Perentorio, icastico, folgorante, l’attacco della Sinfonia n. 5 di Beethoven è probabilmente il più conosciuto al mondo ma è anche uno dei più ostici, tecnicamente parlando, per i direttori d’orchestra.
Toscanini, Karajan, Bernstein, Barenboim, Harding, Ozawa, Pappano, Thielemann, Abbado: i confronti (audio/video) di Enrico Girardi sul Corriere della Sera.
Des Menschen Seele Gleicht dem Wasser: Vom Himmel kommt es, Zum Himmel steigt es, Und wieder nieder Zur Erde muß es, Ewig wechselnd.
Strömt von der hohen, Steilen Felswand Der reine Strahl, Dann stäubt er lieblich In Wolkenwellen Zum glatten Fels, Und leicht empfangen Wallt er verschleiernd, Leisrauschend Zur Tiefe nieder.
Ragen Klippen Dem Sturz entgegen, Schäumt er unmutig Stufenweise Zum Abgrund.
Im flachen Bette Schleicht er das Wiesental hin. Und in dem glatten See Weiden ihr Antlitz Alle Gestirne.
Wind ist der Welle Lieblicher Buhler; Wind mischt vom Grund aus Schäumende Wogen. Seele des Menschen, Wie gleichst du dem Wasser! Schicksal des Menschen, Wie gleichst du dem Wind!
Johann Wolfgang von Goethe
Canto degli spiriti sulle acque
Simile all’acqua è l’anima dell’uomo. Viene dal cielo, risale al cielo, di nuovo scendere deve alla terra, in perpetua vicenda.
Il getto limpido sgorga dall’arduo precipite dirupo; sul sasso liscio si frange in belle nuvole di pulviscolo; ondeggia accolto in dolce grembo, tra veli e murmuri, al basso va scorrendo.
Scogli si drizzano contro il suo émpito; egli spumeggia iroso di gradino in gradino verso l’abisso.
Indi per lento letto di prati volgesi, e fa specchio di lago, dove il lor viso miran tutte le stelle.
Ma dolce amante dell’onda è il vento; e talvolta dal fondo flutti spumanti suscita. O anima dell’uomo, come all’acqua somigli! O destino dell’uomo come somigli al vento!
(Traduzione di Diego Valeri)
Norske Solistkor e Oslo Camerata diretta da Grete Pedersen
Gesang der Geister über den Wassern, op. 167, D. 714
per ottetto vocale maschile e quintetto d’archi
Musica: Franz Schubert (1797 – 1828) Testo: Wolfgang von Goethe
Seconda variante – Adagio molto (la minore)
Organico: 4 tenori, 4 bassi, 2 viole, 2 violoncelli, contrabbasso Composizione: febbraio 1821 Prima esecuzione: Vienna, Kärntnertor Theater, 7 marzo 1821 Edizione: Spina, Lipsia, 1859
Questa e altre cinque domande rivolte a più di sessanta ospiti provenienti da dieci Paesi diversi, sul teatro che verrà.
Il teatro si fa strumento di riflessione sul presente: nell’impossibilità di vivere fisicamente i luoghi teatrali, il festival si trasforma in una grande riflessione collettiva sul teatro, capace di offrire spunti importanti per costruire il dopo.
“Cosa posso fare ora per gli altri?” dev’essersi chiesto Cameron Carpenter quando il corona virus si è manifestato paralizzando la vita musicale di tutto il mondo. L’organista di fama internazionale ha un vantaggio: è anche un artista “girovago”. Ha ideato infatti l’International Touring Organ, concepito apposta per i concerti itineranti, che ha debuttato a New York e Vienna nel 2014.
Poco dopo il concerto di Pasqua stanziale alla Konzerthaus (visibile su Arte fino al 12 maggio) il trentanovenne organista americano, che a Berlino vive, ha deciso di dare il via a un tour molto speciale: ilWindow Concert Tour.
“È bello suonare per le persone che forse potrebbero non essere in grado di partecipare alla nostra vita culturale o che forse non sono in grado di farlo tanto quanto vorrebbero” ha detto Carpenter a Stern (video, in tedesco).
Da giovedì 30 aprile a sabato 2 maggio 2020 suonerà quindi nella capitale tedesca di fronte a ventisei case di cura e ricoveri per senza tetto su un camion, facendo ricorso a un organo elettronico Viscount e un sistema di amplificazione normalmente usato durante i festival. Il programma di mezz’ora è replicato da nove a dieci diverse sedi ogni giorno ed offre una selezione dalle Variazioni Goldberg di Bach e altri brani che i residenti potranno ascoltare dalle loro finestre senza muoversi da casa.
Rispettando le norme del distanziamento sociale attualmente in vigore a Berlino ha deciso di non preannunciare l’itinerario o le sedi dove avverranno le esibizioni, una parte delle quali saranno visibili nelle stories del suo profilo instagram e sulla pagina Facebook (sotto “Somewhere Over The Rainbow”).
“What can I do now for others?” is simply as that.
This is what Cameron Carpenter must have thought when corona virus stopped the music life all over the world. The internationally renowned organist has the advantage of being an “itinerant musician”. His stunning International Touring Organ was debuted in New York and Vienna in 2014. Slightly after the Easter Concert (streaming on Arte is available until May 12th) the 39-year-old American organist has decided to embark on a very special tour.
Until Saturday, May 2nd 2020, he will play in front of 26 nursing and homeless facilities in Berlin, using a Viscount electronic organ and a sound system truck normally used at festivals. He will present one recital at 9 to 10 different locations each day, offering thirty-minute performances from J.S. Bach’s Goldberg Variations and other pieces at each location that residents can enjoy from their windows without leaving home. He decided to give them at least a little pleasure, to let them feel that they have not been forgotten.
In order to comply with all social distancing best practices in force in Berlin at this time, he did not announce the itinerary or the locations, but he will stream some of the performances to Instagram stories live and his Facebook page.
Quanto è importante, nel tuo percorso, il silenzio tra un libro e l’altro?
È importantissimo. Guai se il secondo libro si riduce a proseguire il primo, a vivere di rendita sul suo stile. Il passaggio da un libro all’altro ripropone il passaggio dal silenzio alla parola: li separa un abisso.
Dopo aver terminato il primo libro, siamo invasi dal silenzio, da un silenzio ancora più drammatico di quello in cui esso era nato. Abbiamo perso tutte le frasi, la nostra sorgente si è prosciugata e noi ci aggiriamo assetati in una regione ormai deserta. Dobbiamo trovare un’altra fonte, dobbiamo bagnarci nel fiume di un’altra opera. E questo fiume non scorre nei dintorni, non è immediato trovarlo. Occorre tempo e convalescenza. Occorre rinascere al fuoco di un’esperienza sconosciuta. Solo così potremo giungere al secondo libro, potremo concludere interamente il primo. Perché un libro non si conclude quando siamo giunti all’ultima pagina. Si conclude quando viene esaurita un’esperienza stilistica ed esistenziale, quando possiamo osservarlo con lo sguardo nitido e sicuro di una distanza integrale, la distanza tra due pianeti. Solo allora, in questo silenzio definitivo della voce, un libro finisce.
Solo allora i versi scritti oggi resteranno fuori dal primo libro, non potranno più essere ospitati, troveranno un divieto d’accesso perentorio, una porta di ferro sbarrata e finalmente potranno deviare il loro corso nelle pagine di un’opera nuova.
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