutta Europa.

Accoglienza del pubblico calorosissima.

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A casa di Richard Strauss: viaggio a Garmisch-Partenkirchen

Visita alla villa di Richard Strauss e all’omonimo Istituto a Garmisch-Partenkirchen dove il compositore viveva e dove si rifugiava a scrivere.

Viaggio a Garmisch-Partenkirchen

Visita alla villa, oggi abitata dagli eredi, e al Richard-Strauss-Institut nella localitĂ  turistica bavarese dove il compositore viveva e dove si rifugiava a scrivere.

Il Giornale della Musica, n. 271 (pdf)

Richard-strauss-garmisch
© Richard-Strauss-Institut Archiv

anniversario 150 Richard Strauss

L’Ă©toile di Emmanuel Chabrier a Berlino

Ultima recita prima del restauro della Staatsoper di Berlino

Dopo l’ultima recita dell’Étoile di Chabrier prenderĂ  avvio in estate il controverso restauro della Staatsoper di Berlino, poichĂ© il primo progetto vincitore di Klaus Roth, che prevedeva un restyling ritenuto eccessivo, è stato cassato. Dopo una nuova gara lo studio di architettura HG Merz si è aggiudicato l’appalto: in tutto saranno 36 mesi di lavori per 239 milioni di euro; nel frattempo le attivitĂ  della Staatsoper si trasferiscono temporaneamente allo Schiller Theater.

Il pubblico berlinese ha accolto con calore questa opĂ©ra-bouffe al cui centro vi sono le vicende del capriccioso re Ouf I (Jean Paul FouchĂ©court perfettamente nella parte) in cerca di qualcuno da giustiziare nel giorno del suo compleanno. Da una parte Ouf, consigliato sul da farsi dal fido astrologo Siroco (Giovanni Furlanetto), dall’altra una doppia coppia che contribuisce a intricare gli eventi: HĂ©risson de Porc-Epic e Aloès, insieme al segretario Tapioca e a Laoula (Juanita Lascarro), la principessa, ignara promessa sposa di Ouf. Ecco che l’affronto al re, in cerca della sua vittima, proviene da Lazuli (un’irriconoscibile Magdalena KoĹľená, nei panni di un monello del tutto credibile), che cotto di Laoula, ma temporaneamente rifiutato e per questo incarognito, lo schiaffeggia. Il verdetto dell’astrologo capovolgerĂ  la situazione, però solo nel terzo atto, dopo molte peripezie, Ouf capitolerĂ , cedendo Laoula a Lazuli, finendo per designare il ragazzo come successore. Il tutto ambientato nel moderno hotel L’Ă©toile, anni ’50/’60, in salsa Grease. Azzeccati i costumi, efficaci cambi di scena a sipario aperto, divertenti i balletti e le mossettine pensate per il coro. Juanita Lascarro è brava, ma su tutti svetta la KoĹľená.

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