L’alchimia degli Architorti

Torino: una rassegna per festeggiare il 10° anniversario dell’ensemble

Gli Architorti festeggiano in grande il loro decimo anno di vita con una stagione di cinque concerti, per un pubblico ristretto (si accede su prenotazione), nello splendido appartamento padronale di Palazzo Saluzzo Paesana a Torino. Fulcro dell’attività del quintetto d’archi è la trascrizione di musiche eterogenee; fil rouge che percorre i loro dischi e caratterizza pure gli appuntamenti dal vivo. Il viaggio nel tempo e nello spazio ideato per il concerto del 3 maggio nella camera di parata del palazzo non ha deluso la promessa del titolo. Si è partiti dalla colonna sonora di Romeo e Giulietta di Rota, per poi passare da una suite tratta dall’Orfeo di Monteverdi a una suite di brani mongoli. Da My Way e Ancora tu si approda al Bolero di Ravel (ovviamente tutto trascritto per quintetto d’archi), giungendovi attraverso il minuetto in stile haendeliano concepito per le immagini di Greenaway durante l’inaugurazione della Reggia di Venaria.

I prossimi appuntamenti sono dedicati alle colonne sonore (17/5), ai classici del punk (uno dei pezzi forti dell’ensemble) presentati da Alberto Campo (31/5), alle canzoncine per bambini con la voce recitante di Elena Castagnoli (7/6), alla musica di medioevo, rinascimento e barocco (21 giugno). Speciale è la lussuosa sede, non comune il fatto che il pubblico si possa accomodare, oltre che sulle sedie, su morbidi tappeti, informale la presentazione dei brani di Marco Robino (violoncello, direttore artistico, sue le trascrizioni). Ognuno degli appuntamenti, preceduti da una degustazione di vini, si svolge in un diverso spazio della dimora così da poter ogni volta apprezzare una diversa acustica. Annullata la distanza fra ascoltatore e interprete si crea la giusta alchimia.

Il Giornale della Musica, recensioni online

La prima lezione di Massimo Mila

Massimo Mila, I quartetti di Mozart

Introduzione di Giovanni Morelli
Torino, Piccola Biblioteca Einaudi 2009

pp.  XXXVIII – 90

(reperibile in biblioteca o sul mercato dell’usato)

Mila insegnò all’Università dal 1962 al 1975: le letture di Don Giovanni, Nozze di Figaro, Flauto Magico e Nona Sinfonia, insieme alle monografie su Dufay, Maderna e Bartók uscite in passato da Einaudi nella collana PBE erano in origine dispense dei corsi universitari.

Chi ha apprezzato quei lavori sa che nitida semplicità e specchiata chiarezza sono le cifre della sua invidiabile prosa, e il talento nel divulgare concetti complessi − senza scadere nella banalità o, peggio, nell’aneddotica − la peculiarità di tutti i suoi scritti. Una volta incontrata l’opera di Mila, al di là dell’argomento trattato, è per lo stile che non si vorrebbe mai smettere di leggere.

Dopo i saggi su Mozart, a cura di Anna Mila Giubertoni, questo libro sui quartetti di Mozart, argomento del primo insegnamento universitario, sottratto all’oblio e new entry della PBE, è davvero benvenuto. Si affronti il testo armati di partiture e avendo già ascoltato i quartetti, perché non è rivolto ai principianti: fungerà da stimolo alla riconsiderazione di ciò che pensavamo di sapere, e da viatico per un riascolto più accorto. Auspichiamo a breve una riedizione anche de I quartetti di Beethoven.

Il Giornale della Musica, n. 265, dicembre 2009, p. 18

Ludwig van Beethoven, la musica pianistica e da camera

Lamoroso08-ALuigi Della Croce.

Ludwig van Beethoven. La musica pianistica e da camera.

L’epos editore, Palermo.

XVI-480 p., ill.

Fino a ieri non esisteva una guida all’ascolto altrettanto completa: oggi finalmente c’è. È infatti uscito per l’Epos il volume di Luigi Della Croce sulla musica pianistica e da camera beethoveniana, compendio al primo tomo del 2005 dedicato alla musica sinfonica e teatrale.

Un’essenziale prima parte introduce ai generi trattati, la seconda affronta le composizioni una per una in ordine cronologico. Il pregio maggiore del testo è di condensare i caratteri essenziali delle opere in poche righe con riflessioni acute e puntuali rimandi alle interpretazioni tradizionali (per es. Cortot circa l’op. 78 o Schumann sul Rondò “per il soldo perduto”), con un occhio sempre attento alla letteratura scientifica internazionale (vedi la datazione del Preludio WoO 55 o dei piccoli pezzi per pianoforte “Lustig – traurig”).

Nella prefazione l’Autore spiega cosa manca e perché: le composizioni abbozzate, quelle nel catalogo Hess, le trascrizioni, i canti popolari armonizzati da Beethoven. Per il resto c’è proprio tutto: anche i testi con traduzione a fronte dei Lieder al completo. Non sono presenti esempi musicali perché la guida è destinata a un pubblico di appassionati, ma non necessariamente di specialisti. Cura editoriale impeccabile.

Giornale della Musica, giugno 2009, p. 20

Adorno, il compositore dialettico

Giacomo Danese

Theodor Wiesengrund Adorno, il compositore dialettico Soveria Mannelli (Catanzaro), Rubbettino 2008, pp. 360, € 22

Giacomo Danese è autore di una tesi di dottorato europeo, conseguito tra Roma e Berlino, in cui sonda uno degli aspetti meno conosciuti di Adorno: la sua produzione musicale, la quale, anche se certamente secondaria, non era comunque un hobby. L’obiettivo è notevole, soprattutto per la mole di scritti che riguardano, in generale, il filosofo-sociologo e ai quali tocca fare riferimento. Le sue opere musicali appaiono a stampa in tre riprese: una prima raccolta di composizioni in due volumi nel 1980, seguita dai pezzi per pianoforte nel 2001, e da altri tre volumi di composizioni nel 2007.

Per giungere alla comprensione del corpus adorniano nella sezione inaugurale Danesetratteggia un’accurata biografia intellettuale per contestualizzare gli anni di formazione, e nello specifico quella musicale, nella seconda entra nel vivo della materia e affronta i lavori, distinguendo la consistente produzione liederistica e quella strumentale (in cui spiccano i Zwei Stücke für Streichquartett op. 2  e i Sechs kurze Orchesterstücke op. 4, questi ultimi editi da Ricordi nel 1968); in ultimo, ed è la parte del testo più interessante, la figura del filosofo è ricondotta e intrecciata con quella del compositore. Un tratto saliente: «si ha la netta impressione di imbattersi in una scrittura musicale rigorosa, che è nel contempo riflessione teorico-estetica».

Completano il lavoro due appendici: i testi musicati da Adorno, con traduzione a fronte, e il catalogo delle opere. Danese ha una prosa scorrevole e squaderna un apparato di note che rivela una documentazione e un lavoro di ricerca ineccepibile, unito a una pregevole cura editoriale. Manca una bibliografia dei volumi citati, utile in un libro tanto denso di rimandi, per avere sott’occhio almeno una parte della letteratura critica su Adorno. Se si eccettua ciò, questo è uno studio che colma un’importante lacuna: indispensabile sia per chi si occupa di filosofia, sia di musica, sia di entrambe.

L’Indice dei libri del mese, anno XXVI, n. 9, settembre 2009, p. 33

Romualdo Marenco story

Romualdo Marenco Luca Federico Garavaglia

Romualdo Marenco, la riscoperta di un pioniere, ricerche biografiche di Gennaro Fusco

Milano, Excelsior 1881, 2008, pp. 280, € 24,50

L’opera di Luca Federico Garavaglia, pronipote di Romualdo Marenco (1841-1907), si legge tutta d’un fiato, come se la vita del compositore del Gran Ballo Excelsior (che debuttò alla Scala l’11 gennaio 1881, con la coreografia di Luigi Manzotti, e dà il nome alla casa editrice) fosse un romanzo. Marenco, soprannominato “il Sousa d’Europa”, è stato autore non soltanto di moltissimi balletti, alcuni dei veri kolossal, considerabili precursori del musical, ma anche di opere, operette e di jingles pubblicitari. La sua avventura artistica va dall’arruolamento come secondo fagotto al Teatro Doria di Genova (1856) fino alla composizione del balletto Luce (1905); pare, sfogliando le pagine, di averlo sempre accanto. Scritto con garbo e affetto, con competenza storica e musicale, senza mai scadere nell’agiografia, il testo è un sapiente mix di micro e macrostoria che dipana la vicenda di Marenco intrecciandola ai grandi fatti storici coevi: molto di più di una semplice biografia. Occhio attento alla critica dell’epoca, ricerche storiche e biografiche puntuali e circostanziate, meraviglioso apparato iconografico e fotografico (questo è anche un godibilissimo libro per immagini), grafica assolutamente cool.

Il Giornale della Musica, n. 259, maggio 2009, p. 25  (pdf)