Nein Quarterly Peer Reviewed

NeinNein, un manifesto, Marsilio 2015

Revisore:

Benedetta Saglietti

1. Sintesi e punti forti / Synopsis and strong assets:

L’autore scrive un manifesto in forma di 9 capitoli/comandamenti. Si tratta di una parodia dell’utopia negativa, che si pone – come recita il titolo Nein – anche e paradossalmente contro le utopie negative. Ogni comandamento è esemplificato da aforismi. Qui Jarosinski di certo si rifà a un’illustre tradizione (Marziale), ma probabilmente è ancor più influenzato da modelli di area austriaca (Krauss). L’autore ricorre a un ampio campione di fonti, specialmente filosofiche: dalla scuola di Francoforte a Žižek, senza dimenticare marxismo classico, Nietzsche, Hegel. A volte le sfrutta per sostenere le sue tesi, altre sembra che le fonti sono usate come birilli al bowling e non resistono al suo furor decostruzionista.
La sintesi è il punto forte del testo.

2. Giudizio globale / Overall Evaluation:

L’originalità del manifesto è indubbia, soprattutto se si tiene presente il medium (twitter) attraverso cui all’inizio il contenuto era veicolato e il pubblico ampio che potrebbe potenzialmente raggiungere. Il layout del testo ricalca quello dell’omonima colonna su Die Zeit, la lettura sia in quella sede che in questa è parimenti godibile.

Attendiamo il prossimo numero del Quarterly per giudicare appieno il progetto editoriale di Eric Jarosinski.

3. Giudizio dettagliato / Detailed Evaluation

Scrittura / Writing Quality:
[x] alta / high: lo stile, rispetto al formato di partenza, limitato a 140 caratteri, è virtuosistico. La scelta di mantenere anche l’originale inglese affianco alla traduzione italiana azzeccata. I giochi di parole risultano talvolta intraducibili, ma la localizzazione funziona quasi sempre bene.
[ ] media / medium
[ ] bassa / low

Qualità dell’argomentazione / Argumentation:
[] buona / high
[X] media / medium: l’argomentazione è pregnante. Ogni tanto per strizzare l’occhio al mainstream il testo dà luogo a qualche caduta di stile.
[ ] bassa / low

Metodologia/ Methodology:
[] buona / high
[ ] media / medium
[ ] carente / low
[X] non giudicabile: questa bizzarra metodologia non sembra sia stata mai usata prima dalla comunità scientifica o abbia precedenti riconoscibili (I 10 comandamenti? I manifesti dei futuristi?). Tuttavia il decostruzionismo ha, storicamente, mostrato i suoi limiti.

Commento:
L’intellettuale fallito che si beffa di se stesso e, nel prendersi gioco del proprio ruolo, diventa improvvisamente popolare – nel senso di “pop” – ed è invitato da quelle stesse università da cui si era autoesiliato è un dato significativo dell’attuale Zeitgeist.

In sintesi:
Prima come farsa, poi come tragedia, e infine come libro.

I corpi di parole di Dorella Cianci

corpi di paroleDorella Cianci

Corpi di parole.
Descrizione e fisiognomica nella cultura greca

Prefazione di Giuseppe Tognon

Edizioni Ets, Pisa 2014

Collana: Scienze dell’educazione (169)

Pagine 136

Il corpo vive nel quotidiano, ma ha bisogno delle parole per acquisire un posto nella storia.

Il denso testo di Dorella Cianci Corpi di parole, sulla descrizione e fisiognomica nella cultura greca, regala più di quanto il bel titolo prometta. È una densa incursione nel modo di pensare dei greci indagata da quattro punti di vista: la descrizione e l’interpretazione dei corpi, il loro uso metaforico, la questione morale della bellezza in rapporto alla bontà (dalla kalokagathia al fragile kalos), l’ekphrasis e, infine, Cianci affronta nel quinto capitolo la fisiognomica vera e propria, della quale è tracciato anche un breve excursus sulla fortuna che tale disciplina pseudoscientifica ebbe nella storia, fino a Friedrich Märker (L’alfabeto della fisionomia, 1927).

Il valore del libro non sta soltanto nell’esposizione chiara e articolata, ma anche nei puntuali riferimenti bibliografici e nelle letture sottintese a tutta la ricerca. Vagliandoli con attenzione si comprende come tale genere di studi, sia in senso ampio quelli classici, sia quelli più specifici relativi alla fisiognomica, godano in Italia di ottima salute: la bibliografia non è, tuttavia, limitata a ciò che è strettamente inerente l’argomento trattato, ma spazia dall’arte (e qui su tutti, torreggia Gombrich), alla pedagogia (ad esempio la Storia dell’educazione nell’antichità di Henri-Irénée Marrou), alla storia della medicina (Il libro di Metrodora).

Se l’architettura scientifica del testo appare solidissima, nondimeno i corpi – letti attraverso la letteratura greca – sono sbalzati come un bassorilievo e ci presentano dinnanzi ai nostri occhi quasi in carne ed ossa. Pensare il corpo è la scelta di dare una forma all’individuo: analizzando infatti come una cultura concettualizza il corpo e la forma fisica, si capirà meglio, ossia a un livello meno superficiale, quella civiltà. La cultura greca intessuta di mitologia, la quale a sua volta è imperniata sulle immagini, e da qui deriva il ruolo assolutamente centrale riservato al corpo.

Quali sensi sono predominanti nella cultura greca? Cosa amavano guardare i greci, in una donna? Vale di più il corpo o il sapere? Queste sono alcune delle domande cui Dorella Cianci dà una risposta.

L’autrice setaccia – finemente, come una cercatrice d’oro – autori come Omero (a tal proposito esemplari sono i Sondaggi di descrizioni di corpi e caratteri in Omero, pp. 70-77), Platone e Aristotele, Polibio, Trifone, Publio Rutilio Lupo, Filostrato maggiore e gli autori della scuola peripatetica, ed ecco allora apparire, più chiaramente, figure note come Ulisse e Saffo. Degna di nota l’appendice che racchiude le principali parti del corpo nel mondo greco, viste attraverso le lenti della fisiognomica, dell’onomastica e del sogno.

Farinelli ritrovato

Farinelli VerdiIl Farinelli ritrovato, Atti del Convegno di studi, Bologna 29 maggio 2012, a cura di Luigi Verdi

Centro Studi Farinelli-Fondazione del Monte 1473, Lucca, LIM 2014,

XII-242 pp. € 32 con CD audio

Il Centro Studi Farinelli nasce a Bologna sulla fine degli anni ’90 ad opera di un gruppo di appassionati: Francesca Boris, Maria Pia Jacoboni, Vincenzo Lucchese Salati, Carlo Vitali e Luigi Verdi, curatore del presente volume “Farinelli ritrovato”.

Questo libro è tante cose in una: sono anzitutto gli atti di un convegno tenutosi a Bologna nel 2012, celebrando così il 230° anniversario della morte, avvenuta sotto le due Torri, dove Farinelli (ovvero Carlo Broschi) visse gli ultimi vent’anni della sua vita.

È un modo per riannodare il filo del tempo: ricorda in apertura Patrick Barbier i quarant’anni che ci separano dal romanzo Porporino ou les mystères de Naples che contribuì a divulgare il mondo dei castrati napoletani. Era il 1974: a quel tempo – e di acqua sotto i ponti ne sembra passata moltissima, se pensiamo alla fortuna del barocco oggi – la materia era per pochi specialisti.

È indagine storica, Piero Mioli ricostruisce infatti puntualmente la situazione del bel canto a Bologna all’epoca di Broschi, ma anche storico-artistica: grazie a Francesca Boris, Farinelli ci viene incontro anche di persona, nei suoi ritratti.

È frutto di ricerca archivistica e documentale: si legga a tal proposito il saggio sulla villa del celebre castrato di Thomas McGeary e Carlo Vitali, e il lavoro di Gabriella Cibei.

C’è il gossip (Castrato per amore di Valentina Anzani) e la quotidianità indagata da Rosaria Greco Grassilli e Vincenzo Lucchese Salati. Ci sono anche gli elementi per un bel giallo: bastino l’estumulazione e lo studio antropologico dei resti scheletrici, i cui risultati, qui presentati in italiano, erano già valsi un articolo sul Journal of Anatomy, e la riscoperta della tomba un servizio sulla BBC. E ancora basti leggere, per immaginare il suo canto ammaliante, l’analisi morfologica e funzionale di Nicola Lombardo, e l’affascinante ipotesi di Marco Beghelli dell’esistenza di un “baritono”, che conviveva col castrato, Farinelli (già indagata in Ermafrodite armoniche, Zecchini editore). E infine: Carlo Vitali ci accompagna al mercato delle droghe ricostruendo le vicissitudini di un autografo.

In appendice il libretto e la registrazione di “Farinelli, la voce perduta”, opera in un atto su libretto di Sandro Cappelletto e musica di Matteo D’Amico.

Čajkovskij. Guida alla vita e all’ascolto

CaikovskyDavid Brown

Čajkovskij. Guida alla vita e all’ascolto.

Traduzione di Alessandra Burani e Luca Fontana

Milano, il Saggiatore 2012, € 35

David Brown si occupava di Čajkovskij dal 1971, quando scrisse la voce omonima per il New Grove. Ci prese gusto e nacquero quattro poderosi volumi su vita e opera del compositore russo, destinati agli specialisti (London, Gollancz, 1978-1992). L’opera che dà alle stampe il Saggiatore nella bella traduzione di Alessandra Burani e Luca Fontana, è la versione condensata dall’autore in volume unico nel 2006 ed è rivolta a un pubblico più ampio.

Dev’essere stata una sfida per Brown sia per l’opera compositiva, in parte ancora poco diffusa soprattutto sul versante operistico, sia per la difficile biografia di Čajkovskij (il quale scrisse 5000 lettere, raccolte in 15 volumi), che narra con grande intelligenza e sensibilità. Questo è uno dei libri migliori che abbia avuto fra le mani negli ultimi anni. (Anche se la recezione della sua opera, in particolare il quarto volume è controversa).

Brown ha imparato con grande umiltà, quale insegnante di scuola media, a rendere accessibili a tutti i “grandi” della musica: qui il suo talento, raro fra i musicologi, è quello di avvicinarvi senza supponenza a Čajkovskij. Apprezzabile comunque è la capacità di considerare obiettivamente Čajkovskij, senza un amore incondizionato, una capacità evidentemente acquisita dopo anni e anni di frequentazione.

Brown dà indicazioni diverse ai suoi lettori, a seconda dell’impegno e del tempo che riserveranno al libro: descrive le opere principali, esponendole gerarchicamente e indicando quelle che non si può fare a meno di ascoltare, e suggerisce tra queste anche singoli movimenti per chi avesse davvero poco tempo.

Le parti dedicate alle composizioni sono di chiarezza esemplare, facendo un minimo ricorso al linguaggio tecnico, ma senza cadere nella semplificazione. In appendice una breve appendice spiega le principali forme musicali e il concetto di tonalità, oltre a un glossario di termini tecnici che aiutano a capire tutti gli argomenti affrontati, i quali richiedono «nient’altro che un ascolto attento».

Il Giornale della Musica, 300, febbraio 2013, p. 29

Richard Strauss dietro la maschera

Richard Strauss dietro la maschera

Giangiorgio Satragni

Richard Strauss dietro la maschera
Gli ultimi anni

EDT
Collana Contrappunti | Musica

pp. 448, € 26

Presentazione

8 aprile, 17.30, Torino, Teatro Regio, sala del caminetto

Partecipano, con l’Autore, Gastón Fournier-Facio e Giorgio Pestelli

Ampia rilettura della biografia e del lascito musicale dell’ultimo Strauss che mette in luce quanto la sua estrema produzione destinata al teatro, solitamente ritenuta estranea ai tragici accadimenti storici contemporanei ed esempio di reticenza personale, nasconda in realtà una cifrata e profonda visione del mondo, dell’arte e della storia.

Frutto di un lavoro condotto anche all’interno dell’archivio di Villa Strauss a Garmisch – l’ultima residenza del compositore – su documenti originali e inediti, come pure nell’archivio dei Wiener Philharmoniker a Vienna, lo studio di Satragni mette finalmente dei punti fermi su alcuni degli aspetti più discussi della biografia e del pensiero musicale di Strauss, uno fra tutti il controverso rapporto con il nazismo. Quello che infine emerge con chiarezza è un profondo ritratto dell’“uomo Strauss” nella sua complessità di artista moderno e di protagonista in un secolo artisticamente ricchissimo quanto tragico e violento.

Schönberg e Stravinsky. Storia di un’impossibile amicizia

Schonberg-e-Stravinsky1Enzo Restagno
Schönberg e Stravinsky.
Storia di un’impossibile amicizia

Milano, il Saggiatore, pp. 456, 25 €

Enzo Restagno ha dedicato il suo ultimo libro a una grande coppia di compositori del Novecento.

Mi ha colpito particolarmente come egli passeggi insieme al lettore conducendolo attraverso una serie di luoghi, indicandogli dove si svolsero i fatti, mostrandogli l’arte dell’epoca e, naturalmente, avvolgendolo di musica. Pare che l’autore abbia conosciuto i due di persona, tale è la vivezza del suo racconto… In una fresca mattina torinese mi ha accolta nella sua casa zeppa di libri e dischi.

Leggi tutta l’intervista sul Giornale della musica.

The enigma